Così un nuovo processo elettrochimico trasforma i rifiuti di biodiesel in risorse sostenibili

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Dalla ricerca universitaria britannica nasce un’innovazione che potrebbe ridefinire il futuro dei carburanti sostenibili. Un team di scienziati della R3V Tech, società spin-out della Loughborough University, ha sviluppato un processo elettrochimico capace di convertire il glicerolo grezzo — un sottoprodotto a basso valore della produzione di biodiesel — in solketal, un solvente bio-derivato di grande valore economico e ambientale. Questa tecnologia consente ai produttori di biodiesel di trasformare i propri scarti direttamente in profitto, riducendo al contempo le emissioni, i consumi energetici e i costi di trasporto.

A guidare il progetto sono il dottor Adriano Randi, chimico e amministratore delegato della R3V Tech, e il professor Benjamin Buckley, responsabile scientifico della società. L’obiettivo è chiaro: chiudere il ciclo di produzione del biodiesel, eliminando il concetto di “rifiuto” e rendendo economicamente vantaggiosa la sostenibilità. Il sistema è stato sviluppato grazie ai programmi di accelerazione EPSRC Impact Acceleration Account e ICURe, finanziati da Innovate UK, che sostengono la commercializzazione della ricerca universitaria nel Regno Unito.

La società sta ora scalando la produzione: dagli esperimenti su scala di laboratorio, in grammi, a una produzione di chilogrammi l’ora. Nei prossimi cinque mesi sarà installato un dimostratore pilota in un impianto di biodiesel, con l’obiettivo di testare la tecnologia in condizioni industriali reali.

Dal glicerolo grezzo a una nuova opportunità

Per comprendere l’impatto dell’invenzione, bisogna partire dal cuore della questione: il glicerolo grezzo. Per ogni tonnellata di biodiesel prodotto, si generano circa 100 chilogrammi di questo sottoprodotto, un materiale viscoso e contaminato da impurità che ne rendono complessa la raffinazione. Finora, la maggior parte dei produttori lo ha considerato un costo di smaltimento, vendendolo a basso prezzo a raffinerie specializzate, spesso all’estero, che lo purificano per trasformarlo in solketal, un composto usato nei settori farmaceutico, cosmetico e dei combustibili.

Il processo tradizionale, oltre a essere energivoro e costoso, comporta un impatto ambientale rilevante: trasporti marittimi intercontinentali, consumo elevato di energia per il riscaldamento e pressurizzazione e un’impronta di carbonio non trascurabile. La tecnologia di R3V Tech ribalta completamente questo scenario: il nuovo reattore elettrochimico consente di convertire il glicerolo grezzo direttamente in solketal in loco, eliminando la necessità di trasporto e raffinazione esterna. Il sistema funziona a temperatura ambiente e pressione atmosferica, riducendo drasticamente i costi operativi e le emissioni.

Inoltre, il processo utilizza l’anidride carbonica di scarto proveniente dalle stesse lavorazioni industriali, rendendo l’intero ciclo ancora più sostenibile. Questo duplice beneficio — economico e ambientale — posiziona la R3V Tech come una delle startup più promettenti nel panorama della green chemistry britannica e globale.

Il cuore dell’innovazione: il processo elettrochimico

Il meccanismo messo a punto dagli scienziati di R3V Tech si basa su un principio di conversione elettrochimica: il glicerolo grezzo viene dapprima filtrato e miscelato in una soluzione preparata, che viene poi saturata con anidride carbonica. Questa miscela entra in un reattore elettrochimico, dove l’elettricità innesca una serie di reazioni controllate che convertono il materiale di scarto in solketal liquido. Il prodotto può essere immediatamente utilizzato o commercializzato, senza passaggi intermedi di raffinazione.

L’intero processo si distingue per l’efficienza: non richiede calore né alte pressioni, può essere gestito con sistemi modulari di piccola scala e, soprattutto, rende accessibile la valorizzazione dei rifiuti anche ai piccoli produttori di biodiesel. Il team sta lavorando alla realizzazione di un’unità modulare autonoma, una sorta di “contenitore plug-in” che potrà essere installato direttamente negli impianti esistenti. Ciò consentirà alle aziende di integrare facilmente la conversione del glicerolo nei propri cicli produttivi, riducendo i costi e aumentando la redditività.

La R3V Tech, selezionata nel 2025 per partecipare ai programmi Shell Start-Up Engine e Royal Society of Chemistry Change Makers, rappresenta una nuova generazione di imprese nate dalla collaborazione tra università e industria. Il motto scelto dal gruppo — Reduce, Reuse, Revalue — sintetizza il principio guida del progetto: ridurre gli sprechi, riutilizzare le risorse e valorizzare i sottoprodotti.

Biodiesel e solketal: il futuro dell’economia energetica

L’invenzione della R3V Tech si colloca in un contesto di profonda trasformazione dell’industria energetica. Il biodiesel è già un combustibile più sostenibile rispetto al gasolio di origine fossile: è biodegradabile, prodotto da materiali rinnovabili come oli vegetali, grassi animali e oli da cucina riciclati, e comporta emissioni di gas serra inferiori. Tuttavia, il sottoprodotto del suo processo di produzione, il glicerolo grezzo, rappresentava finora un limite alla piena sostenibilità del settore.

La nuova tecnologia, convertendo il problema in risorsa, chiude il cerchio dell’economia circolare. I produttori di biodiesel potranno ora creare un nuovo flusso di entrate, vendendo o utilizzando il solketal in loco, evitando sprechi e riducendo le emissioni. Il modello proposto da R3V Tech dimostra come la ricerca accademica possa generare soluzioni industriali reali, capaci di incidere tanto sull’ambiente quanto sul mercato. Con il supporto di Innovate UK e la collaborazione di grandi attori del settore energetico come Shell, il progetto è destinato a espandersi, offrendo un esempio concreto di come l’innovazione tecnologica possa conciliare competitività e sostenibilità.

Il lavoro di R3V Tech non si limita a sviluppare una nuova macchina, ma propone una nuova filosofia di produzione energetica, dove l’impatto ambientale non è un costo da mitigare, bensì una variabile da ottimizzare. Nel futuro immaginato da Randi e Buckley, ogni impianto di biodiesel potrà diventare anche un piccolo laboratorio di economia circolare, capace di generare valore dal proprio scarto e di contribuire alla transizione verso un’economia a basse emissioni.