Lucía ha provato a interrompere la gravidanza in un ospedale nella provincia di Salta, nel Nord dell’Argentina. Alla richiesta di ricevere il misoprostolo, usato per ottenere un aborto farmacologico, le è stato risposto che non era disponibile e che avrebbe dovuto comprarlo a sue spese. Il costo era pari a 100mila pesos (circa 67 euro), una cifra inaccessibile per Lucía.
Secondo la legge che legalizza l’interruzione volontaria della gravidanza, approvata nel dicembre 2020 dopo decenni di mobilitazione dei movimenti femministi, lo Stato deve assicurare i medicinali e i servizi sanitari necessari a garantire l’accesso gratuito e sicuro all’aborto.
L’Argentina e l’aborto
Nell’Argentina governata dal presidente di estrema destra Javier Milei, questo non sta più succedendo e i diritti sessuali e riproduttivi sono a rischio. In quasi due anni alla Casa Rosada, il leader del partito La Libertad Avanza ha smantellato lo Stato e ha chiuso nove ministeri tra cui il ministero delle Donne, Genere e Diversità: i tagli alla spesa pubblica hanno comportato l’eliminazione o il forte indebolimento delle politiche dedicate a ragazze, adolescenti e soggettività dissidenti aggravando le disuguaglianze sociali.
Dall’insediamento dell’esecutivo, avvenuto nel dicembre 2023, lo Stato nazionale ha interrotto l’acquisto e la distribuzione delle forniture necessarie per garantire l’accesso all’IVE e ILE (Interruzione Volontaria della Gravidanza, Interruzione Legale della Gravidanza). Secondo una ricerca realizzata da Amnesty International, nel 2024 è stata azzerata la distribuzione alle province di misoprostolo e mifepristone, i due farmaci raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per l’accesso sicuro e di qualità all’aborto.
I tagli di Milei
La stessa situazione si sta ripetendo nell’anno in corso. “Alcune province si sono organizzate per provvedere in modo autonomo, altre no. Oggi la possibilità di terminare una gravidanza dipende dal luogo in cui si vive. È un problema estremamente grave perché vuol dire che le disparità sul territorio aumentano”, spiega a InsideOver Lucila Galkin, direttrice del dipartimento genere e diversità di Amnesty International Argentina. “La mancanza dei medicinali costringe molte donne a percorrere lunghe distanze per accedere a un diritto fondamentale e sensibile al tempo. Ci sono aree, specialmente nel nord del Paese, dove bisogna viaggiare per più di 200 km per trovare una struttura sanitaria che garantisca l’aborto. Chi non può comprare i medicinali in farmacia, ricorre al mercato nero esponendosi a seri rischi per la salute”.
In Argentina si può abortire fino alla 14esima settimana senza dovere giustificare i motivi. Oltre questo limite, è permesso farlo nei casi di stupro e se è in pericolo la salute o la vita della persona gestante. “Medici pro-choice subiscono continue pressioni. Abbiamo denunciato la creazione di spazi all’interno di ospedali pubblici dove si cerca di dissuadere le donne dall’abortire, violando la legge. I discorsi d’odio verso gli operatori sanitari persistono. Ci troviamo in un contesto politico fortemente regressivo per le politiche di genere e di salute sessuale”.
Nel 2024 e rispetto all’anno precedente, l’organizzazione ha registrato un aumento del 275% delle denunce e richieste di consulenza per ostacoli nell’accesso all’IVG. La tendenza continua nel 2025.Le decisioni prese dall’amministrazione di Milei segnano un cambio di paradigma in un Paese conosciuto per le sue politiche progressiste in materia di diritti sessuali e riproduttivi, diventato un punto di riferimento in America Latina. Il leader del partito La Libertad Avanza ha abrogato le quote di impiego per le persone transgender nel settore pubblico, ha limitato l’accesso ai trattamenti ormonali e agli interventi di riassegnazione del genere e ha annunciato una riforma del codice penale per eliminare il reato di femminicidio.
Diminuita la distribuzione di contraccettivi gratuiti
Il governo ha diminuito la distribuzione di contraccettivi gratuiti e ha eliminato il piano ENIA, un programma per prevenire le gravidanze adolescenziali che aveva ottenuto risultati significativi: tra il 2018 e il 2023, attraverso una rete di oltre 20mila operatori sanitari sul territorio, aveva contribuito a evitare migliaia di nascite non intenzionali. Milei ha espresso posizioni apertamente ostili nei confronti dell’aborto, definendolo come un “omicidio aggravato dal vincolo familiare”.In questo contesto, le reti di supporto tra donne e attiviste mantengono un ruolo centrale e affermano la forza dell’organizzazione comunitaria di fronte all’indebolimento delle politiche pubbliche. “I centri di salute e gli ospedali stanno subendo un lento svuotamento.
Se ora in Argentina il diritto all’aborto resiste è perché ci sono le organizzazioni territoriali che lo difendono, denunciando irregolarità e abusi”, afferma Belen Grosso, membro delle Socorristas en Red. Nata nel 2012, la rete unisce centinaia di associazioni in tutto il Paese che forniscono supporto a chi decide di interrompere la gravidanza. Le attiviste, tutte volontarie, gestiscono una linea telefonica gratuita che fornisce indicazioni su come abortire. Una delle problematiche principali è infatti la mancanza di informazioni.
“Molte persone non sanno come accedere alla legge e come fare valere i propri diritti. Noi continuiamo a informare. Quando si ha più conoscenza, si ha più potere e forza. La tutela dei diritti cammina insieme alla consapevolezza”, aggiunge Grosso. Il lavoro delle socorristas si basa su protocolli medici riconosciuti dall’OMS: spiegano in modo dettagliato come usare i farmaci abortivi, aiutano a riconoscere i segnali di allarme, indicano quando è necessario rivolgersi a un medico, restano in contatto e disponibili fino al termine del processo. Danno supporto emotivo e ascolto, spesso organizzando incontri dove si condividono le proprie esperienze. L’accompagnamento è una “cura e ha un significato politico. Significa trasmettere l’idea che nessuna è sola, nessuna viene lasciata indietro”, prosegue Grosso. “Grazie ai movimenti delle donne, in Argentina parlare di aborto e desiderio non è più un tabù. Il femminismo ha ottenuto un profondo cambiamento culturale. Non permetteremo che si torni indietro”.

