Tinta, addio. L’ultima frontiera del femminismo liberal contro l’odiata società patriarcale passa dal movimento globale “Grombre”, fatto di donne che mostrano con orgoglio i loro capelli grigi o bianchi. Nato come una piccola comunità su Instagram nel 2016, Grombre, riporta il sito web di riferimento, è diventato un “vero e proprio stile di vita”. “Crediamo che ci siano cose più importanti nella vita degli standard di bellezza che alle donne vengono imposti per definire il loro valore, e stiamo trovando la liberazione e il potere di vivere pienamente e celebrare le complessità che ci rende belle in ogni stagione della nostra vita”. La fondatrice del movimento è Martha Truslow Smith, una “creativa” di 28 anni che nel 2016 ha deciso di non tingersi più i capelli e di aprire l’account Instagram di Grombre. “Voglio sfidare il modo in cui pensiamo a ciò che consideriamo ‘bello’ e perché, e proporre di parlare di cose più importanti su cui spendere il nostro tempo, energia e risorse preziose”.

“Orgogliose dei nostri capelli grigi”

Con più di 200 mila follower su Instagram da tutto il mondo, Martha Truslow Smith è riuscita a diffondere il verbo di Grombre in tutto il pianeta. Sull’account del movimento vengono pubblicati i selfie delle donne che hanno deciso di non tingersi più i capelli e le motivazioni che le hanno spinte a prendere questa decisione: “Invecchiare con grazia non significa rinunciare a se stessi” scrive ad esempio la signora Campbell. “Sto abbracciando la natura selvaggia che ho trovato con i miei capelli grigi. Voglio anche mostrare alle mie figlie che a volte inseguendo standard di bellezza non realistici, perdiamo. La vera bellezza si irradia da una libertà che proviene dall’interno, e questa risplende più luminosa quando impariamo ad abbracciare chi siamo veramente!”. “Ho deciso di smettere di usare tutte le sostanze chimiche sui miei capelli circa 2,5 anni fa” scrive un’altra utente. “È stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Amo semplicemente i miei capelli grigi naturali che fanno parte del mio processo di invecchiamento. Sto abbracciando tutto ciò che viene con l’invecchiamento. Amo l’eleganza del mio grigio, sono io”. In Italia chi raccoglie lo scettro a diffondere il verbo della “grey revolution”, come viene chiamata, è Ele Barante fondatrice del gruppo Facebook Silver sisters Italia, che sta cercando di dare visibilità al movimento.

Il confronto con gli uomini non poteva passare inosservato. E c’è chi si chiede a tal proposito come mai gli uomini “brizzolati” siano considerati “accettabili” ed eleganti le donne no. Lo nota Igiaba Scego sul quotidiano Domani: “Pensiamo solo a George Clooney o a Barack Obama. Capelli d’argento, fascino d’oro. Non si dice così? E infatti un po’ tutti i ministri, chi più chi meno, primo ministro compreso, sfoggiano il loro capello naturale. Il presidente della Repubblica poi li batte tutti, ha una criniera candida come le nuvole del cielo. Bellissima. E molto regale. Spesso mi ricorda il buon Gandalf de Il Signore degli anelli. Insomma il giuramento, almeno la parte maschile di esso, è un trionfo di sale, di pepe, di nuvole e panna montata. Ma una donna mi chiedo sarebbe definita bella se un po’ brizzolata?”. Il nemico – riprendendo gli slogan del femminismo anni settanta – rimane sempre la società patriarcale che “opprime” la donna: “In fondo – sottolinea Scego – il patriarcato si sconfigge unendo tanti punti, e portare in giro la propria chioma grigia può essere un manifesto” osserva. In effetti, a ostentare orgogliosamente i capelli bianchi tra le chiome ci avevano già provato le femministe negli anni ’70.

Ma “Grombre” è anche business

La fondatrice del movimento sembra essere però più pragmatica. Perché non capitalizzare tutta questa visibilità internazionale? Consultando il sito di Grombre ci si imbatte anche in una nutrita sezione “shop” – affiliata ad Amazon – tutta dedicata alla vendita di prodotti e accessori: dai prodotti per capelli alle scarpe e t-shirt passando per creme e profumi, e perfino i turbanti. Un vero e proprio negozio che, precisa la fondatrice del movimento, “serve a sostenere il blog”. Sarà anche così, ma quella di Martha Truslow Smith sembra non limitarsi ad essere una battaglia di soli ideali ma anche una geniale mossa di marketing.