In Svizzera le donne tornano in piazza per chiedere migliori condizioni salariali e maggiore rappresentanza politica. Come riporta La Repubblica, ventotto anni dopo le proteste del 1991, che portarono all’approvazione della legge sulle pari opportunità, le donne svizzere tornano a manifestare. “Indosseranno abiti viola – scrive La Repubblica – il colore della loro rivolta, esporranno alle finestre scope e grembiuli, e si asterranno dal lavoro sia salariato che non remunerato, ovvero quello domestico e assistenziale, ma anche dai consumi, dalle mail”.

“Ho chiesto e ottenuto che durante la seduta del Parlamento di oggi i lavori si fermino per 15 minuti “, spiega Marina Carobbio, presidente del Consiglio Nazionale. Si tratta di “un’ azione simbolica che è una forma di sostegno all’ uguaglianza di genere. Nonostante la legge sulla parità non c’ è una uniformità di fatto sui salari e sulle pensioni. Grave anche la situazione della violenza sulle donne e la scarsa rappresentanza femminile nei luoghi di potere: in Parlamento non abbiamo quote rosa, le donne sono circa il 32% e in Senato il 15%. Anche per questo, in vista delle elezioni nazionali di ottobre, mi sto impegnando a incoraggiare le candidature femminili”. Dai salari alle violenze domestiche, la retorica femminista del #MeToo conquista la Svizzera.

Nuova ondata femminista in Svizzera: “Paese sessista”

Come ricorda SwissInfo, nel 1996 è entrata in vigore la legge sulla parità dei sessi, una delle rivendicazioni dello sciopero del 1991. Nel 2002, l’elettorato svizzero ha approvato una legge sulla legalizzazione dell’aborto. Nel 2004 anche l’articolo sull’assicurazione maternità, inserito nella Costituzione federale nel 1945, ha trovato applicazione in una legge. Oggi il tema della parità in Svizzera torna in auge con questo sciopero che riprende la mobilitazione del 1991, attualizzandola nell’epoca del #MeToo imperante. La data del 14 giugno non è stata scelta a caso. Si riferisce alla votazione federale del 14 giugno 1981 che ha accolto l’articolo costituzionale sulla parità tra donne e uomini. Dieci anni dopo, il 14 giugno 1991, le donne svizzere hanno già scioperato coinvolgendo 500.000 persone in tutta la Svizzera.

“Già per il 20° anniversario si era evocata la possibilità di un nuovo sciopero delle donne, ma allora l’idea non era andata in porto”, spiega Elisabeth Joris a SwissInfo. “Per riuscire, un movimento ha bisogno di una base emotiva. E quella base ora c’è. C’è un’enorme generazione di giovani donne tra i 20 e i 30 anni che ha voglia di femminismo“. Per le femministe, la Svizzera è un Paese radicalmente maschilista e sessista: “Nel 2019, chiediamo ancora l’uguaglianza e ci rendiamo conto che bisogna inglobare molto più di questo: la cultura sessista in Svizzera fa parte della normalità, è invisibile, ci siamo talmente abituate e abituati a conviverci che non ci rendiamo neppure più conto della sua presenza”, afferma Clara Almeida Lozar, 20 anni, del collettivo dell’università e del politecnico di Losanna per lo sciopero delle donne.

Sempre secondo i dati forniti da SwissInfo, nel 2016, il salario lordo medio in Svizzera era di 6’011 franchi al mese per le donne e di 6’830 franchi per gli uomini, pari a una differenza del 12%. Il divario era ancora maggiore se si considera solo il settore privato, dove si collocava al 14,6%. Va però sottolineato che la maggioranza delle donne che esercitano un’attività remunerata lo fa a part-time, proprio per accudire la famiglia e dedicare tempo ai figli.

Si ferma anche la Camera del popolo

La mobilitazione è stata ampiamente supportata dalle istituzioni. Come riporta il Corriere del Ticino, la presidente del Consiglio nazionale Marina Carobbio ha sospeso stamane, poco prima delle 11.00, la seduta della Camera del popolo per consentire alle parlamentari che lo desiderano di partecipare brevemente alla manifestazione organizzata sull’antistante Piazza federale. La decisione di sospendere la seduta è stata presa la settimana scorsa all’unanimità dall’Ufficio del Nazionale. La proposta era stata formulata da Marina Carobbio e nessuno in seno all’ufficio aveva sollevato obiezioni, aveva dichiarato in aula mercoledì di settimana scorsa la stessa presidente del Nazionale.

Tuttavia, alcuni rappresentati politici svizzeri sostengono che lo sciopero è stato cavalcato politicamente dalla sinistra. Andreas Glarner, dell’Unione Democratica di Centro, aveva depositato una mozione d’ordine per impedire tale sospensione. Per Glarner “lo sciopero è una faccenda privata per i gruppi di sinistra” al quale parteciperanno “donne frustrate”. A suo avviso la “stragrande maggioranza delle donne non vuole affatto questo sciopero”.

Cortei con centinaia di donne si sono tenuti oggi in tutta la Svizzera, anche se la mobilitazione non può essere paragonata a quella del 1991: Losanna, Lucerna, Zurigo, Berna, Ginevra, Lugano, le manifestazioni si sono registrate in tutte le maggiori città della Svizzera. A Losanna, riporta Il Messaggero, il celebre guardiano della cattedrale che annuncia l’ora alla città, stamattina è stato sostituito da alcune “guardiane”. Una azione simbolica per ribadire che è “arrivato il tempo dei cambiamenti”.