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Nonostante nella nostra società continuino ad esistere ingiustificati motivi per i quali le donne non ricevono le medesime opportunità degli uomini, possiamo considerare l’Italia come un luogo abbastanza fortunato dove nascere in “rosa”. Esistono Paesi nel mondo, principalmente quelli a maggioranza musulmana e quelli geograficamente collocati sull’Africa subsahariana, dove molto spesso nascere donna vuol dire essere condannati a morte. In altri ancora, quali la Cina del periodo della politica del figlio unico e nell’Armenia dei giorni nostri, significa essere destinati ad essere soppressi quando si è ancora feti. Nonostante i continui allarmi degli organi internazionali, non è stato fatto abbastanza per tutelare le donne e le ragazze nel mondo, lasciandole spesso in balìa non solo degli estranei, ma anche dei familiari o del proprio partner.

In Africa una donna su tre subisce violenze

La condizione in cui versano le politiche di parità sociale nel continente nero è disastrosa e le donne risultano essere le meno tutelate in assoluto. Le ultime stime redatte dalle Nazioni Unite identificano chiaramente l’entità del problema: un terzo delle donne subisce violenze fisiche dai propri familiari e la metà delle donne vittime di morte violenta sono state uccise dal proprio partner. La mancanza di difese legali, il timore delle ritorsioni e la paura di peggiorare la propria condizione non aiuta a controllare il fenomeno. La deficienza endemica degli apparati giudiziari dell’Africa non sono che la punta di un sistema sociale che vede la donna come ultimo gradino della scala gerarchica. Questa scarsa considerazione in cui esse versano peggiorano quando compare anche solo uno dei seguenti fattori: povertà ed islamismo.

Medio Oriente ed Sud-Est Asiatico

Con l’acuirsi dei conflitti sociali iniziati nella seconda metà del secolo scorso che hanno portato alla nascita di fazioni fortemente legate alla parola del Corano, anche l’Asia ha peggiorato l’entità del fenomeno. Afghanistan, Bangladesh ed Indonesia guidano la classifica nera dei maltrattamenti sulle donne; anche in questo caso, tutti Paesi poveri e tutti Paesi con popolazione a maggioranza musulmana.
Nella Penisola Arabica, escludendo la difficile condizione dello Yemen portata dalla guerra civile, a nascere donna non se la si passa poi così male. Certo, se non si hanno ambizioni di autodeterminazione, di indipendenza economica o di espressione del proprio essere. In assenza tuttavia di una povertà media sotto il limite della sopravvivenza calano drasticamente però i numeri degli abusi fisici, limitando l’esclusione sociale alle più sofisticate differenze di genere, differenze retributive e scarsa considerazione pubblica. Punti questi che, tuttavia, si possono trovare anche nel mondo occidentale, a noi più vicino.

Europa e Usa: dove il lavoro non ha lo stesso valore

Nonostante il nostro Paese venga sovente additato come retrogrado a livello culturale dai burocrati europei, l’Italia si attesta all’ottavo posto nella considerazione del ruolo della donna in ambiente lavorativo. Non che si tratti di un onore una differenza retributiva di quasi undici punti percentuali tra uomo e donna, ma la strada seguita dal nostro Paese al momento risulta la più corretta, ponendoci nell’avanguardia del panorama economico europeo. Negli Stati Uniti d’America, il gap retributivo medio si attesta su oltre i venti punti percentuali, con le donne che guadagnano 0,79$ ogni dollaro guadagnato dalla controparte maschile; con percentuali che arrivano ad oltre il 25% negli Stati centrali. La ragione principale di queste differenze retributive è riscontrabile nella minore possibilità di accesso all’istruzione di alto livello del genere femminile. Fattore in parte conseguenza di una cultura ancora legata al nostro passato ed in parte alle maggiori paure di fallimento.

Anche in Italia le donne subiscono violenze

Anche nel nostro Paese esistono casi di violenze sulle donne, sebbene il numero delle denunce sfiori il 41% dei casi, ponendoci anche in questo caso ai primi posti dell’Unione Europea per contrasto al fenomeno. Le donne che subiscono violenze dal proprio partner sono infatti meno del 15%, sebbene arrivi al 20% nel caso in cui la componente maschile della famiglia sia di origine straniera.

La nostra legislazione ha compiuto passi da gigante negli ultimi anni. Sebbene infatti misure legislative come l’introduzione del femminicidio non abbiano avuto un impatto notevole in termini di dissuasione, il sentiero tracciato è tuttavia quello corretto. L’aumento dell’informazione e della prevenzione è stato un valore aggiunto del nostro apparato educativo, permettendo alle donne di comprendere appieno i propri diritti e conoscere i propri mezzi di difesa. Nonostante tutto la strada per giungere alla più completa parità di genere ed alla corretta comprensione del ruolo sociale della donna è ancora lunga; questo deve essere uno degli obiettivi della nostra società nel decennio che ci stiamo apprestando ad affrontare.