In queste ore negli Stati Uniti si fa la storia, ma nel senso inverso. Dopo la fuga di notizie chiacchieratissima del maggio scorso, la decisione sembrava nell’aria ma non così imminente: quest’oggi, invece, la Corte Suprema ha definitivamente ribaltato la sentenza Roe vs Wade che dal 1973 è stata il baluardo dell’America pro-choice e che per quasi mezzo secolo ha consentito l’aborto entro le 24 settimane di gravidanza.

La decisione

Eliminata la garanzia della storica sentenza, e in assenza di una legge federale sul tema, quasi la metà degli Stati potrebbe mettere al bando o limitare severamente l’aborto a seguito della decisione. Altri Stati prevedono di mantenere regole più liberali nel regolare l’interruzione di gravidanza. “La Costituzione non conferisce il diritto all’aborto e l’autorità di regolamentare l’aborto viene restituita al popolo e ai suoi rappresentanti eletti”, si legge nel parere reso pubblico e scritto dal giudice Samuel Alito. I tre giudici liberal – Stephen Breyer, Sonia Sotomayor e Elena Kagan – hanno votato contro: “Con dispiacere – per questa Corte, ma soprattutto per i molti milioni di donne americane che oggi hanno perso una fondamentale protezione costituzionale – dissentiamo”.

Un colpo di scena che promette di gettare sale sulle ferite di un’America scollata e spaccata a metà, e che andrà esacerbando i toni e modi delle elezioni di mid term. Un altro duro colpo alla presidenza Biden e al mondo progressista.

“Un giorno triste”

Biden si presenta alla conferenza stampa abbattuto, con un filo di voce, ma stranamente fermo. Lo definisce un giorno triste per la Corte quello appena passato, e rispolverando il linguaggio tipico del costituzionalismo americano bolla la decisione della Corte come un “attentato alla privacy”: in effetti è proprio attorno al concetto di privacy che negli Stati Uniti è nato l’humus fertile ai diritti delle donne su temi come aborto e contraccezione. La privacy del corpo inteso come luogo sacro, come confine invalicabile tra noi e gli altri, tra la scelta personale e la norma o la morale.

Il presidente lancia un allarme: ora le donne americane sono a rischio, perché è a rischio non solo la loro scelta ma la loro salute. Ne fa una questione bipartisan: cita le tre grandi presidenze repubblicane (Nixon, Reagan, Bush) sotto le quali la Roe vs Wade ha prosperato come garanzia di legge. E indica un responsabile, a chiare lettere, di questo ribaltamento: Trump e il trumpismo, che aleggia come un fantasma nella composizione della Corte Suprema. Un’ideologia estrema la definisce Biden, poichè l’abolizione del diritto costituzionale all’aborto ha dimostrato quanto la maggioranza conservatrice all’interno della Corte suprema sia “estrema, e quanto le sue idee siano distaccate dalla realtà e dalla popolazione”. Questo ribaltamento costituzionale, secondo la Casa Bianca, costringerà le donne “a tenere i figli dei loro stupratori”, “renderà attive le leggi degli Stati che bandiscono l’aborto”. Stessa cosa dicasi per i casi di incesto. Biden allarga la visuale e la battaglia anche alla salute femminile intesa nel senso più ampio, passando per la tutela del diritto alla contraccezione e alle cure femminili.

Il presidente promette battaglia: “Roe is on the ballot!” ripete più volte, annunciando di fare qualsiasi cosa in suo potere per ripristinare un diritto riconosciuto federalmente. Ma ribadisce anche l’impossibilità per il presidente di agire da solo, rimandando a senatori e deputati la responsabilità e il potere di metterla ai voti una volta per tutte. “Tuttavia, la battaglia non è finita: la mia amministrazione farà tutto il possibile per difendere i diritti delle donne, ma un’azione del Congresso è fondamentale e con il voto alle prossime elezioni di medio termine i cittadini possono avere l’ultima parola”. Prima di congedare la stampa, il presidente ha ribadito due punti: il primo, rifiuto di qualsiasi forma di violenza, minaccia o intimidazione chiedendo che qualsiasi protesta si tenga pacificamente; con il secondo, prendendo posizione: “I stand with you!”, grida alle donne d’America.

Biden ha scelto davvero questa battaglia?

Il panorama giuridico adesso si complica. Se c’è chi preannuncia già uno scenario in stile Il racconto dell’ancella, quello che più facilmente accadrà nei prossimi mesi sarà una spaccatura netta tra Stati progressisti e Stati conservatori. Se i primi continueranno a garantire l’accesso all’aborto e a tutti i canali legati alla maternità e alla contraccezione consapevole, nelle aree dominate da Governi repubblicani e dalla forte impronte evangelica, il rischio è che non solo l’aborto venga vietato ma perfino l’accesso alla contraccezione, con grave pregiudizio della salute femminile. Si assisterà a veri e propri spostamenti in massa di donne che cercheranno di abortire oltre frontiera e un’impennata di aborti clandestini.

Biden sembra aver scelto la sua battaglia interna, optando per una simbologia interna che ancora sembrava assente. Eppure, non sono in molti a credere che il presidente abbraccerà questa lotta senza se e senza ma: numerosi osservatori notano che Biden stenti ad usare il termine “aborto” e che nel suo discorso ci sia stato, ad onor del vero, uno shift verso il tema ben più generale della salute della donna.

“È tempo che questo Presidente dichiari ciò che sta accadendo come un fallimento morale in questo paese e come una crisi della salute pubblica e dei diritti umani. È oltre il punto di fare politica. È tempo di pronunciare la parola aborto ad alta voce”, ha affermato la rappresentante dello stato del New Mexico, Michaela Lara Cadena. Il New Mexico, uno Stato senza alcun tipo di restrizioni all’aborto, è candidato a ricevere un alto afflusso di pazienti dagli stati vicini come il Texas.

Il presidente ora si trova sotto la pressione dell’ara radicale dei dem e del ondo dell’attivismo pro-choice. Nelle settimane precedenti la sentenza, discutendo con i lawmakers, a Biden sono state fornite diverse opzioni alternative per fronteggiare l’eventuale ribaltamento della Roe. Fra queste, ad esempio, consentire ai fornitori di aborti di lavorare dalla proprietà federale; oppure, fornire  finanziamenti federali alle donne per viaggiare fuori dallo Stato, opzione che ha il potenziale di entrare in conflitto con l’emendamento Hyde, la legge che proibisce il finanziamento federale all’aborto in quasi tutti i casi. Altre opzioni sono apparse più fattibili, incluso rendere più facile per le donne ottenere pillole abortive per posta. Ma restano gli ostacoli legali.

Per gli Stati Uniti e per la Casa Bianca si prepara un autunno caldo: c’è da scommettere che l’aborto sarà protagonista del mid term e della corsa per il 2024.

 

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