“Il gambero è un frutto del mare, te lo puoi fare sia arrosto, bollito, grigliato al forno, saltato, c’è lo spiedino di gamberi, gamberi con cipolle, zuppa di gamberi, gamberi fritti in padella, con la pastella, a bagnomaria, gamberi con le patate, gamberi al limone, gamberi strapazzati, gamberi al pepe, minestra di gamberi, stufato di gamberi, gamberi all’insalata, gamberi e patatine, polpette di gamberi, tramezzini coi gamberi, e questo è tutto, mi pare“: nell’iconica scena di Forrest Gump, quando “Bubba” racconta a Forrest della sua vita fra i gamberi, il suo personaggio racconta in realtà di una sempiterna passione sulle tavole degli americani, ossia quella per il roseo crostaceo.
Gamberi: un commercio miliardario tra Usa e India
In pochi sanno, però, che dal 2013, è l’India è il più grande fornitore di gamberetti sul mercato statunitense. Nel 2022, il Paese asiatico ha rappresentato quasi il 40% del volume totale di gamberetti d’acqua calda congelati e non impanati importati negli Stati Uniti, con spedizioni per un valore di 2,8 miliardi di dollari. Tanto che le importazioni di gamberetti indiani in entrata negli Stati Uniti tra il 1° febbraio 2022 e il 31 gennaio 2023 sono state oggetto della 18a revisione amministrativa dell’ordinanza antidumping sui gamberetti indiani condotta dal Dipartimento del Commercio. Le esportazioni di pesce del Paese sono aumentate in volume di oltre il 30% solo negli ultimi quattro anni, portando 7,38 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2023-24. Ma a preoccupare, al di là del rischio dumping nel settore, sono le condizioni delle lavoratrici-quasi tutte donne-impiegate in loco, tanto da indurre numerosi americani al boicottaggio di questi prodotti.

Nel marzo dello scorso anno, un’indagine pubblicata dal Corporate Accountability Lab di Chicago-un gruppo per la difesa dei diritti umani-aveva fatto luce su cosa ci fosse dietro questo delizioso mondo di prodotti dai prezzi accessibili. Nekkanti Sea Foods è il più grande fornitore di gamberetti del mercato statunitense. Devi Fisheries Limited, Apex Frozen Foods, Avanti Feeds Limited e Sandhya Aqua seguono questo primato. Negli Usa riforniscono supermercati come Aldi, Costco, Hannaford, Kroger, Stop & Shop, Walmart e Whole Foods nonché aziende di forniture alimentari come Sysco e U.S. Foods.
Si stima che circa 1,2 milioni di famiglie indiane si affidino direttamente o indirettamente al settore dei gamberi per il proprio reddito. Le aziende si rivolgono a popolazioni vulnerabili per la loro forza lavoro con poche altre possibilità di impiego. Lo status di migrante, la casta e il sesso giocano
ruoli significativi che rendono i lavoratori del settore dei gamberi più suscettibili di
sfruttamento. I lavoratori riferiscono di ricevere i pagamenti in modo indiretto, poco frequente e
senza registrazione delle ore lavorate o degli importi dovuti, difficile contestare o comprendere i loro compensi. Pochissimi lavoratori hanno contratti di lavoro, buste paga o rapporti ufficiali con i loro datori di lavoro. La rapida crescita di questo settore sta causando serie preoccupazioni sulle condizioni di lavoro degli impiegati, principalmente donne e ragazze migranti.
Le condizioni di lavoro delle lavoratrici
A fare luce sul fenomeno anche la Cnn, che in suo rapporto ha documentato come le lavoratrici migranti nell’industria indiana dei gamberetti sopportano lunghe ore di lavoro, temperature gelide e movimenti limitati, il tutto mentre ricevono una retribuzione inadeguata. Per molte, queste condizioni sono una dura realtà che devono sopportare per provvedere alle loro famiglie, poiché la povertà estrema, esacerbata dal cambiamento climatico e dai disastri naturali, le spinge a cercare lavoro in questo settore. Il ciclone devastante Titli nel 2018 ha costretto tante donne ad andarsene e a lavorare negli stabilimenti ittici nell’Andhra Pradesh.

Dagli stagni, i camion trasportano i gamberi ai capannoni di sgusciatura. Qui decine di donne, alcune a piedi nudi, lavorano in piedi su strette panche di legno, sopportando turni di 10 ore per sgusciare gamberi ricoperti di ghiaccio tritato. A mani nude o indossando guanti sporchi e strappati, instancabilmente decapitano, staccano zampe e gusci, rendendo possibile ai cuochi americani di aprire semplicemente un sacchetto e gettare i gamberi in una padella. Un mercato che ormai viene pompato così tanto da aver indotto l’India a trasformare risaie e mangrovie in allevamenti di gamberi che si muovono in un poltiglia fatta di sostanze chimiche, liquami e alghe tossiche, con gravissime ripercussioni per l’intero ecosistema.
Un giorno da confezionatrici di gamberi
Ogni giorno, migliaia di lavoratrici si recano in questi maxi capannoni: interviste e indagini sul campo hanno rivelato che donne e bambine di ogni età riferiscono di lavorare per molte ore,
spesso fino a dodici. Gli infortuni sono comuni a causa della manipolazione di
sostanze chimiche pericolose, salamoia e contatto prolungato con gamberi quasi congelati senza un’adeguata attrezzatura di sicurezza. I medici riferiscono di curare quotidianamente funghi alle unghie, causati da piccole crepe che permettono ai germi di causare infezioni. Altre donne hanno dita o addirittura intere mani scure per il congelamento: per qualcuno è necessaria l’amputazione. Molte di loro vivono in in ostelli aziendali sovraffollati e antigienici, dove subiscono abusi verbali e molestie sessuali. A questo si aggiunge un documentato stato di schiavitù: le lavoratrici pagano “tasse di reclutamento” che le legano al lavoro fino a quando il loro debito non viene estinto. Il reclutatore riceve un pagamento aggiuntivo da parte dell’azienda per per ogni giorno di lavoro del reclutato. Inoltre, le opere sono raramente autorizzate a lasciare i locali, spesso solo per poche ore ore alla volta, una o due volte al mese. Chekkala Rajkumar, segretario distrettuale del Centre of Indian Trade Unions, ha paragonate questi locali alle colonie penali coloniali britanniche. Le lavoratrici locali possono almeno andarsene dopo i loro turni, mentre le loro colleghe migranti sono più vulnerabili perché vivono in loco: sono costrette a fare straordinari senza paga e a lavorare a qualsiasi ora del giorno. E quando arriva la merce, anche a mezzanotte, devono tornare al lavoro.

Qualcosa si muove
Tutte le donne che hanno parlato con la Cnn hanno dichiarato di essere state assunte da reclutatori con sede nei villaggi, alcuni dei quali lavorano per appaltatori terzi. Le aziende preferiscono questo sistema di intermediari, poiché consente loro di assumere persone senza documentazione formale o tessere di lavoro, il che significa che non hanno diritto ai benefici della previdenza sociale. L’India punta ad aumentare le sue esportazioni di prodotti ittici a circa 12 miliardi di dollari nei prossimi due anni, dagli attuali 8 miliardi di dollari, concentrandosi principalmente sui mercati di fascia alta.
Qualcosa, tuttavia, si è mosso: una volta pubblicati questi report si è scatenata una vera e propria scossa nel mercato ittico. Diversi acquirenti americani di gamberetti indiani, come Sysco, Great American Seafood, Rich Products, Walmart, Eastern Fish Company, hanno rilasciato dichiarazioni in cui hanno chiarito di essersi dissociati dai marchi di pesce indiano. La Seafood Association of India ha rilasciato una risposta formale, definendo il report “giornalismo imperfetto“. Il Dipartimento del lavoro degli Stati Uniti ha aggiunto i gamberetti dall’India all’elenco 2024 dei beni prodotti con lavoro forzato, notificando ufficialmente a tutti gli acquirenti statunitensi che si riforniscono di gamberetti dall’India di esercitare una due diligence aggiuntiva per combattere lo sfruttamento .

