Nonostante le condizioni siano migliorate, soprattutto nelle città, per quanto riguarda l’accettazione della controparte maschile dei loro diritti, i problemi non sono stati ancora completamente risolti. Ancora troppo sovente è insita nella popolazione dell’India l’idea che uomo e donna non siano allo stesso livello e non godano di eguali diritti. In questa situazione, può accadere dunque che una famiglia si rechi al commissariato di polizia di una qualsiasi città indiana per denunciare la scomparsa della figlia, sentendosi rispondere che, probabilmente, è solo uscita con un uomo; eventualmente, se proprio tardasse, soltanto a notte fonda potranno iniziare le ricerche. In certi casi, però, può essere che gli uomini siano quattro, in un quartiere degradato di una città a caso, quale Hyderabad, senza che una ragazza di 26 anni, veterinaria laureata rappresentante l’élite emergente del Paese, ne sia consenziente. Questa volta, purtroppo, la storia è finita realmente in questo modo, con lo stupro e l’uccisione della vittima da parte di quattro uomini, identificati ed in stato di fermo dalla polizia indiana.

Il Paese dove avviene uno stupro ogni venti minuti

A seguito del fatto, accaduto nella giornata di mercoledì 27 novembre, una trentina di donne e di sostenitori della parità di diritti sono scesi sabato scorso nelle piazze di Delhi, per protestare contro l’accaduto. Le richieste sono state quelle di giustizia e condanna per i colpevoli, oltre alla messa in stato d’accusa alle forze dell’ordine di Hyderabad. La polizia, allertata dalla famiglia cinque ore prima dell’uccisione, non ha agito col giusto tempismo, sottovalutando la gravità del caso. L’attivista indiana che ha organizzato la manifestazione a Delhi ha denunciato l’altissimo numero di stupri che avvengono nello Stato dell’India, che si attesta attorno all’uno ogni venti minuti, con un tasso tra i più alti al mondo.

Tra le tante richieste, quella che maggiormente è stata pretesa nei confronti del governo e delle forze dell’ordine è stata quella della sicurezza e dei maggiori controlli sul territorio, per garantire l’incolumità delle donne del Paese. Secondo i dati dell’agenzia di stampa Reuters, in India avvengono infatti oltre 32mila casi di stupro ogni anno, ma a causa dell’omertà e delle mancate denunce si ritiene la cifra sia decisamente più elevata.

Poche leggi, poca educazione e poca prevenzione

Come nel caso del Bangladesh, anche l’India soffre di gravi carenze nell’apparato di istruzione e di prevenzione del fenomeno, che contribuisce al numero esorbitante di reati sessuali del Paese. Non potendo le donne contare sulle certezze dovute ad efficaci direttive su come agire in caso di attacco e mantenendo la maggioranza degli uomini atteggiamenti violenti verso la controparte femminile, per migliorare la situazione occorre un lavoro di anni; un lavoro che, inoltre, non deve passare solamente dall’istituzione di leggi più moderne.

Senza la conoscenza dei propri diritti e senza la conoscenza dei limiti comportamentali, difficilmente la situazione potrà migliorare nel futuro, nonostante le norme più ferree e stringenti. Nel 2012, a seguito dell’episodio dello stupro di gruppo e dell’omicidio su un autobus di Delhi, l’India di è modernizzata in ambito legislativo sui temi legati ai reati sessuali; ciò comunque non è ancora bastato, nonostante l’esemplare condanna a morte dei criminali. L’India continua ad essere uno dei posti peggiori dove nascere donna, in quanto più facilmente si diverrà vittima di violenza privata e di violenza sessuale. Questo, soprattutto, per un problema legato all’educazione della popolazione, che rimane ancora fortemente legata a valori (o meglio, problematiche) di una cultura che ancora si deve aprire al futuro.