“Sposa il tuo stupratore”: è questo il nome con cui le cittadine e i cittadini turchi hanno etichettato la proposta di legge in discussione al parlamento e che reintroduce il cosiddetto matrimonio riparatore. Secondo la controversa misura presentata dal partito Libertà e Giustizia del presidente Recep Tayyip Erdogan chi è accusato di violenza sessuale contro un minore potrà evitare il carcere sposando la sua stessa vittima se quest’ultima ha meno di 18 anni e se la differenza di età tra i due è inferiore ai 10 anni.

La legge era già stata presentata dall’Akp nel 2016, ma il parlamento si era visto costretto a sospendere la discussione e a ritirare la misura a causa delle critiche internazionali e delle proteste interne che aveva causato. Anche questa volta le associazioni che lottano per la tutela dei diritti delle donne sono scese in strada per manifestare, allargando così il numero delle piazze del mondo in rivolta contro le violenze di genere.

I dati

Una legge per la reintroduzione del matrimonio riparatore avrà come effetto quello di legittimare la violenza sulle donne, rendendo quello che dovrebbe essere universalmente considerato un reato un’azione giustificabile in un determinato contesto. Con conseguenze facilmente immaginabili, soprattutto in un Paese in cui il numero di donne che subiscono violenze è in aumento e quello dei matrimoni di minori non accenna a diminuire. Secondo un report pubblicato dal governo turco nel 2018, 482.908 bambini sono stati costretti a sposarsi negli ultimi dieci anni, nonostante l’età minima per contrarre matrimonio secondo la legge sia di 18 anni. Il numero tra l’altro deve essere visto al ribasso, perché non considera quelle unioni celebrate dalle autorità religiose e di cui non si ha sempre notizia.

A questo dato allarmante se ne aggiungono altri: secondo un report delle Nazioni Unite, il 38% delle donne turche ha subito violenza sessuale o psicologica da parte del proprio compagno; mentre la campagna “Fermiamo il femminicidio” stima che le donne uccise dal partner o da un membro della propria famiglia nel solo 2017 siano state 409. Quasi il doppio rispetto alla media degli anni precedenti. Ma anziché risolvere questi problemi sociali, l’Esecutivo di Ankara con il suo comportamento rischia di aggravare ulteriormente la situazione, se la legge dovesse essere approvata.

La deriva di Erdogan

Il fatto che il partito del presidente abbia deciso di presentare ancora una volta questa misura, ben sapendo quale sarebbe stata la risposta internazionale e di buona parte della sua stessa opinione pubblica, è particolarmente significativo. Obiettivo primario del Governo dovrebbe essere quello di offrire maggiore tutela legale a chi subisce violenze o abusi sessuali e debellare la piaga dei matrimoni di minori. Invece, Erdogan ha deciso di depenalizzare questi stessi reati, abbracciando sempre di più ideali conservatori e – come in questo caso specifico – una visione maschilista della società in cui reati sessuali contro donne e bambine sono minimizzati. In questo modo diventa più difficile se non addirittura controproducente per chi subisce degli abusi denunciare il proprio aguzzino: le famiglie per difendere il proprio onore e normalizzare un comportamento deviante potrebbero costringere la donna o la bambina in questione a sposare quella stessa persona che ha abusato di loro. Come nel 2016, le associazioni per la difesa dei diritti stanno facendo sentire la loro voce sperando di poter costringere ancora una volta il Parlamento a sospendere la discussione di una legge che andrebbe cestinata una volta per tutte.