Nella giornata di domenica 28 luglio, i ministri della Difesa di Stati Uniti e Giappone si sono riuniti a Tokyo per un vertice bilaterale esteri e difesa a cui hanno invitato anche il loro collega della Corea del Sud con il quale hanno firmato un memorandum d’intesa di cooperazione militare trilaterale.
Lloyd Austin e Monoru Kihara hanno annunciato nuovi impegni tra USA e Giappone per costruire e riparare armi congiuntamente, condividere in modo sicuro informazioni di intelligence ed espandere la presenza nelle isole Aud-occidentali dell’arcipelago nipponico che si trovano vicino a Taiwan.
Parallelamente è stata annunciata l’apertura di un nuovo comando nippo-statunitense che si è reso necessario per via del cambiamento di postura delle forze di autodifesa di Tokyo, che stanno abbandonando una dottrina puramente difensiva per abbracciare la possibilità di azioni offensive, se pur secondo la logica della “difesa in profondità”.
Come sappiamo, infatti, il Giappone ha in essere un importante programma di acquisizione di missili da crociera di fabbricazione statunitense tipo “Tomahawk” che daranno la possibilità di colpire obiettivi a lungo raggio, senza dimenticare le possibilità di strike date dalla componente aeronavale che ruota intorno alle portaerei classe Izumo e agli F-35B.
Pertanto, gli Stati Uniti hanno reputato necessario istituire un nuovo comando congiunto per coordinare meglio questa capacità offensiva data dai nuovi sistemi d’arma in servizio nelle forze di autodifesa nipponiche.
La partecipazione – inattesa – del ministro della Difesa sudcoreano Shin Won-sik rappresenta un fatto storico: per la prima volta dopo 15 anni, la massima carica della Difesa di Seul si è recata in Giappone per incontrare gli omologhi giapponesi e statunitensi. È stata anche la prima volta che questo vertice trilaterale si è svolto in uno dei due Paesi asiatici che fino a poco tempo fa sono stati coinvolti in un’annosa disputa sull’eredità del dominio coloniale giapponese nella Penisola Coreana.
“Stiamo collaborando in modi che molti esperti non avrebbero mai previsto un decennio fa, nemmeno cinque anni fa”, ha detto un alto funzionario della difesa statunitense ai giornalisti prima del viaggio in Giappone.
Ad appianare le divergenze politiche tra Tokyo e Seul e a cambiare radicalmente la politica di Difesa nipponica (e in parte anche quella sudcoreana), è stato il progressivo aumento dell’aggressività cinese nei mari del Pacifico Occidentale, dove Pechino ha in essere delle dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale e per l’arcipelago delle Senkaku, che si trovano tra Taiwan e le Ryukyu.
Washington è venuta incontro alle esigenze di sicurezza dei due alleati più importanti che ha in quella vasta regione di globo, e ha sbloccato la consegna di diversi sistemi d’arma che sino a qualche anno fa sarebbe stato impossibile vedere in consegna a quei Paesi: addirittura sappiamo che per la Corea del Sud si parla apertamente della possibilità di collaborazione con gli USA per la costruzione del primo sottomarino da attacco a propulsione nucleare (o SSN).
Tornando al nuovo comando congiunto, l’idea risale ad aprile di quest’anno in concomitanza della visita del premier nipponico Fumio Kishida a Washington e la ristrutturazione delle Forze Armate statunitensi in Giappone sostituirà il modello esistente, che svolge principalmente lavoro amministrativo e deve attendere gli ordini dall’Indo-Pacific Command, situato a 3500 miglia di distanza alle Hawaii. L’intento è di dare più autorità a un ufficiale statunitense a tre stelle in Giappone, in modo che possa equipaggiare, addestrare e operare le forze congiunte, in modo più snello e proficuo.
È probabile quindi che per mantenere il ruolo di deterrenza e per ricoprire i nuovi compiti, le forze statunitensi in Giappone aumenteranno nel corso del tempo rispetto alle attuali 50mila unità, come riferito dallo stesso funzionario della Difesa USA.
Molti dettagli, però, non sono ancora certi, tra cui quanto costerà la nuova struttura e di quante persone avrà bisogno, ma sappiamo che il nuovo patto bilaterale è di natura diversa rispetto a quello che lega gli Stati Uniti alla Corea del Sud in caso di guerra: qui, le forze USA non prenderanno il comando di entrambi gli eserciti in caso di conflitto. Il Pentagono ha iniziato a informare il Congresso USA sui piani e si attende pertanto il nulla osta della politica.
Da sottolineare come in agenda ci sia stata anche la discussione degli impegni di deterrenza strategica tra Stati Uniti e Giappone: per la prima volta l’impegno di Washington a proteggere Tokyo, anche con armi nucleari, in caso di attacco è stato all’ordine del giorno per i massimi funzionari diplomatici e della difesa di ciascun Paese, preoccupati per la proliferazione atomica di Cina e Corea del Nord.
La partecipazione della Corea del Sud non deve però far pensare che gli Stati Uniti cambino la loro politica sull’impiego di armi nucleari in quel Paese: Seul resta, senza dubbio, sotto l’ombrello nucleare statunitense, ma riteniamo che armamenti atomici non verranno schierati nella Penisola in quanto rappresenterebbe un pretesto per una maggiore aggressività di Cina e Corea del Nord.
Il vertice bilaterale Esteri/Difesa nippo-statunitense ha prodotto una dichiarazione congiunta nella quale si condanna “la politica estera della Cina, tesa a rimodellare l’ordine internazionale a proprio beneficio e a spese degli altri”, riferendosi alle pretese di Pechino sul Mar Cinese Meridionale e le “minacce e le attività provocatorie” cinesi nell’area estesa del Pacifico Occidentale. Il documento deplora “le azioni destabilizzanti in questa regione e gli sforzi per mandare all’aria lo sfruttamento delle risorse offshore da parte di altri Paesi”, oltre al “pericoloso uso delle imbarcazioni della milizia chiamata Guardia costiera” cinese. Tokyo e Washington hanno inoltre espresso preoccupazione per il “continuo e rapido ampliamento dell’arsenale di armi nucleari cinese” e la totale mancanza di trasparenza da parte delle autorità di Pechino sulla materia. Si condannano anche le trivellazioni nelle vicinanze del Giappone, oltre naturalmente alla fornitura di missili balistici e altro materiale bellico a Mosca da parte della Corea del Nord in violazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

