Il relativismo culturale ha dei limiti e qualsiasi pratica che infligge crudeltà a un minore li oltrepassa. Con una decisione storica, il Regno Unito ha emesso la sua prima condanna per il crimine della mutilazione genitale femminile (Mgf). A febbraio di quest’anno, una donna ugandese di 37 anni è stata riconosciuta colpevole di aver mutilato le parti intime della sua bambina di appena tre anni. E se questo processo, senza dubbio, spiana la strada alla giustizia per le vittime, un’altra forma di mutilazione genitale femminile – altrettanto sadica, ma meno discussa – resta ancora nell’ombra.

In quello che l’Onu descrive come uno dei cinque “crimini dimenticati contro le donne”, il breast ironing è una pratica radicata nella tradizione africana, dove alle bambine, in genere tra gli otto e i sedici anni di età, viene intenzionalmente leso il seno. Questa pratica si è diffusa a causa del desiderio di proteggere le ragazze dalle attenzioni maschili indesiderate o dalla avance sessuali, in Paesi dove lo stupro e i matrimoni di minori sono molto diffusi.

Alle ragazze in fase di sviluppo viene schiacciato il petto con oggetti duri, come per esempio ferri caldi, pietre bollenti, spatole e martelli, nella speranza di ritardare o impedire la crescita del seno. L’appiattimento è effettuato principalmente dalle madri o, a volte, con l’aiuto di un guaritore. Alle bambine vengono lasciate indelebili cicatrici emotive, psicologiche e fisiche, che non potranno mai essere cancellate.

L’Onu stima che fino a 3,8 milioni di bambine in tutto il mondo siano vittime di questa brutalità. È particolarmente dilagante nei Paesi dell’Africa occidentale, come Guinea-Bissau, Ciad, Togo, Benin, e Camerun. Solo in Camerun, fino al 50% delle giovani ragazze viene sottoposto ogni giorno al breast ironing.

Aneeta Prem, un magistrato che è stato promotore del cambiamento come attivista dei diritti umani, nominata come una delle persone più influenti di Londra, ha fondato Freedom Charity. Quest’organizzazione ha lottato contro i matrimoni forzati, le mutilazioni genitali femminili e i delitti d’onore per quasi un decennio.

Aneeta Prem, magistrato che lotta contro la mutilazione genitale femminile e il breast ironing
Aneeta Prem, magistrato che lotta contro la mutilazione genitale femminile e il breast ironing

“Nessuno sa del breast ironing o di quanto sia diffuso, il che è scioccante”, ha spiegato. “Attraverso la nostra organizzazione, abbiamo parlato a oltre 65mila bambini nel Regno Unito e, nel farlo, un certo numero di ragazzine mi ha detto di essere state colpite al petto”.

Non è una violazione confinata in remote e desertiche aree di alcuni paesaggi africani. Nato da una cultura in cui le questioni private sono custodite gelosamente, questo tema viene di rado discusso in pubblico. Ecco perché si sono profondamente radicate in un sistema di credenze viziato, che è giunto fino ai Paesi occidentali.

“Queste bambine non vengono portate all’estero per subire tale procedura. È una cosa che viene fatta loro nelle loro stesse case, nel Regno Unito e nel resto dell’Europa”.

“La ragione per cui questa cosa continua nei Paesi occidentali è che non se ne parla. Questa gente pensa che tutti lo facciano perché provengono da una cultura in cui le persone non ne parlano affatto. Una madre mi ha detto che lo si fa per impedire la crescita del seno e tenere così le ragazze al sicuro, lontane dalle attenzioni maschili”.

Con un totale disprezzo della sacralità dell’infanzia, donne e bambine vengono lasciate con mali irreversibili: ustioni, sfregi, dolori cronici, cisti, cancro al seno, funzionalità ridotte, come quella dell’allattamento o del piacere sessuale, bassa autostima, e traumi psicologici. “Come possono le ragazze sapere che tutto questo è sbagliato se nessuno ne parla?”, ha aggiunto Prem.

“Si parla molto di mutilazione genitale femminile, che oggi è molto più conosciuta di quanto non fosse vent’anni fa, quindi stiamo tentando di metterci in pari. E a oggi, molto poco è stato detto sul breast ironing. La nostra organizzazione ha un simbolo internazionale: un triangolo rosso con un cuore all’interno, e noi speriamo che le persone possano usarlo per generare consapevolezza. È anche possibile comprare il distintivo, che può essere uno spunto di conversazione. Ogni volta che qualcuno chiede cosa significhi, lo si potrà spiegare e diffondere la voce”.

Una vittima, che si è rivolta a Freedom, ha parlato della sofferenza di essere una ragazzina di 11 anni, la cui madre, un giorno, le aveva appiattito il petto. Sgridandola per il suo seno in fase di sviluppo, sua madre le avrebbe detto che era sporca, e che il suo seno era disgustoso. Il cambiamento nell’atteggiamento di sua madre è stato immediato; la ragazza è stata punita quotidianamente per aver raggiunto la pubertà e per aver cominciato, apparentemente, ad attrarre gli uomini.

Da adulta, attualmente residente nel Regno Unito, è stata scioccata nello scoprire che questa tradizione non era normale. Tale è l’entità delle tremende deturpazioni e delle malformazioni causatele, che ha temuto di avere un cancro al seno. Dopo aver partorito, ha subito realizzato di non essere in grado di allattare nessuno dei suoi figli. È stato un ulteriore choc per lei, a dire il vero, sentire che la maggior parte delle donne possono farlo.

Nelle zone più remote dell’Africa, non avere la possibilità di allattare può avere implicazioni devastanti, poiché spesso i biberon e il latte non sono facilmente disponibili. E anche quando lo sono, possono essere abbastanza costosi e, quindi, non alla portata di tutti. Per far fronte a questo problema, si usano le punture di formiche rosse; si crede infatti che il loro veleno funzioni come stimolo per la produzione di latte.

Emmanuelle, una vittima di 23 anni, ha raccontato a Vice: “Lei era mia mamma, quindi dovevo obbedire quando mi chiamava. Anche se scappavo, lei mi catturava; quando andavo a dormire, lei mi avrebbe preso; quando mi lavavo, mi avrebbe raggiunta e avrebbe cominciato le sue manipolazioni. Avrebbe trovato il modo, non importa come. Potevo piangere quanto volevo, ma lei avrebbe continuato lo stesso. A volte sentivo come se mi stesse pugnalando al petto. Non ho mai davvero capito a cosa pensasse, se credesse di aiutarmi o di punirmi. Mio cugino mi ha violentata quando avevo 13 anni e io ho finito col partorire suo figlio. Avevo bisogno di produrre latte, ma non avevo più un seno. Abbiamo provato con le formiche rosse. Quando ti pungono, il tuo seno si gonfia e si pensa che questo incoraggi la produzione di latte. Ho avuto tre figli e, nonostante le punture di formica, non ho potuto allattare nessuno di loro”.

La sensibilità culturale deve essere messa da parte. Queste usanze retrograde devono essere riconosciute per ciò che sono: vanno oltre la violenza sulle donne. Si tratta di abuso su minore, e del peggior tipo. E va abolito. Attualmente non ci sono leggi nel Regno Unito – o in qualunque altra parte del mondo – che vietano il breast ironing.