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Le chiamano Mompreneurs, un termine inglese intraducibile in italiano che unisce due parole: madri e imprenditrici. In Cina ha preso piede una nuova categoria di donne affamate di successo e ossessionate dall’equilibrio tra la vita domestica e quella lavorativa. Sono le sempre più numerose mamme imprenditrici che alimentano, a loro modo, il motore economico del Dragone, sdoppiandosi in due ruoli spesso inconciliabili e alternando, con un’efficienza quasi estrema, la cura dei figli a fittissimi programmi aziendali. Queste figure si sono moltiplicate nelle aree più sviluppate del Paese, come nel delta del fiume Yangtze o nella cosiddetta Greater Bay Area, tra Guangdong, Hong Kong e Macao. È però impossibile quantificarle, poiché non esiste una discriminante, in termini di salario o guadagno, che consenta di inserirle in una categoria specifica.

Sappiamo tuttavia che, a livello nazionale, in Cina sono impiegate circa 320 milioni di donne, pari al 43,2% della forza lavoro totale, e che la quota di Miss dirigenti è aumentata di 1,2 punti percentuali, passando dal 22,84% del 2017 al 24,03% del 2021. Non solo: secondo una rilevazione della società di reclutamento Liepin, relativa al 2022, il 48% delle donne lavoratrici spera, sogna e ambisce ad aprire un’attività propria.

Le mamme imprenditrici della Cina

Le Mompreneurs non sono necessariamente tutte a capo di grandi multinazionali. Molte di loro gestiscono negozi di abbigliamento o attività commerciali online, mentre altre dirigono aziende creative o ristoranti. Il loro identikit? Sono economicamente indipendenti, abbastanza ricche da vivere agiatamente, possiedono una casa di proprietà, sono laureate e vantano esperienze lavorative pregresse. Soprattutto, possono contare su ampie risorse sociali e culturali, due caratteristiche necessarie per sfondare nel mondo dell’imprenditoria.

Le mamme imprenditrici cinesi, in ogni caso, non scelgono di dedicarsi solo alla carriera o solo alla vita familiare: mostrano la massima dedizione su entrambi i fronti. Un altro aspetto rilevante è che tutto ciò che fanno – che si tratti di assumere una babysitter o frequentare un corso di pianoforte – è alimentato dalle loro risorse.

La giornata tipo delle Mompreneurs? Sveglia all’alba; accompagnare i figli a scuola; un po’ di sport prima di arrivare al lavoro; breve pausa pranzo; eventuale allenamento; prendere i figli da scuola; ancora lavoro e ritorno a casa. Nel tempo libero o durante i weekend non mancano attività ricreative, come gite fuori porta o shopping.

L’altra metà del cielo

Per Mao Zedong, le donne sostenevano “l’altra metà del cielo”. In Cina, come abbiamo visto, oggi ci sono donne imprenditrici che portano sulle loro spalle il peso dell’intero cielo, considerando i loro partner inadatti o incompetenti.

In un contesto simile è difficile volere, o anche solo pensare, di avere uno o più figli, ed è un bel problema per l’ex Paese più popoloso del mondo. Oltre la Muraglia, infatti, le nascite sono in costante calo da anni. Nel 2024, il tasso di fertilità è sceso a 1,0 nascite per donna, ben al di sotto del livello di sostituzione di 2,1 necessario per sostenere la crescita della popolazione.

Questa tendenza continua nonostante la fine della politica del figlio unico e un’ondata di misure governative pro natalità. Il tempo intanto stringe perché la Cina si sta muovendo inesorabilmente verso quella che le Nazioni Unite classificano come una società “super anziana” (non certo l’unica dell’Asia, come abbiamo spiegato qui). Secondo alcune stime, la popolazione cinese in età lavorativa (dai 14 ai 64 anni) si ridurrà dal 70 al 64% entro il 2040.

Pechino ha quindi deciso di implementare provvedimenti per attenuare l’impatto dell’invecchiamento della popolazione, incoraggiando nel contempo le coppie più giovani ad avere più figli. Alcuni esempi? Sussidi per l’assistenza all’infanzia e l’ampliamento dei servizi per le donne nelle prime fasi della gravidanza.

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