Follow the Money: basta un dato, 15 miliardi di dollari, per capire quanto solida sia la relazione tra il presidente Usa Donald Trump e quello della Fifa,Gianni Infantino, a valle della più vasta edizione della storia dei Mondiali di calcio. Una Coppa del Mondo da record, 48 squadre partecipanti, per un risultato economico che da Zurigo dichiarano essere parimenti stellare: il valore economico della manifestazione è stato pari a circa 15 miliardi di dollari, secondo la Fifa, un aumento del 15% circa rispetto alle aspettative contando l’intero ciclo 2023-2026, mentre dati Bloomberg rielaborati da Forbes stimano in oltre 9 miliardi gli impatti economici diretti per l’organizzazione di Infantino. Superato nettamente il valore economico diQatar 2022, che la Bbc calcolava complessivamente in 7,6 miliardi di dollari.
La rassegna disputatasi tra Stati Uniti, Canada e Messico ha portato, secondo la proiezione di Bank of America, 20 miliardi di dollari di entrate extra all’economia di Washington sulla scia degli alti prezzi dei biglietti, dell’ospitalità e dei servizi e delle spese discrezionali dei tifosi e una stima di Bank of America, commentata dal Ceo Brian Moynihan, raddoppia il valore generato dal torneo contando anche Ottawa e Città del Messico a 40 miliardi. Città ospitanti come Kansas City hanno visto un indubbio impatto positivo, per quanto sia doveroso sottolineare come l’aumento della spesa si inserisca in una fase ove più alta è anche l’inflazione accumulata, soprattutto negli Usa, e in un’analisi più ampia che deve tenere conto i costi-benefici del torneo. Quel che emerge è una dinamica relazionale dove gli Usa di Trump sembrano cercare dalla Fifa una convergenza per consolidare prestigio e visibilità, oltre che trasmettere un sostanziale unilateralismo anche al sistema-calcio sotto forma di influenza diretta sulla governance, mentre è Zurigo che cerca maggiormente di fare cassa del risultato della Coppa del Mondo.
Per gli Usa, nota la Cnn, a conti fatti la rassegna non ha prodotto una svolta in termini economici né causato un afflusso-extra di turisti tale da indicare da indicare un effetto-mondiale. Ciò è sostanzialmente naturale, specie considerato il fatto che l’economia statunitense è trainata dai servizi e da una quota di consumi già di per sé estremamente considerevole, dunque non necessariamente stravolgibile dall’estemporaneità di una grande manifestazione. Chi incassa, principalmente, è la Fifa organizzatrice, in un trend che apre la strada alla corsa alla rielezione dello stesso Infantino per un quarto mandato, in vista del quale il manager svizzero di origini italiane può presentare conti in ordine e brillanti all’ombra delle controversie strutturali per il rapporto ombelicare con Trump.
In tal senso, la Fifa ha scoperto l’America e con essa un El Dorado fatto di merchandising, biglietti a prezzi stellari e “salotti buoni” tra potere sportivo, politico, economico ben sostanziati nel rapporto tra i due presidenti, segnato dalla sperticata adulazione di Infantino verso The Donald. Questa America che la Fifa vuole esplorare ha già portato in dote un Mondiale per Club da 2 miliardi di dollari nel 2025 e ora, a detta di Trump, potrebbe ricandidarsi per l’edizione 2038 dopo i prossimi tornei che saranno, rispettivamente, tra Spagna, Portogallo e Marocco (2030) e in Arabia Saudita (2034). Nuove frontiere per la Fifa che, nota Valor International, mira a diventare un “motore economico internazionale”. Facendo dunque valere la sua influenza, a suo modo, nel soft power degli affari mondiali.
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