La guerra all’Iran sta costando molto a Israele, Paese andato in all-in contro la Repubblica Islamica e che, nonostante dei risultati militari significativi contro le forze armate, gli impianti nucleari e la catena di comando di Teheran, vede la sua offensiva sottoposta a numerosi vincoli. E tra questi quello di costo è tra i meno discussi ma forse più significativi.
I maxi-costi di Israele nella guerra con l’Iran
C’est l’argent qui fait la guerre, e questo vale anche per Israele. Il brigadiere generale Re’em Aminach, ex direttore finanziario della Difesa israeliana, ha stimato parlando con Ynet un costo medio direttamente imputabile alla guerra pari a 725 milioni di dollari al giorno, dichiarando che “i costi indiretti, incluso l’impatto sul prodotto interno lordo, non possono essere misurati in questa fase”.
La voce di spesa più importante, ammontante per circa un terzo del totale, è quella della difesa antiaerea a più livelli che starebbe costando 285 milioni di dollari al giorno, con ogni missile del sistema Arrow che secondo la testata finanziaria israeliana The Marker costa 3 milioni di dollari. Non a caso il Wall Street Journal calcola in 10-12 giorni il tempo massimo per cui Israele potrebbe durare senza il sostegno Usa ai ritmi attuali di consumo e ai costi odierni prima di esaurire il suo arsenale. E del resto, in particolar modo sul fronte degli Arrow, delle carenze sono già segnalate.
Aggiungiamo, sulla base di una nostra valutazione, i costi dell’operatività dell’aeronautica. A un costo medio orario di 42mila dollari per operare in volo per gli F-35, di 27mila per gli F-16 e di circa 24mila per gli F-15 i caccia di Tel Aviv, se anche solo ognuno dei velivoli (66 F-15, 174 F-16 e 44 F-35) operasse giornalmente per una missione andata e ritorno dall’Iran, supponendo un totale di tre ore di volo complessive al giorno, la spesa sarebbe significativa. Parleremmo di 14,2 milioni di dollari per gli F-16, 5,5 milioni per gli F-35 e 4,8 milioni per gli F-15.
Un totale di 24,5 milioni di dollari al giorno di spese legate semplicemente all’operatività in volo e alla sua abilitazione a cui, ovviamente, andrebbero aggiunti i costi legati all’armamento e a eventuali modifiche di sistema, come i serbatoi aggiuntivi. Aminach stima in 593 milioni di dollari al giorno la spesa operativa non legata a movimenti interni, pagamento di stipendi, organizzazione dei riservisti e manovre logistiche, comprensiva della spesa per l’intercettazione antiaerea.
Le finanze pubbliche di Israele sotto pressione
I costi stimati da Aminach includono tutto quanto ha a che fare con l’operatività militare ma non tutto il resto, la voce di spesa forse più incisiva sul lungo periodo: i costi per far fronte ai danni dei missili iraniani, gli impatti sul sistema sanitario del ricoverare e curare i feriti, la pressione esercitata sull’economia avanzata di Israele, ad alta intensità tecnologica e con una forza lavoro estremamente qualificata, dalla necessità di tenere mobilitata un’ampia fetta della popolazione danneggiando i ritmi ordinari della produzione e del lavoro.
L’Economic Times ha scritto che ci saranno problemi sulle finanze pubbliche perché l’indebitamento di Tel Aviv ne sarà sicuramente impattato: “il Ministero delle Finanze israeliano aveva già fissato un limite massimo di deficit del 4,9% del Pil per l’anno fiscale in corso, pari a circa 27,6 miliardi di dollari”, in un contesto in cui il rimbalzo economico di Israele era già stato ridimensionato portando la crescita prevista dal 4,6% al 3,5% del Pil.
Gaza dopo l’Iran, un’economia di guerra pressante
Tutti questi dati non contavano la guerra con l’Iran, ma si limitavano a segnalare gli importanti impatti del conflitto a Gaza, stimati in 55,6 miliardi di dollari nel periodo 2023-2025 dalla Banca d’Israele contando solo i costi diretti e espandibili fino a 400 miliardi di dollari sommando il rallentamento dell’attività produttiva e i costi futuri che lascerà in eredità. Ebbene, solo in termini di costi diretti basterebbero due mesi e mezzo di guerra ad alta intensità con l’Iran per pareggiare il risultato.
Il biennio bellico ha spinto le spese per la Difesa di Israele a 46,5 miliardi di dollari l’anno nel 2024, pari all’8,8% di un Pil superiore ai 500 miliardi. Tale dato è secondo solo a quello dell’Ucraina in guerra con la Federazione Russa e superiore anche a quello di Mosca (7,1%). E Tel Aviv non ha messo in atto adeguate misure per difendere la finanza pubblica, la moneta nazionale, lo shekel, e sul lungo periodo i suoi fondamentali da un’economia di guerra in pieno sdoganamento e che rischia di lasciare cicatrici profonde. Il Ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich, preferisce occuparsi di colonie in Cisgiordania e altri argomenti legati al nazionalismo più spinto. Ma sul lungo periodo deve guardare a finanze pubbliche che rischiano di scricchiolare sotto il peso dell’ambizione del governo di Benjamin Netanyahu.
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