Mancano poche settimane a Ecomondo, la fiera organizzata a Rimini da Italian exhibition group che mette al centro il tema dell’economia circolare e della transizione energetica per facilitare incontri domanda-offerta, divulgazione tematica e approfondimento analitico sul tema delle procedure industriali necessarie per un vero sviluppo sostenibile.
Con Ecomondo l’Italia è capitale dell’economia circolare
30 padiglioni, 166mila metri quadri, 80 associazioni internazionali di settore, partnership con il Ministero degli Esteri e l’Istituto per il Commercio Estero: dal 4 al 7 novembre Rimini sarà dunque la capitale italiana, europea e mediterranea di questo settore e offrirà uno spaccato di un sistema spesso trascurato nell’economia nazionale ma che può offrire prospettive di sviluppo al Paese.
Il settore è in rapidissima innovazione: “Il riciclo avanzato di materie prime strategiche, l’eco-design e gli imballaggi di nuova generazione, l’intelligenza artificiale e la digitalizzazione per accelerare la transizione ecologica, il monitoraggio climatico satellitare e i percorsi verso la decarbonizzazione industriale, con particolare attenzione a tessili, energia, RAEE ed edilizia, sono tra i principali argomenti che si prevede attireranno una forte partecipazione sia da parte dell’industria che dei responsabili politici”, nota Materia rinnovabile.
Il valore dell’economia circolare in Italia
Nonostante un periodo difficile, l’economia circolare in Italia vale oltre 10 miliardi di euro, garantendo da una nicchia solida lo 0,5% del Pil e classificandosi al secondo posto dietro i Paesi Bassi per “circolarità” delle risorse e tasso di riuso.
Oltre il 20% delle risorse impegnate nell’industria e nei processi produttivi è infatti proveniente da attività di economia circolare. Settore, quest’ultimo, che ha potenzialmente la capacità di influenzare e condizionare nicchie vaste e produttive dell’economia nazionale. Si va dal riutilizzo dei rifiuti per il teleriscaldamento alla pratica di recuperare da oggetti tecnologici in disarmo materiali pregiati di cui il Paese è privo, passando per lo sfruttamento del materiale esausto del ciclo di lavorazione dei metalli e la cogenerazione energetica.
Cassa Depositi e Prestiti ha stimato che nel 2024 le pratiche di economia circolare, al di là del valore economico del settore, hanno avuto un effetto diretto sull’economia anche sotto forma di risparmio di costi altrimenti inutili, garantendo 16 miliardi di euro di risparmio alle industrie produttive. Resta il punto critico, sottolineato da Cdp, della dipendenza dalle importazioni dei metalli critici, pari al 48% contro una media europea del 22%, a cui però buone pratiche di economia circolare possono contribuire a porre un freno.
Il ruolo dell’Italia nell’economia circolare
Ecomondo è dunque assurta a fiera di importanza transnazionale sulla scorta del ruolo dell’Italia nel settore, dell’attenzione data al substrato produttivo del Paese da parte di partner e concorrenti delle sue imprese per la presenza di un modello orientato al riuso concreto delle risorse, dell’urgenza crescente. E appare anche l’occasione adatta per far cultura, dato che il percorso dell’economia circolare è ancora lungi dall’esser diventato valido erga omnes. In particolare, scrive Cdp nel suo report:
La capacità di adottare pratiche circolari è notevolmente influenzata dalle dimensioni aziendali. In particolare, il tasso di adozione da parte delle grandi imprese registra il 46%, a differenza delle piccole, che si fermano al 37%. Infatti, le persistenti barriere strutturali e operative (es. difficoltà di accesso al credito e mancanza di know-how) continuano a rappresentare un ostacolo per le PMI.
Un settore importante, dunque, vede l’Italia protagonista. E rappresenta una delle frecce all’arco del Paese per resistere a un destino di declino e desertificazione industriale. Un’eccellenza, quella dell’economia circolare, spesso sottovalutata. E su cui eventi come Ecomondo aiutano a accendere i meritori riflettori.
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