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L’irrequieto presidente degli Stati Uniti brama una nuova classe di navi da guerra che noi già chiamiamo USS Defiant, nome scelto per la capo classe delle cinque nuove unità di superficie e da battaglia destinate all’Us Navy, destinata a diventare la “più grande nave da combattimento di superficie statunitense dalla Seconda Guerra Mondiale“. L’annuncio della “nuova corazzata” per alcuni segna una svolta netta nella dottrina navale americana, per altri, è una scelta in controtendenza, che non tiene conto degli ultimi sviluppi nella dottrina che studia la guerra navale, rivoluzionata all’impiego di droni e missili capaci di annientare unità di stazza elevata con un singolo colpo a segno. Ciò nonostante, con il programma BB(X), svelato personalmente da Donald Trump il 22 dicembre 2025, la US Navy abbandona l’idea della “letalità distribuita” e sembra voler tornare a una potenza di fuoco concentrata nell’ambito della nuova Golden Fleet. 

Pensata per colmare il divario “quantitativo e qualitativo” che si sta sviluppando con la PLA Navy della Repubblica Popolare Cinese in termini di missili, sensori e capacità ipersoniche, la USS Defiant e l’ambizione strategica promossa dal Tycoon sta già sollevando pronti dubbi riguardo la sostenibilità del progetto e il reale impiego di questa nuova nave da guerra che verrà schierata dopo il ritiro degli incrociatori Ticonderoga e i limiti fisici dei cacciatorpediniere Arleigh Burke.

La Defiant, o BB(X), viene ufficialmente classificata come “corazzata”, nella vecchia dicitura usata per definire queste tipo di nave da guerra, ma è di fatto associabile a un incrociatore pesante lungo 270 metri, con oltre 35.000 tonnellate di dislocamento, una propulsione convenzionale e un armamento che combina 128 celle Vls Mk 41 con 12 tubi per missili ipersonici Conventional Prompt Strike – gli stessi installati sui cacciatorpediniere classe Zumwalt – cannoni da 127 mm, sistemi di difesa ravvicinata e la possibilità di integrare in futuro il missile nucleare tattico Slcm-N. Questa gigantesca nave da battaglia dovrebbe essere in grado di raggiungere velocità superiori a 30 nodi, e ospitare nel suo hangar convertiplani V-22 Osprey, elicotteri e droni.

Sul piano concettuale, il BB(X) dovrebbe rappresentare una risposta a un limite strutturale delle Operazioni Marittime Distribuite: missili ipersonici di grandi dimensioni e laser ad alta energia non possono essere “distribuiti” su fregate leggere, esprimendo il suo vero valore attraverso la potenza dei sensori, nella resilienza strutturale e nello spazio che riserverebbe per i futuri che le garantirebbero un ruolo di nave comando per future le operazioni navali. Dato che, secondo le stime, un’unità BB(X) potrebbe essere in grado di “dominare autonomamente una battaglia aerea e di superficie“, se dotata di un solido schermo ASW a supporto.

Accantonando le nuove tattiche navali e i rischi in cui potrebbe incorrere un’unità di questa stazza, uno dei punti più critici del piano che dovrebbe portare alla schieramento della USS Defiant, USS Trump, USS Hegseth e USS Phelan – questi i nomi proposti per le nuove unità – è il nodo industriale.

Per il segretario della Marina John Phelan, la costruzione di questa nuova classe di navi da guerra, spesso definita Classe Trump, porterò lavoro “per i cantieri navali di tutta l’America, da Filadelfia a San Diego, dal Maine al Mississippi, dai Grandi Laghi alla costa del Golfo“, mentre i detrattori del programma sottolineando come la base cantieristica statunitense abbia recentemente fallito nel consegnare in tempo persino una semplice fregata derivata da un progetto esistente, la classe Constellation.

Ciò dovrebbe lascia “presumere” che lo stesso ecosistema possa progettare e costruire una corazzata altamente complessa entro il 2035 richiede un ottimismo notevole. Il coinvolgimento del cantiere Hanwha Philly, privo di esperienza militare, e l’ipotesi di una costruzione modulare distribuita evidenziano l’urgenza, ma anche l’improvvisazione. Con un costo stimato tra i 10 e i 15 miliardi di dollari per unità e una consegna non prevista prima dei primi anni 2040, la Defiant rischia di diventare una “risorsa troppo grande da perdere”: un bersaglio prioritario, da proteggere con un apparato di scorta dedicato, in una flotta che già fatica a mantenere numeri e scorte di munizioni adeguati.

La Defiant è, in ultima analisi, uno strumento politico oltre che militare: una manifestazione di potenza pensata per dissuadere, impressionare e segnalare determinazione strategica, più che per risolvere da sola il problema dell’equilibrio navale con Pechino. La storia suggerisce però cautela: le flotte basate su poche navi su cui concentrare sistemi d’arma e potenza sono comunque vulnerabili. La vera sfida per la Marina statunitense non è costruire la nave più grande, ma trovare un equilibrio sostenibile tra piattaforme, munizioni, logistica e capacità industriale.

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