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L’Italia avrà i carri armati tedeschi Leopard 2. Oggi a Montecitorio la Commissione Difesa della Camera dei Deputati presieduta dal leghista Nino Minardo ha approvato il piano da oltre 8,2 miliardi di euro per dotare l’esercito italiano di 132 carri armati per armare due reggimenti e 140 piattaforme per le brigate pesanti, i reparti logistici, il genio e gli altri reparti.

Il piano si dividerà tra una prima fase, da quest’anno al 2026, di preparazione e adattamento, e una seconda, dal 2027 al 2037, di arrivo formale dei mezzi. L’approvazione della Commissione Difesa è l’ultimo atto formale: lo Stato Maggiore della Difesa aveva approvato il programma col piano denominato «Rinnovamento della componente corazzata (Main Battle Tank Leopard 2 e piattaforme derivate) dello strumento militare terrestre», poi vidimato dal governo Meloni. Ora il piano prende definitivamente forma e avrà una duplice valenza: militare-strategica e industriale.

Militare e strategica, da un lato, perché con il corazzato tedesco consentirà un affiancamento e in prospettiva una sostituzione ai vecchi Ariete dell’Esercito italiano. Per le forze armate di Roma si inizia un processo di potenziamento del dispositivo terrestre con una forza corazzata di valore crescente che porterà, in una prospettiva decennale, a una crescente standardizzazione delle forze di terra degli eserciti dell’Europa continentale. Il Leopard 2A8, la versione del corazzato progettato da Rheinmetall e Krauss-Maffei Wegamann che arriverà alle truppe di Roma, diventerà gradualmente lo standard comune. Gli esperti delle forze armate italiane, inoltre, ricordano che Roma ha tendenzialmente tre vulnerabilità in termini di dotazione per le forze di terra: artiglieria, sistemi di contrasto ai droni e, soprattutto, mezzi pesanti. Sanare la più pesante di queste vulnerabilità sarà un indubbio primo passo.

Da non sottovalutare anche il versante industriale, d’altro canto. Il progetto del futuro corazzato acquistato da Roma non sarà italiano, ma i carri che andranno in dotazione alle forze armate, almeno in parte, lo saranno. Già a dicembre Paolo Mauri su queste colonne parlava del futuro Leopard 2A8 come di “un carro armato dotato di sistema di condotta del tiro, di apparati di comunicazione e di comando e controllo (e probabilmente anche elementi della torretta) forniti da Leonardo. Negli accordi siglati ieri, anche se non esplicitato, sembrerebbe essere coinvolto anche il nuovo Aics (Armoured Infantry Combat System), cioè la nuova famiglia di veicoli cingolati da combattimento per la fanteria dell’Esercito Italiano”. In quest’ottica la Germania appare un partner sempre più solido per il sistema-Difesa dell’Italia.

La collaborazione tra Italia e Germania nel settore della Difesa sta raggiungendo livelli senza precedenti negli ultimi decenni, con l’integrazione di carri armati, sottomarini e forse in futuro anche con una convergenza sui caccia di sesta generazione. Roma e Berlino, grazie ai loro sistemi industriali altamente interconnessi, stanno emergendo come attori chiave in questo processo, superando il tradizionale dualismo franco-britannico che spesso ha frenato lo sviluppo di una Difesa comune europea.

Recentemente, la Francia ha proposto di coinvolgere l’Italia nel progetto del carro Main Ground Combat System (Mgcs), sviluppato in collaborazione con la Germania. Tuttavia, il Ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, sembra avere in mente un progetto alternativo per un Main Battle Tank (Mbt), coinvolgendo anche Italia, Spagna e Svezia. Questo potrebbe portare alla creazione di un vero e proprio “Leopard III”, un’iniziativa che, secondo esperti del settore con cui InsideOver si è confrontata, ha basi solide.

L’italiana Leonardo è una delle aziende chiave in questo schema assieme a Rheinmetall, una delle principali aziende del settore della Difesa tedesca, che ha una forte presenza in Italia ed è coinvolta nel progetto del nuovo carro insieme proprio a Leonardo e alla svedese Saab. Centrale un altro big della Difesa germanica, Krauss-Maffei Wegamann, come riporta Ares – Osservatorio Difesa: Krauss-Maffei Wegamann ha in particolare stretto un’importante partnership con l’ex Finmeccanica, dato che “quest’ultima non ha più interesse a mettere sul mercato la OTO Melara con i suoi stabilimenti spezzini e le altre unità distaccate perché sarà interessa da un vasto piano di produzione che riguarderà non solo i Leopard 2A8 e le versioni speciali ma anche il nuovo veicolo da combattimento della fanteria e le sue versioni di supporto, programma già noto come AICS od Armored infantry combat system”.

Non finisce qui. L’Istituto Affari Internazionali (Iai) ha condotto una ricerca approfondita sulla cooperazione militare italo-tedesca nell’ambito del Fondo europeo per la Difesa (Edf). Lo Iai segnale come i due Paesi stanno già collaborando a livello europeo per lo sviluppo di un sistema aereo a pilotaggio remoto di media altitudine e lunga durata (Rpas-Male), che mira a potenziare l’Europa con un moderno sistema di intelligence, sorveglianza e ricognizione (Isr). Aggiungiamo, a ciò, l’acquisto italiano della licenza per i sottomarini U-212 di matrice tedesca progettati dalla tedesca ThyssenKrupp Marine System. C’è una partnership rodata con la Germania che si fa sempre più forte anno dopo anno. La verticale che unisce i due Paesi, in via di consolidamento militare, spinge ai margini il protagonismo di attori come Parigi e rende scalabili partnership consolidate. L’accordo concluso sui Leopard è una parte, la più importante, di un processo consolidato da tempo.

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