Al triplice fischio dell’arbitro Hristiana Guteva, le undici calciatrici della nazionale femminile della Corea del Nord Under 17 sono esplose in fragorose grida di gioia. Il motivo è semplice: sono diventate campionesse del mondo per la seconda volta consecutiva dopo aver battuto in finale l’Olanda con un sonoro 3-0.
A differenza di quanto si possa pensare, il palmares delle ragazze nordcorane è ricchissimo: tre mondiali Under 20 (l’ultimo successo nel 2024), quattro Under 17 e, sempre per le Under 17, quattro Coppe d’Asia, oltre ad altri trofei vari da esibire in bacheca. Il movimento calcistico femminile del Nord domina la scena e lo dimostra la decima posizione occupata nel ranking Fifa dalla nazionale maggiore della Corea del Nord. Ma come ha fatto il Paese guidato da Kim Jong Un a creare un simile miracolo sportivo?
Certo, si può dare subito una spiegazione politica: considerando che lo sport internazionale è uno dei pochi modi che ha Pyongyang per dimostrare la propria sovranità ed esistenza alla comunità globale, ogni successo in competizioni rilevanti coincide per le atlete di Kim con un palcoscenico da sfruttare per sventolare la bandiera nazionale di fronte al mondo intero. C’è però molto altro da dire…
La Corea del Nord punta sul calcio femminile
Il calcio è molto popolare in Corea del Nord. Ma perché oltre il 38esimo parallelo il movimento calcistico femminile è più forte di quello maschile? È un’altra domanda interessante ma la risposta in questo caso è di facile intuizione: il governo nordcoreano sa bene che competere nei tornei maschili è pressoché impossibile dato l’immenso giro di denaro che che circola attorno alla categoria negli altri Paesi.
Allo stesso tempo, Pyongyang ha capito che le associazioni sportive europee considerano le competizioni giovanili una sorta di divertimento, e che – tolte rare eccezioni – pochi danno la stessa importanza alle manifestazioni femminili. Ecco perché la Corea del Nord, che vuole ottenere vittorie e piazzamenti rilevanti, ha scelto di affermarsi sul fronte femminile e giovanile.
Perché qui, nel calcio femminile e giovanile, il divario è più gestibile. Ci pensa la Pyongyang International Football School a selezionare, formare e istruire le calciatrici più promettenti del Paese seguendo un approccio altamente disciplinato e scientifico.
Una strategia vincente
Nel Mondiale femminile Under 17 in Marocco, la Corea del Nord hanno segnato 25 gol (un record nel torneo) subendone appena tre, e hanno vinto tutte e sette le partite. “Le nostre calciatrici hanno attraversato il campo sventolando con orgoglio la dignitosa bandiera della nostra repubblica”, ha scritto in prima pagina il quotidiano nordcoreano Rodong Sinmun celebrando il trionfo della nazionale.
L’allenatore della nazionale Under 17 olandese, Olivier Amelink, ha ammesso che le nordcoreane si sono dimostrate insuperabili in termini di abilità, forma fisica e intensità. “Non credo che avremmo potuto batterle. Credo che il divario tra noi e loro sia semplicemente troppo grande in questo momento. Ci hanno surclassato per tutta la partita”, ha dichiarato dopo la finale.
Piccola curiosità: tra le calciatrici più forti della Corea del Nord troviamo Yu Jong Hyang, capocannoniere della Coppa del Mondo Under 17 appena terminata, e Choe Il Son, giocatrice chiave nelle vittorie della Coppa del Mondo Under 17 e Under 20 del 2024. Date un’occhiata ai loro gol – in giro si trovano diversi filmati – per capire di cosa stiamo parlando…