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Un’ondata di chiusure senza precedenti sta scuotendo l’industria europea del riciclo della plastica, un comparto finora considerato essenziale per la transizione verso un’economia circolare e a basse emissioni. Secondo l’organizzazione Plastics Recyclers Europe (PRE), il continente rischia di perdere quasi un milione di tonnellate di capacità di riciclaggio entro la fine del 2025, a causa di una combinazione di fattori economici, commerciali e regolatori che stanno mettendo in ginocchio le imprese del settore.

L’aumento delle importazioni di plastica riciclata a basso prezzo proveniente da Paesi extra-UE, in particolare dall’Asia, ha provocato un crollo della domanda interna di materiali riciclati europei. Le aziende, schiacciate tra costi energetici elevati, burocrazia paralizzante e concorrenza sleale, stanno chiudendo i battenti una dopo l’altra. Nei primi sette mesi del 2025 è già andata persa una quantità di capacità produttiva pari a quella registrata in tutto il 2024, e il trend non mostra segnali di inversione.

Paesi come Germania, Paesi Bassi e Regno Unito risultano tra i più colpiti, con numerosi impianti costretti a sospendere o cessare l’attività. Tra i nomi più noti, si contano Blue Cycle nei Paesi Bassi, Biffa a Sunderland e Veolia SA in Francia. Queste chiusure non rappresentano solo una perdita economica, ma un campanello d’allarme per l’intero ecosistema industriale europeo.

La Plastics Recyclers Europe ha definito la situazione un vero e proprio “crollo imminente” del comparto, avvertendo che, senza interventi urgenti, si rischia di compromettere una decina d’anni di progressi ambientali e di rallentare in modo critico la marcia verso gli obiettivi climatici del Green Deal europeo.

Importazioni low cost, costi elevati e burocrazia

Le radici della crisi affondano in una serie di dinamiche strutturali che, combinate, hanno eroso la competitività del settore. L’Europa dispone attualmente di circa 850 impianti di riciclaggio per una capacità complessiva di 13,2 milioni di tonnellate e un giro d’affari superiore ai 9 miliardi di euro. Tuttavia, questa infrastruttura è oggi minacciata da uno squilibrio crescente tra costi interni e pressioni esterne.

L’afflusso di plastica riciclata a basso costo proveniente da fuori UE — spesso prodotta con standard ambientali inferiori o non verificabili — ha ridotto la domanda di riciclato europeo, considerato più costoso a causa di normative più stringenti e requisiti di qualità. Il risultato è stato un crollo dei margini di profitto e un aumento delle chiusure.

In parallelo, il settore lamenta un eccesso di burocrazia: ottenere o rinnovare i permessi di trattamento richiede mesi, e gli obblighi amministrativi scoraggiano gli investimenti. Le aziende, già provate dall’aumento dei costi energetici, faticano a mantenere la produzione sostenibile.

A peggiorare la situazione, la debolezza della domanda di plastica riciclata da parte dell’industria manifatturiera e del packaging, che preferisce spesso la plastica vergine, più economica e uniforme. Secondo il riciclatore chimico Plastic Energy, oggi meno del 30% dei 32 milioni di tonnellate di plastica di scarto prodotti ogni anno in Europa viene effettivamente riciclato. Il resto finisce in discarica, inceneritori o viene esportato.

Questo scenario rischia di vanificare gli sforzi dell’Unione Europea, che ha fissato l’obiettivo di rendere tutti gli imballaggi completamente riciclabili entro il 2030 nell’ambito del regolamento PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation).

Il blocco degli investimenti nel riciclo chimico

Il segnale più preoccupante della crisi è il rallentamento degli investimenti nel riciclo avanzato. Accanto alla chiusura di impianti meccanici, diverse multinazionali hanno annunciato l’abbandono o la sospensione dei propri progetti di riciclo chimico, una tecnologia che avrebbe dovuto rappresentare la frontiera successiva del recupero dei rifiuti plastici.

Ad agosto 2025, il gruppo Neste, leader mondiale nei combustibili sostenibili, ha cancellato i piani per un impianto di riciclo chimico dei rifiuti misti nei Paesi Bassi, sviluppato con Ravago. Nello stesso mese, Dow ha rinunciato al progetto congiunto con Mura Technology per un impianto da 120.000 tonnellate annue a Böhlen, in Germania, citando l’incertezza sui livelli futuri di domanda.

Secondo Plastics Recyclers Europe, questa ritirata degli investimenti rischia di generare un effetto domino su tutta la filiera, rallentando l’innovazione tecnologica e bloccando l’espansione delle infrastrutture di riciclo. Le previsioni per il 2025 parlano di crescita netta zero: un dato che segna un’inversione drammatica rispetto agli anni di rapida espansione tra il 2018 e il 2022, quando il settore era in piena fase di sviluppo.

Le contromisure urgenti e il rischio per la transizione verde

Gli esperti di Plastics Recyclers Europe hanno delineato una serie di misure urgenti per invertire la rotta e salvare il settore da un collasso irreversibile. Tra le proposte principali figurano l’attuazione di meccanismi di difesa commerciale contro le importazioni non conformi, la creazione di regole EPR (Responsabilità Estesa del Produttore) armonizzate in tutta l’Unione e l’applicazione rigorosa della certificazione di terze parti per i materiali riciclati.

Sul piano economico, l’associazione suggerisce di favorire l’accesso a energia pulita e a basso costo, semplificare le procedure amministrative per i permessi e introdurre incentivi mirati agli investimenti. Ugualmente importante è il rafforzamento dei controlli doganali, per evitare l’ingresso di materiale non certificato nel mercato europeo.

Se queste misure non verranno adottate rapidamente, avverte la PRE, il settore del riciclo potrebbe subire danni irreversibili, compromettendo non solo la sopravvivenza di centinaia di imprese ma anche il raggiungimento degli obiettivi climatici dell’Unione Europea.

Senza un sostegno politico concreto e un riequilibrio competitivo, l’Europa rischia di passare da leader globale del riciclo a importatore netto di rifiuti, perdendo non solo capacità industriale ma anche credibilità ambientale.

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