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Il piano dell’Unione Europea ReArm Europe, che si prefigge di rinforzare la difesa dei Paesi dell’Ue e non di stabilire un esercito europeo, rappresenta un primo passo verso la razionalizzazione dei programmi per gli armamenti del Vecchio Continente. Il mettere insieme il procurement dei sistemi d’arma, è sicuramente una buona idea sebbene si debba ancora capire in che modo verrà fatto, ed è una primo deciso passo – dopo la nascita dell’Expedition Force – verso la definizione pratica di un sistema di difesa comune, inteso soprattutto come un ecosistema di difesa comunitario capace di mettere a sistema le competenze valorizzandole, con il vantaggio di evitare la troppa diversificazione e la dispersione al di fuori dell’UE dei fondi (si spera).

Ma cosa servirebbe a livello strutturale all’Ue per avere una difesa comune credibile, efficace e alternativa alla NATO?

AWACS, trasporto e aerocisterne

Oltre al comando unificato, il cui embrione è stato posto con l’Expedition Force, alla difesa europea, o per meglio dire a un esercito europeo, mancano, o sono carenti, capacità fornite dalla NATO e dagli Stati Uniti. Tra le prime le capacità di Airborne Early Warning, che all’Alleanza sono garantite dai 16 Boeing E-3A “Sentry”, di cui 12 operativi, tutti basati presso Geilenkirchen (Germania). La Francia possiede 4 E-3F basati ad Avord, che però sarebbero insufficienti per garantire la continuità di operazioni ad alta intensità, estese geograficamente o fuori area. Italia, Svezia, Spagna, Grecia e Polonia potrebbero integrare la flotta di AWACS francesi coi propri AEW (G-550, Bombardier Global 600, CASA C-295, Saab 340, Embraer 145H) ma, si tratta di velivoli “tattici” rispetto agli E-3.

Va meglio per quanto riguarda la capacità di rifornimento in volo: la Francia dispone di 12 Airbus A-330 MRTT, l’Italia può contare su una flotta di 4 KC-767 e 3 KC-130J, la Germania su 3 KC-130J e 48 A-400M, la Spagna su 17 A-400M, l’Olanda su 9 A-330.

Per quanto riguarda il trasporto, all’Ue manca un vero e proprio aereo da trasporto pesante sul modello del C-17 statunitense o dell’Ilyushin Il-72 russo, mentre dal punto di vista dei velivoli da trasporto tattico può contare su un discreto numero complessivo di A-400 e C-130 e di altri velivoli più piccoli (come il C-27 “Spartan”) delle varie forze aeree già menzionate. Bisogna però ricordare che la flotta di C-130 deve essere sostituita per esigenze di anzianità e che quella di A-400 è afflitta da problematiche che ne tengono a terra la maggior parte; inoltre che bisognerebbe aumentare drasticamente il numero dei velivoli da trasporto “strategico” dual use come gli Airbus A-330 e i KC-767 o trovarne di equivalenti. In condizioni ideali, occorrerebbero anche velivoli molto più grandi sul modello del C-5 “Galaxy” per movimentare rapidamente assetti molto pesanti.

EW, componente imbarcata e intelligence

Siamo molto indietro invece nei velivoli da EW (Electronic Warfare) con un divario molto importante rispetto agli Stati Uniti: solo Francia, Germania e Italia posseggono assetti atti allo scopo (come il Dassault Falcon 8, il Tornado ECR e l’EC-27J). Alla componente aerea imbarcata (di Francia, Italia e Spagna), manca un aerocisterna e un AWACS (se escludiamo gli “Hawkeye” francesi), mentre dal punto di vista navale sarebbe d’uopo poter contare su un numero maggiore di SSN magari ampliando la possibilità ad altri stati europei come l’Italia o la Germania oltre che aumentare le capacità di rifornimento d’altura, nonché il numero dei DDG.

Sicuramente va aumentata la space awareness: uno strumento militare efficace deve forzatamente avere una capacità di sorveglianza dallo spazio adeguata, pertanto le nostre costellazioni satellitari andrebbero ampliate col lancio di ulteriori satelliti ISR nonché per le telecomunicazioni, per avere capacità di ridondanza. Da questo punto di vista l’Europa è già una potenza globale, ma il sistema di difesa della NATO si affida ancora per buona parte sui satelliti statunitensi.

Logistica, logistica, logistica

Cambiando dominio, l’Ue dovrebbe stabilire un proprio centro di eccellenza per la Cyber Warfare sul modello di quello dell’Alleanza nato in Estonia, e dedicarsi attivamente alla Cyber Security con esercitazioni Ue esattamente come fa la NATO.

Questo ci porta a un altro strumento bellico che andrebbe unificato, ma che molto difficilmente, anche in caso di nascita dell’esercito europeo, vedremo come tale: la capacità di intelligence. Servirebbe un’agenzia comunitaria che metta a sistema tutte le risorse dei Paesi membri, ma comprendiamo che sia quasi impossibile che esista questo tipo di trasparenza tra gli Stati dell’Unione. Piuttosto si richiede maggiore collaborazione e trasparenza su determinati dossier che sono preponderanti o impellenti.

Da ultimo, ma non per importanza, occorrerebbe un’unificazione della catena logistica accompagnata da una revisione completa del sistema di trasporto ferroviario e via terra: gli assetti terrestri si devono spostare rapidamente all’interno dell’Ue, mentre ancora persistono grandi differenze tra i Paesi originari e quelli entrati di recente, inoltre va ripensata la dislocazione geografica di depositi/magazzini cercando l’unificazione del sistema di rifornimento, in modo che lo stesso pezzo di ricambio sia possibile trovarlo in Ungheria come in Portogallo seguendo le stesse identiche procedure. Del resto, come recita il vecchio adagio militare, per vincere una guerra servono tre cose: logistica, logistica e logistica.

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