Nelle ultime settimane gli Stati della Georgia e dell’Alabama hanno animato il panorama politico americano promuovendo una legislazione estremamente restrittiva nel campo dell’aborto. La Georgia ha promosso, sulla scia di quanto fatto da Ohio, Mississippi e Kentucky, una heartbeat law che impedisce il ricorso all’aborto dopo la sesta settimana di gestazione, in cui il feto comincia ad emettere i primi battiti cardiaci. L’Alabama, invece, ha promosso una legge anti aborto durissima, che impedisce l’interruzione di gravidanza anche per i casi di incesto e stupro e la permette solo in caso di rischio per la salute della gestante, e punisce duramente (fino a 99 anni di carcere) i medici sorpresi in flagrante a praticare aborti irregolari.

il fronte anti aborto si allarga

Nell’ultimo triennio ben ventotto Stati dell’Unione hanno promosso legislazioni restrittive in materia di aborto e l’America profonda, evangelica e conservatrice, riserva di voti per i repubblicani che la amministrano e Donald Trump è in prima fila in questa rivolta contro uno dei capisaldi della cultura liberal, propria degli Stati rivieraschi: l’esaltazione della “libertà di scelta”, spinta fino agli eccessi delle leggi promulgate dallo Stato di New York nei mesi scorsi, che di fatto autorizzano,seppure a determinate condizioni, il ricorso all’aborto fino alla fine della gravidanza.

E il fronte delle scelte riproduttive è l’ennesimo su cui gli Stati Uniti sono spaccati. Hollywood ha invitato al boicottaggio di Georgia ed Alabama, governate dal Grand Old Party, lanciando un vero e proprio “sciopero dei milionari”, mentre i conservatori, forte del vento loro favorevole, mirano a ribaltare la sentenza Roe vs Walde emanata dalla Corte Suprema nel 1973, base per la discussione in materia di aborto negli Stati Uniti.

L’estrema polarizzazione con cui le due Americhe si schierano sul tema dell’aborto è figlia della mancanza di un quadro normativo coerente. La sentenza del 1973, infatti, non sancì l’ammissione di un diritto all’aborto, che necessiterebbe di una legge apposita a livello federale, oggi mancante,ma bensì di una più generica libertà di abortire, in nome del diritto alla privacy,che gli Stati hanno poi declinato nelle maniere più disparate. L’obiettivo di fondo del fronte conservatore è il ribaltamento della Roe vs Walde: un obiettivo che appare oggi molto più a portata di mano rispetto al passato a causa della presenza alla Corte Suprema di due giudici di indirizzo favorevole ai conservatori, Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh, e dell’orientamento assunto dall’amministrazione Trump.

La polarizzazione estrema delle due americhe

“Lo scorso 2 maggio, durante la ‘giornata annuale della preghiera’, il presidente ha fatto sapere che renderà più facile l’obiezione di coscienza tra il personale medico”, sottolinea Il Dubbio, mentre “il decreto che priva di ogni aiuto federale le associazioni che aiutano le donne ad abortire è stato congelato da un giudice poco prima di entrare in vigore”. E nella contrapposizione su un tema tanto delicato le posizioni di compromesso soccombono, lasciando campo libero agli eccessi. Nel fronte pro-aborto, alle leggi newyorkesi e all’ipocrisia di Planned Parenthood, il colosso che finanzia le interruzioni di gravidanza ma è accusato di maltrattare le lavoratrici donne. Nel campo opposto, a proposte come quella in discussione in Texas, dove la maggioranza repubblicana ha proposto leggi che accomunano la partecipazione a un aborto all’omicidio volontario (per cui nello Stato è prevista anche la pena di morte).

La rivolta contro l’aborto degli Stati dell’America profonda è un guanto di sfida all’America costiera, al progressismo e all’ideologia liberal. L’ennesimo capitolo del “Great Divide”, la serie interminabile di fratture interne che polarizzano l’America su questioni di capitale importanza (immigrazione, economia, diritti delle minoranze, sanità, istruzione). Una polarizzazione che sul tema dell’aborto raggiunge gli estremi perchè tocca la definizione stessa di ciò che si vuole, o non vuole, definire “vita”. “Nel marasma ideologico che è andato montando in questi anni, l’aborto continua ad essere uno dei principali strumenti di battaglia politica, e certamente tra i temi più violentemente controversi, tra quelli che più generano disaccordo, divisione ed ostilità. Quella dell’aborto è una battaglia senza fine, senza tregua e senza vincitori che si trascina dal 1973”, sottolinea Il Sussidiario. Specchio delle divisioni interne a una superpotenza che, anno dopo anno, si scopre sempre meno coesa.