Dall’esposizione di armamenti AUSA 2025, conclusasi ieri a Washington DC, ci giunge un’altra novità: Lockheed Martin ha rivelato il prototipo di un nuovo missile da crociera ipersonico antinave.
Dopo la presentazione di un nuovo sistema di lancio terrestre mobile per missili da crociera “Tomahawk”, che ha aperto a speculazioni sul suo possibile invio in Ucraina per fornire a Kiev la capacità di lanciare questi vettori che, lo ricordiamo, sono di tipo navale oppure lanciabili dal sistema “Typhon”, la comparsa di un vettore da crociera ipersonico dotato di propulsore di tipo ramjet (quindi air-breathing) ci permette di fare il punto sui progressi statunitensi nel campo di queste Emerging Disruptive Technology.
Come sappiamo, gli Stati Uniti stanno colmando il divario che li separa dalla Repubblica Popolare Cinese (e dalla Russia) nel settore della missilistica ipersonica, lavorando alacremente – se pur con qualche intoppo come per l’ARRW dell’U.S. Air Force – ad alcuni sistemi utilizzabili dalla tre forze armate. Il prototipo del vettore in questione fa parte della famiglia di missili del programma Precision Strike Missile (PrSM), e secondo quanto dichiarato dai responsabili di Lockheed Martin i primi test di volo sono previsti per il 2026, con ulteriori test che proseguiranno fino al 2027, man mano che il progetto si rafforzerà.
Interessante notare che, benché questo nuovo missile sia concepito per il lancio da terra, da piattaforme come l’M-142 HIMARS, Lockheed-Martin riferisce che sta valutando la sua capacità di essere lanciato da navi che utilizzano il sistema VLS (Vertical Launch System) tipo Mark 41, presente sui cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke e su altre navi di marine alleate.
Scott Prochniak, di Lockheed Martin Missiles & Fire Control, ha fornito ulteriori dettagli a Naval News in un’intervista esclusiva durante la fiera: il requisito più recente per il vettore è di 800 chilometri di autonomia ed il motore è a doppia modalità; sarà un missile che potrà essere lanciato con un offset estremo, con una gittata elevata e senza dover volare in linea retta per arrivare a destinazione. Kathy Withrow, direttrice Strategia e Sviluppo Commerciale di Lockheed Martin, aveva confermato all’inizio di quest’anno che il missile sarà dotato di un seeker terminale che consentirà la capacità di inseguimento di bersagli mobili. Prochniak ha fornito a Naval News ulteriori dettagli a riguardo, confermando che la fase Increment 4 riutilizzerà il seeker di Increment 2 come misura di omogeneità e di risparmio sui costi.
Previsti i test nel 2026
Secondo quanto si deduce sempre dalle parole di Prochniak, il nuovo vettore non ha bisogno di un booster per accelerare sino a regimi di velocità che permettono l’accensione del motore ramjet (che dovrebbe essere in grado di spingere il missile sino a velocità intorno a Mach 6; passata tale soglia si entra nelle specifiche di motori scramjet). Lockheed Martin produce attualmente 120 PrSM all’anno in una struttura ampiamente automatizzata. I piani attuali dell’azienda prevedono che la linea raggiunga una produzione di 400 unità all’anno entro il 2030, concentrandosi sugli Increment 1 e 2. Prochniak prevede che la stessa linea verrà utilizzata per costruire l’Increment 4, che condivide componenti ed elettronica con gli incrementi precedenti, e ha inoltre sottolineato che è in fase di discussione con la Marina degli Stati Uniti una capacità di lancio da nave per fornire una capacità di attacco a lungo raggio alle unità di superficie.
Sebbene la gittata massima diffusa da Lockheed Martin per il nuovo vettore sia inferiore di 200 chilometri rispetto ai requisiti, l’eliminazione del booster di lancio con l’impiego di un motore ramjet a doppia modalità ne permetterà un impiego più flessibile, riducendo pesi e dimensioni, sebbene non ci sia ancora chiaro in che modo il vettore verrà espulso dalle celle di lancio di HIMARS o VLS Mk41. Il programma di test previsto per il nuovo anno, ormai imminente, è una spia dei progressi svolti sul missile ed indicativo dell’enfasi data alla tecnologia ipersonica da parte della Difesa statunitense e dell’importanza di avere un vettore da crociera antinave di questo tipo. Il focus strategico, neanche a dirlo, è legato al teatro del Pacifico Occidentale e alla necessità di ottenere la superiorità di fuoco antinave per contrastare l’attività della PLAN (People’s Liberation Army Navy) nei mari di quel settore, legata a un possibile blocco navale/invasione di Taiwan e conseguenti attività di sea denial nei mari contigui (Mar Cinese Meridionale, Mar delle Filippine e Mar Cinese Orientale).
A tal proposito, ci sentiamo di ipotizzare che il prossimo passo della tecnologia missilistica di vettori da crociera ipersonici antinave sarà la possibilità di lancio da sottomarini, che restano lo strumento principale per le operazioni contro-bolla A2/AD insieme ai velivoli stealth dotati di armamento stand-off. A riguardo ricordiamo che la U.S. Navy ha recentemente soppresso per l’aumentare dei costi lo sviluppo dell’Offensive Anti-Surface Warfare Increment 2 (OASuW Inc 2), meglio noto come Hypersonic Air-Launched OASuW (HALO), mentre l’U.S. Air Force sta procedendo con l’Hypersonic Attack Cruise Missile (HACM), meno ambizioso rispetto all’ARRW.

