In Nigeria continua il fenomeno delle “spose bambine”: adolescenti e giovanissime vendute come spose in cambio di denaro. Costrette a contrarre matrimonio con uomini molto più vecchi di loro, sono vittime di una cultura che le costringe, senza appello, a una schiavitù de facto. Un fenomeno antico, che non soltanto è duro a morire, ma si adatta ai tempi che cambiano, attraverso l’uso della tecnologia.

Se tradizionalmente i genitori combinavano matrimoni delle loro giovani figlie in cambio di denaro quando ritenevano fossero pronte per compiere il grande passo o di fronte a una vantaggiosa proposta di matrimonio, negli ultimi tempi alcune famiglie della tribù nigeriana di Becheve hanno tentato di “vendere” le loro figlie ai parenti, mettendole all’asta su Facebook.

“Mogli per soldi”

Tra le giovani donne che hanno subito questa triste sorte c’è Monica, 16 anni, venduta come sposa a un uomo che ha trovato le sue fotografie tramite l’account Facebook del padre. Soltanto l’ultima di quelle che vengono chiamate “money wives” – ovvero “mogli per soldi” -, vendute in cambio di cibo, bestiame e denaro o per pagare i debiti accumulati dai genitori.

La storia di Monica – riuscita a fuggire tra mille peripezie dalla casa del marito, dopo neanche un anno di matrimonio – inizia all’interno della comunità di Becheve, una tribù presente in 17 villaggi dell’Obanliku (Stato di Cross River), nella Repubblica Federale della Nigeria -.

Il padre della ragazza ha contratto un debito con un lontano parente e, per fare cassa, decide di venderla. Cinquanta dollari in tutto, più due capre, un maiale e alcune patate dolci.

Stessa sorte tocca alla sorella, di due anni più giovane. Le due contraggono matrimonio a un mese di distanza l’una dall’altra, sposandosi con uomini che non conoscono, talmente adulti da poter essere i loro nonni. Ancora oggi, la sorella di Monica, quattordicenne, continua a essere sposata a un uomo di 65 anni.

“Mio padre non sapeva nulla di Facebook” – racconta Monica – “fino a quando mio fratello maggiore non gli ha comprato uno smartphone, convincendolo a crearsi un profilo e a postare le nostre fotografie. Ci ha addirittura comprato vestiti nuovi, obbligandoci a indossarli prima di scattarci le foto che sarebbero finite sul suo account”.

Il destino delle “mogli per soldi”

Una volta sposate, le “mogli per soldi” vengono spesso ridotte in schiavitù. Non è più consentito loro di andare a scuola. Il marito può cederle a un altro uomo, se lo ritiene opportuno. Spesso subiscono violenze domestiche e vengono sfruttate. Tutto questo non conta: una volta entrate nella casa nel marito, alle ragazze è vietato tornare indietro, nella propria casa d’origine.

Ma c’è di più: se una “moglie per soldi” muore senza aver dato alla luce un figlio, i suoi genitori possono rimpiazzarla con un’altra delle loro figlie. Anche la loro vedovanza è ben regolamentata: nel caso della morte del marito, le ragazze passano direttamente al suo parente più prossimo. “Dopo avermi sposato” – racconta Monica – “mi ha trasformato nella sua schiava e in un sacco da box. Diceva che, avendo pagato molto per sposarmi, avrei dovuto lavorare sodo, ore e ore nella fattoria, per dimostrare di essere una moglie grata”.

Monica e la sorella non sono le sole ad aver subito questo destino. Regina, quindicenne, anche lei proveniente dalla tribù di Becheve, è stata venduta a un uomo che aveva già due mogli e 11 figli. Anche in questo caso, il marito ha trovato le sue foto sulla pagina Facebook di uno zio della ragazza. “Uno zio avido” – racconta il fratello di Regina, Ashua – “che, cercando, come suo solito, di manipolare i fratelli affinché vendessero le loro figlie, ha convinto i miei genitori, con l’intento di ottenere una quota del ricavato”.

Il ruolo di Facebook

Facebook è molto popolare in Nigeria, dove circa un quinto dei 98 milioni di utenti internet sono collegati alla piattaforma. I vertici dell’azienda hanno promesso di far luce su quanto sta accadendo attraverso numerosi profili Facebook in Nigeria.

La tribù di Becheve, infatti, non sarebbe la prima a ricorrere al social network per facilitare il fenomeno delle spose bambine. In casi simili, lo staff di Facebook ha riferito di essere intervenuto per eliminare questi post.

Nelle aree rurali, come quella in cui vive il clan di Becheve, sono i giovani a utilizzare maggiormente il social media, gestendo le pagine dei loro padri. E alimentando così, tristemente, il fenomeno del “matrimonio per soldi”.

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