Quella di oggi è una data che dovrebbe essere citata nella storia spaziale, eppure non sta facendo il rumore che dovrebbe. Tra poche ore, infatti, il lancio NS-31 della Blue Origin, che ha visto la partecipazione di numerose star, sarà la prima missione a trasportare nello spazio un equipaggio composto esclusivamente da donne.

L’equipaggio di sei donne, tutte di diversa fama, è pronto a volare a bordo del razzo New Shepard di Blue Origin in un volo suborbitale fino ai confini dello spazio e ritorno. La missione, NS-31, decollerà dalle basi di lancio dell’azienda nel West Texas. La prima missione New Shepard con equipaggio di Blue Origin è avvenuta il 20 luglio 2021. Si trattò un viaggio suborbitale che lanciò Jeff Bezos, suo fratello Mark, il pioniere dell’aviazione Wally Funk e il diciottenne Oliver Daeman. La presenza di due star nell’equipaggio ha indubbiamente ammantato di glitter la missione, con tanto di tute griffate e pose alla Charlie’s angels: spiccano nel gruppo la popstar Katy Perry, lady Amazon Lauren Sanchez, la produttrice Kerianne Flynn, la giornalista della CBS Gayle King. Ma fra queste privilegiate brilla un sesto nome, quello di una donna straordinaria che ha scritto e continua a scrivere la storia.

Si chiama Amanda Nguyen, attivista, aspirante astronauta e autrice vietnamita-americana. Nata il 10 ottobre 1991 in California da rifugiati vietnamiti, Nguyen è figlia di una storia incredibile. Il padre discende da una famiglia reale vietnamita, mentre la madre proviene da un contesto rurale contadino. Ma il conflitto scatenato dagli Stati Uniti durante la Guerra Fredda, trasformò entrambi in due boat people, coloro che, alla fine della guerra del Vietnam nel 1975, affrontarono l’Oceano su imbarcazioni di fortuna per sfuggire alla repressione del nuovo regime comunista. Innumerevoli furono le vittime del mare, della fame, della sete e della pirateria, ma chi riuscì a sopravvivere trovò rifugio in campi profughi sparsi nel Sud-Est asiatico, prima di essere accolto in Paesi come Stati Uniti, Canada, Australia e Francia. Quella diaspora divenne il seme di nuove vite, nuove generazioni, nuovi sogni, grandi come Harvard, e come la NASA.

Ma nel 2013 il sogno di Nguyen si interrompe bruscamente per via di uno stupro, proprio durante l’ultimo anno di università. Si sottopone all’esame medico legale, il cosiddetto “kit”, un insieme di rilievi medici molto invasivi che consentono di facilitare le indagini e individuare l’aggressore. In quell’occasione drammatica, scopre con sgomento che la legge del Massachusetts prevede la distruzione dei kit di stupro dopo sei mesi, nonostante il termine di prescrizione per questo crimine sia di 15 anni nello Stato. Una discrepanza che ha messo in luce gravi falle nel sistema giudiziario americano e che ha segnato l’inizio della sua battaglia per i diritti delle vittime. Determinata a cambiare le cose, Nguyen ha fondato Rise, un’organizzazione non profit dedicata alla difesa dei diritti dei sopravvissuti a violenza sessuale.
Rinunciare allo Spazio diventa una necessità. E la battaglia si sposta nei tribunali. Nasce così una battaglia per i diritti dei sopravvissuti alla violenza sessuale. Nguyen passa dallo studio degli astri ai codici di diritto. Nel 2016, grazie alla sua tenacia, il Congresso degli Stati Uniti approva all’unanimità il Sexual Assault Survivors’ Rights Act, una legge che garantisce maggiori tutele alle vittime che lei stessa contribuisce a scrivere. Il provvedimento viene firmato dal Presidente degli Stati Uniti Barack Obama il 7 ottobre 2016.

La legge riforma il modo in cui i kit per le violenze sessuali vengono elaborati negli Stati Uniti e crea una carta dei diritti per le vittime. Attraverso la legge, viene riconosciuto il diritto di conservare il kit per le violenze sessuali fino alla prescrizione del caso, di essere informate della distruzione del kit e di essere informate sui risultati degli esami forensi. L’obiettivo principale è quello di riformare il modo in cui le aggressioni vengono denunciate e di alleggerire il carico sulle vittime, spesso scoraggiate dalla quantità di ostacoli che devono superare. La battaglia di Nguyen diventa globale: poco dopo l’ONU ha adottato una risoluzione ispirata al suo lavoro e oltre 90 leggi nel mondo portano il suo segno. Per questi risultati straordinari, è stata candidata al Premio Nobel per la Pace nel 2019 ed è stata inserita tra le Donne dell’Anno da TIME nel 2022.
Dalla sua storia nasce un memoir, Saving Five, nel quale intreccia il racconto della propria vicenda personale con quello dell’attivismo. Il libro si sviluppa come un dialogo intimo tra la Amanda adulta e le sue versioni più giovani, a cinque, quindici, ventidue e trent’anni. Un viaggio emozionante attraverso il dolore, la guarigione e la forza della compassione verso se stessi.

Ma Amanda Nguyen non ha mai rinunciato al sogno originario: lo Spazio. Specializzatasi come ricercatrice in Bioastronautica, ha lavorato all’ultima missione shuttle della NASA, STS-135, e alla missione Kepler sugli esopianeti. Sarà la prima donna vietnamita a viaggiare nello Spazio grazie alla missione con Blue Origin. Nguyen porterà con sé nel suo viaggio 169 semi di loto vietnamita. I semi, simbolo di resilienza nella cultura vietnamita, saranno studiati al ritorno per esaminare gli effetti dei voli spaziali sulla crescita delle piante, in collaborazione con il Centro spaziale nazionale del Vietnam. Un traguardo che assume un valore simbolico per l’intera comunità vietnamita: da rifugiati arrivati via mare a esploratori del Cosmo. Ma soprattutto, simbolo di riconciliazione tra Stati Uniti e Vietnam.

