Usa, strategia di Sicurezza e strategia di Difesa: similitudini e differenze

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Il 23 gennaio il Dipartimento della Guerra statunitense ha rilasciato la sua Strategia di Difesa Nazionale. Il documento fa seguito alla Strategia di Sicurezza Nazionale (NSS) rilasciata a inizio dicembre dell’anno scorso, e fissa in modo molto più dettagliato le linee guida della politica estera della nuova amministrazione Trump.

Nell’introduzione del documento si afferma che per troppo tempo il governo degli Stati Uniti ha trascurato, perfino rifiutato, di mettere al primo posto gli americani e i loro interessi concreti. Le precedenti amministrazioni hanno sperperato i vantaggi militari, le vite, la buona volontà e le risorse del popolo in grandiosi progetti di nation building, in promesse autocelebrative di sostenere astrazioni utopistiche come l’ordine internazionale basato su regole. Il presidente Trump ha cambiato radicalmente questa situazione, mettendo gli americani al primo posto per rendere gli Stati Uniti di nuovo grandi. Il Dipartimento, pertanto, secondo l’intento statunitense non sarà più distratto da interventismo, guerre infinite, cambi di regime e nation building. Invece si metterà al primo posto gli interessi pratici e concreti del popolo americano, sostenendo una politica di vera pace attraverso la forza. Viene affermato perentoriamente che “saremo la spada e lo scudo per scoraggiare la guerra con l’obiettivo della pace”, ma restando pronti a combattere e vincere i conflitti necessari alla nazione.

Pace attraverso la forza e non interventismo

Anche in questo documento, come nella strategia di sicurezza nazionale, viene riaffermato il principio del non interventismo ovvero una postura diversa dall’isolazionismo. Viene detto infatti che significa avere un approccio mirato e genuinamente strategico alle minacce che gli Stati Uniti devono affrontare e gestire al meglio. Anche qui viene sottolineato che questo approccio si basa su un realismo flessibile e pratico che guarda al mondo con chiarezza, essenziale per servire gli interessi americani. Ancora una volta si afferma che l’America è al primo posto e che la pace va ottenuta attraverso la forza.

Si sottolineano anche alcuni aspetti chiave della politica estera statunitense, che stiamo già osservando. Si afferma che i confini americani sono stati violati, i narcoterroristi e altri nemici sono diventati più potenti in tutto l’emisfero occidentale e l’accesso degli Stati Uniti a territori chiave come il Canale di Panama e la Groenlandia è stato sempre più messo in dubbio. Nel frattempo, in Europa, dove il presidente Trump aveva precedentemente guidato gli alleati della NATO a iniziare a prendere sul serio la loro difesa, l’ultima amministrazione li ha di fatto incoraggiati a fare i free rider, lasciando l’Alleanza incapace di scoraggiare o rispondere efficacemente all’invasione russa dell’Ucraina. In Medio Oriente, Israele ha dimostrato di essere in grado e disposto a difendersi dopo i barbari attacchi del 7 ottobre – in breve, di essere un alleato modello. Eppure, anziché rafforzare Israele, l’ultima amministrazione gli ha legato le mani. Nel frattempo, la Cina e il suo esercito sono diventati più potenti nella regione indo-pacifica, l’area di mercato più grande e dinamica del mondo, con implicazioni significative per la sicurezza, la libertà e la prosperità degli americani.

La questione cinese

Una similitudine fondamentale tra i due documenti, che non stupisce affatto, è appunto la narrazione sulla minaccia cinese, anche se nella Strategia di Difesa Nazionale i toni sono leggermente diversi rispetto alla Strategia di Sicurezza Nazionale. Nel primo documento si sosteneva infatti che ci fossero 30 anni di errate convinzioni americane sulla Cina: in particolare, che aprendo i mercati a Pechino, incoraggiando le imprese americane a investire in Cina ed esternalizzando la produzione in quel Paese, si sarebbe facilitato l’ingresso della Cina nel cosiddetto “ordine internazionale basato sulle regole”. Ciò non è accaduto. La Cina è diventata ricca e potente, e ha usato la sua ricchezza e il suo potere a suo considerevole vantaggio. L’Indo-Pacifico, fonte di quasi la metà del PIL mondiale a parità di potere d’acquisto (PPA) e di un terzo in base al PIL nominale, continuerà a essere tra i principali campi di battaglia economici e geopolitici del prossimo secolo e per prosperare gli USA devono competere con successo in quella regione approfondendo ulteriormente i legami commerciali, culturali, tecnologici e di difesa, e riaffermando l’impegno per un Indo-Pacifico libero e aperto.

Nella NSS si afferma che gli USA intendono scoraggiare un conflitto per Taiwan, idealmente preservando la superiorità militare, ovvero costruendo “un esercito in grado di negare l’aggressione in qualsiasi punto della Prima Catena Insulare”. Nella Strategia di Difesa Nazionale si precisa che sebbene la Cina si trovi ad affrontare sfide interne molto significative in termini economici, demografici e sociali, il suo potere sta crescendo. Pechino ha già speso ingenti somme di denaro per l’Esercito Popolare di Liberazione negli ultimi anni, spesso a scapito delle priorità interne. Eppure, la Cina può ancora permettersi di spendere ancora di più per le sue forze armate, se decidesse di farlo, e ha dimostrato di saperlo fare in modo efficace. In effetti, la velocità, la portata e la qualità dello storico rafforzamento militare della Cina parlano da sole, comprese le forze progettate per operazioni nel Pacifico occidentale e quelle in grado di raggiungere obiettivi molto più lontani.

Questo è importante per gli interessi americani. Si precisa che se la Cina – o chiunque altro – dominasse l’Indo-Pacifico, sarebbe in grado di porre di fatto il veto all’accesso degli americani al centro di gravità economico mondiale, con implicazioni durature per le prospettive economiche USA, inclusa la capacità di reindustrializzarsi. Ecco perché la NSS ordina al Dipartimento della Guerra di mantenere un equilibrio favorevole del potere militare nell’Indo-Pacifico. Non per dominare, umiliare o strangolare la Cina. Al contrario, l’obiettivo è molto più ampio e ragionevole: è semplicemente garantire che né la Cina né nessun altro possa dominare gli Stati Uniti o gli alleati. Ciò non richiede un cambio di regime o qualche altra lotta esistenziale. Piuttosto – si afferma forse con un po’ troppa sicumera – una pace dignitosa, a condizioni favorevoli agli americani ma che anche la Cina possa accettare e sotto cui vivere, è possibile.

Ritorna la Russia

Nella Strategia di Difesa Nazionale compare la Russia che era sparita dalla NSS. Si afferma infatti che la Russia continuerà a rappresentare una minaccia persistente ma gestibile per i membri orientali della NATO nel prossimo futuro. Infatti, sebbene la Russia soffra di diverse difficoltà demografiche ed economiche, la guerra in corso in Ucraina dimostra che detiene ancora profonde riserve di potenza militare e industriale. La Russia ha anche dimostrato di possedere la determinazione nazionale necessaria per sostenere una guerra prolungata nei suoi confini più prossimi. Inoltre, sebbene la minaccia militare russa sia principalmente concentrata sull’Europa orientale, la Russia possiede anche il più grande arsenale nucleare al mondo, che continua a modernizzare e diversificare, nonché capacità sottomarine, spaziali e informatiche che potrebbe impiegare contro gli USA. Alla luce di ciò, il Dipartimento garantisce che le forze statunitensi sono pronte a difendersi dalle minacce russe agli USA e che continuerà a svolgere un ruolo vitale all’interno della NATO stessa, anche mentre si calibra la postura e le attività delle forze statunitensi nel teatro europeo per meglio tenere conto della minaccia russa agli interessi americani.

Il documento sostiene che Mosca non sia in grado di ambire all’egemonia europea. La NATO europea (ovvero senza gli USA ndr) surclassa la Russia in termini di dimensioni economiche, popolazione e, quindi, potenza militare latente. Allo stesso tempo, sebbene l’Europa rimanga importante, detiene una quota minore e in calo del potere economico globale. Ne consegue che, sebbene gli Stati Uniti siano e rimangano impegnati in Europa, debbano – e lo faranno – dare priorità alla difesa della patria e alla deterrenza nei confronti della Cina. Certamente questa priorità al teatro indopacifico non è affatto nuova, ma per la prima volta viene messo nero su bianco che a contenere la Russia debbano pensare gli alleati europei della NATO, in considerazione delle differenze economiche e demografiche tra le due parti.

Iran e Corea del Nord

Viene citato anche l’Iran come minaccia alla sicurezza statunitense, affermando che nonostante le gravi battute d’arresto subite negli ultimi mesi, il Paese sembra intenzionato a ricostituire le sue forze militari convenzionali. I leader iraniani hanno anche lasciato aperta la possibilità di un nuovo tentativo di ottenere un’arma nucleare, anche rifiutandosi di impegnarsi in negoziati significativi. Inoltre, sebbene i proxy dell’Iran siano stati gravemente degradati, potrebbero anche cercare di ricostruire infrastrutture e capacità devastate.

La Corea del Nord viene presentata come una minaccia militare diretta per la Corea del Sud e per il Giappone, entrambi alleati degli Stati Uniti. Sebbene molte delle grandi forze convenzionali della Corea del Nord siano obsolete o in cattive condizioni di manutenzione, la Corea del Sud deve rimanere vigile contro la minaccia di un’invasione nordcoreana. Le forze missilistiche della Corea del Nord sono anche in grado di colpire obiettivi nel Sud e in Giappone con armi convenzionali e nucleari, nonché con altre armi di distruzione di massa. Allo stesso tempo, le forze nucleari del Nord sono sempre più in grado di minacciare il territorio nazionale degli Stati Uniti. Queste forze stanno crescendo in dimensioni e sofisticazione e rappresentano un chiaro e concreto pericolo di attacco nucleare contro il territorio nazionale americano.

Questo breve paragrafo sulla Corea del Nord, tematica totalmente assente nella NSS, molto probabilmente indica che Gli Stati Uniti recupereranno la loro politica di contenimento di Pyongyang in modo assertivo come fatto durante la precedente amministrazione Trump.