Il “capitalismo nazionalista” è un nuovo paradigma strategico per l’economia americana nell’era del Trump 2.0 e il settore dei droni ne sta beneficiando. Il 28 maggio le azioni di molti promettenti produttori di velivoli senza pilota sono decollate dopo che è emerso che l’amministrazione Usa si preparerebbe a finanziare direttamente molte aziende attive nel settore dei droni per colmare un gap di capacità e rafforzare il dominio militare statunitense. Secondo quanto emerso da ciò che è stato raccontato al Wall Street Journal da funzionari Usa attenti al dossier, Washington sarebbe pronta a investimenti fino a 55 miliardi di dollari nel programma Drone Dominance del Pentagono.
Il Dipartimento della Difesa (o della Guerra) guidato da Pete Hegseth ha istituito la Joint Interagency Task Force 401 per accelerare la preparazione delle forze armate Usa all’uso di velivoli senza pilota nella ricognizione, nel combattimento e in ogni fase dell’attività militare. L’amministrazione di Donald Trump ha già fatto affari d’oro su alcuni dossier come quello di Intel, colosso dei semiconduttori la cui partecipazione americana acquisita a agosto 2025 è quadruplicata di valore in pochi mesi. Wall Street ha premiato l’entusiasmo sulla spinta delle dichiarazioni.
Airo (+21%), Red Cat Holdings (+35%), AeroViroment (+19%) sono decollate, pur fatturando solo poche centinaia di milioni di dollari, di fronte all’ipotesi che il Pentagono possa entrare direttamente in campo. Ma la vera trionfatrice è stata Unusual Machine: +62% per il gruppo della Florida che ha come addendum l’elemento di avere tra i membri del board nientemeno che Donald Trump Jr. La cui presenza potrebbe forse offrire una spinta ulteriore agli affari dell’azienda, che si trova nel pool delle papabili beneficiarie dell’accordo. Tutto da confermare, ma si mostra la vitalità americana nell’esplorare una nuova frontiera dell’innovazione militare.
Tom Bailey, Head of Research di HANetf, ha commentato che c’è euforia per i “potenziali stanziamenti per 55 miliardi di dollari destinati a droni, autonomia, sistemi counter-drone e alle filiere domestiche necessarie per produrli su larga scala. Questa spesa potrebbe favorire sia i grandi gruppi della difesa sia i nuovi operatori pure play specializzati nei droni. Per le società quotate di minori dimensioni, tuttavia, l’impatto potrebbe essere particolarmente rilevante” in un contesto in cui per aziende relativamente piccole “pacchetti di finanziamento alla difesa o impegni di procurement relativamente limitati possono modificare in modo sostanziale le prospettive di crescita”.
Tutto questo è reso credibile dal nuovo vento d’investimenti e provvedimenti strategici spinto dall’amministrazione Trump, la cui torsione interventista nell’economia, motivata dalla volontà di spingere la sicurezza nazionale e l’industria americane, appare fonte di credibilità. Attendiamo gli stanziamenti: ma si percepisce il senso d’urgenza e il timore americano di restare indietro, qui come in altri settori. L’America ha dalla sua talenti, imprese e, soprattutto, capitali. E non ne vuole lesinare per provare a riconquistare terreno dove è rimasta indietro.