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La nuova Fenice sviluppata da Leonardo affronta la sfida più difficile: sostituire il longevo e apprezzato Mangusta nelle fila dell’Esercito Italiano e affacciarsi sul mercato estero, rivolgendosi ai partner internazionali che sono alla ricerca di una piattaforma da combattimento ad ala rotante all’avanguardia e competitiva.

È stato presentato al mondo durate il salone di Parigi l‘AW249 “Fenice”, elicottero da combattimento di ultima generazione che annuncia capacità di intervento nei contesti operativi del futuro, pensato per collaborare con le altre piattaforme nel nuovo concetto di “interconnessione” dei sistemi di combattimento, e già destinato a sostituire l’elicottero da combattimento AW129D Mangusta in forza all’Aviazione dell’Esercito (AVES). Piattaforma che ha preso parte alla maggior parte delle missioni italiane all’estero. Coinvolto in alcune delle più coraggiose azioni di combattimento note alla cronache.

Un elicottero di nuova generazione

Sviluppato per connettersi con piattaforme aeree come gli elicotteri NH-90 e CH-47, inclusi gli Uncrewed Aircraft Systems, la Fenice integra nuovi equipaggiamenti quali: sistemi di comunicazioni e avionici all’avanguardia, un sistema avanzato di gestione dell’arena di ingaggio operativo. Tutto per ridurre il carico di lavoro del pilota e del suo copilota/cannoniere.

Con un design che riprende in parte quello dell’elicottero medio AW149, la nuova Fenice non si allontana nella linea “complessiva” del suo predecessore AW129 “Mangusta”. Al pari di quelle dei suoi omologhi – come il Bell Ah-1Z Viper o il Boeing AH-64 Apache – prevede un abitacolo in tandem, alette laterali con pod che possono trasportare razzi guidati e non guidati da 70 mm, missili guidati a raggi infrarossi air-to-air e missili a radiofrequenza o a fibra ottica guidati da 20 mm per colpire bersagli terrestri. È inoltre dotato, come il Mangusta, di un cannone TM197B da 20 mm a tre canne nella sezione anteriore, proprio sotto l’abitacolo.

Per scenari multidominio e intelligence

Pensato per operare negli scenari multidominio dei conflitti moderni, e modificato rispetto al suo predecessore per sopportare ambienti ostili anche a livello di “manutenzione”, l’AW249 promette di poter “atterrare e decollare da piattaforme navali” e di essere “approntato, rifornito e riarmato sulle stesse”.

Secondo quanto si può apprendere, l’AW249 può svolgere un’ampia gamma di missioni “diverse”, cui scorta, supporto ravvicinato e interdizione. Le missioni che hanno sempre visto distinguersi – nei cieli di Afghanistan e Iraq, il vecchio Mangusta – ma anche nuovi impieghi, come l’acquisizione di informazioni nell’ambito “Intelligence, sorveglianza, acquisizione del bersaglio e ricognizione” grazie ai suoi sistemi di sorveglianza per “identificare” obiettivi potenzialmente ostili e trasmettere i dati ai centri di comando e controllo attraverso “canali sicuri”.

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