Un ponte di lancio di dimensioni ridotte, adattato sullo scafo di una nave comune, vecchi elicotteri e piccoli droni con la linea di aerei stealth che un tempo avevano incuriosito l’Occidente fino al punto di domandarsi se Teheran “facesse sul serio“. La portaereomobili dell’Iran sembra un grande modello in scala più che una seria minaccia. Tuttavia, è ugualmente importante cercare di capire le ragioni per cui gli ayatollah hanno voluto allertare il mondo per l’ottenimento di questo nuovo asset.
L’Iran è una potenza regionale, che ambisce alla deterrenza nucleare e, come ogni grande Paese con uno sbocco sul mare, vorrebbe poter schierare gli stessi sistemi d’arma delle grandi potenze. Ecco perché ha lanciato anni fa il progetto per ottenere una “portaerei” di produzione nazionale: la Shahid Bahman Bagheri.
La portaerei indigena di Teheran
All’inizio di febbraio il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica dell’Iran (IRGC) ha accolto nella sua flotta una nuova “nave portaerei per droni ed elicotteri” indigena. La Shahid Bahman Bagheri, che deve il suo nome al comandante “martire” morto nella guerra tra Iran e Iraq, è stata presentata in una cerimonia che si è tenuta a Bandar Abbas, sul Golfo Persico, ed è basata sullo scafo di una nave commerciale convertita – come usarono in passato le grandi potenze tra i due conflitti mondiali – che ha richiesto circa due anni per essere tramutata in una portaeromobili. I vari sviluppi e lo stesso varo sono stati osservati dai satelliti Sentinel-2.
Con una lunghezza di 240 metri, e un “ponte di volo angolato unico” che si sviluppa dal lato sinistro a quello destro e termina con uno sky-jump, la portaeromobili iraniana ha subito posta all’attenzione degli analisti, tra cui annoveriamo sempre HI Sutton, la soluzione alternativa per “evitare la necessità di rimuovere la sovrastruttura preesistente rimasta dalla vita passata della nave come nave mercantile“, varata come Perarin, con un dislocamento di 40.000 tonnellate, alimentata da un motore diesel che le consente di raggiungere una velocità massima di 20 nodi.
L’Iran possiede già dei vettori capaci di lanciare droni, ma non di recuperarli. Costringendo i pasdaran a missioni in prossimità della costa, dove i velivoli sarebbero atterrati. Adesso invece, con la capacità di lanciare e recuperare droni ed elicotteri da un vettore che, stando a quanto affermato, può contare su “22mila miglia nautiche di raggio operativo”, le capacità della flotta iraniana fanno un salto di qualità, sebbene gli analisti ritengano l’utilità di questa nave comunque “discutibile”. Senza considerare la vulnerabilità di un simile vettore, privo di un gruppo d’attacco (e dunque di difesa), se ingaggiato distante dalla costa iraniana o, peggio ancora, al di fuori del Golfo.
Ciò nonostante, secondo gli iraniani: “L’aggiunta di questa nave alla flotta della Marina dell’IRGC segna un passo significativo nel potenziamento delle capacità di difesa e deterrenza dell’Iran in acque lontane, contribuendo anche alla protezione degli interessi nazionali del paese“. Secondo le poche informazioni che circolano si dice sia dotata di sistemi di difesa a corto e medio raggio, e sistemi per raccolta d’informazioni e spionaggio di segnali elettromagnetici SIGINT.

I droni Qaher, dei caccia stealth in miniatura
Quando l’Iran svelò, ormai otto anni fa, il prototipo dell’F-313 Qaher, filmato mentre era in movimento su una piazzola e all’interno di un hangar, gli esperti militari dubitarono fin dal primo momento del programma di sviluppo per un caccia stealth iraniano. Troppe anomalie tecniche e un abitacolo sovradimensionato per la cellula e sottodimensionato per un pilota umano. Era il 2017 e saltuariamente si tornò a discutere delle capacità aeree dell’Iran e di quel “fake“.
Ora la “portaerei per droni” Shahid Bahman Bagheri ci ha svelato la verità: si trattava di un simulacro di un sistema aereo senza pilota con il design di un aereo da caccia in scala ridotta. Un UAV che sarebbe stato lanciato dalla pista con sky-jump. Oltre ai droni come il Qaher e gli Jahesh-700, la portaeremobili iraniana può imbarcare almeno due elicotteri di fabbricazione russa del tipo Mil Mi-8/17, o del tipo Bell 212. Lo stesso vecchio modello di produzione statunitense su cui ha perso la vita il presidente iraniano Ebrahim Raisi. È da escludere che la Shahid Bahman Bagheri possa lanciare e recuperare aerei da caccia.

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