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Senza acciaio non c’è industria“, era solito dire Oscar Sinigaglia, padre della Finsider che fu l’antesignana dello sviluppo siderurgico nazionale nel secondo dopoguerra. E se senza acciaio non c’è industria, senza circolarità del settore siderurgico non ci può essere circolarità dell’economia. Dunque una corsa verso la sostenibilità.

L’acciaio contribuisce con l’8% delle emissioni globali e per circa il 30% della generazione di anidride carbonica legata a processi industriali nel mondo, secondo quanto riporta un report dell’Organizzazione Economica per la Cooperazione e lo Sviluppo (Oecd) che ricorda il ruolo centrale del settore per abbattere l’impatto energetico dei processi produttivi.

Come ben dimostrato da casi come quello italiano, che ha visto un ruolo sempre più attivo del forno elettrico nelle linee produttive dell’acciaio, la decarbonizzazione del settore siderurgico è direttamente collegata al peso crescente dell’economia circolare, dato che è il ciclo integrato dei rottami di un materiale ampiamente riutilizzabile a alimentare l’abbattimento dell’uso degli altoforni, che producono acciaio direttamente da minerale e impongono un maggior impatto ambientale in termini di emissioni.

“L’economia circolare può ridurre le emissioni del settore siderurgico del 20% entro il 2050, combinando efficienza materiale e aumento del riciclo”, scrive l’Ocse nel suo report, aggiungendo che “il rottame ferroso potrebbe rappresentare il 50% della produzione globale di acciaio entro il 2050, con un’intensità carbonica inferiore rispetto alla produzione primaria”. Questo scenario riguarda molto da vicino gli attori geoeconomici più attivi che hanno un ruolo nell’attuale ciclo della siderurgia, principalmente Cina e India che contribuiscono alla maggioranza della produzione globale.

Aumentare la capacità di raffinazione, riciclo e riuso dell’acciaio può contribuire a migliorare sul piano scientifico, tecnologico e industriale i processi e amplificare la forza e l’intensità di questa transizione, decisiva per l’industria globale. La produzione d’acciaio è oggi in fase relativamente discendente rispetto al picco del 2021, quando fu di 1.962 milioni di tonnellate al mondo.

I dati 2024 parlano di 1.886 milioni di tonnellate. Se la tendenza sarà questa il peso dell’acciaio verde e sostenibile potrà essere crescente nel quadro delle politiche di decarbonizzazione, in un contesto che sta vedendo una crescita della siderurgia “green”. E l’economia circolare può essere il pivot. Il trend storico parla chiaro: “Dal 1900, l’industria siderurgica mondiale ha riciclato oltre 25 miliardi di tonnellate di acciaio, riducendo il consumo di minerale di ferro di circa 33 miliardi di tonnellate e quello di carbone di 16 miliardi di tonnellate”, ha scritto World Steel, aggiungendo che “produrre una tonnellata di acciaio oggi richiede solo il 40% dell’energia necessaria nel 1960”. Un trend strategico che può indicare anche la via per la riconversione dell’ex Ilva in Italia, al centro di una complessa dinamica di rilancio che può passare anche per l’economia circolare.

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