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Stati Uniti e Unione Europea stanno rapidamente esaurendo le scorte di munizionamento per via del sostegno militare offerto all’Ucraina nel suo sforzo di contrastare l’invasione russa.

Il primo a lanciare l’allarme è stato Josep Borrell, alto rappresentate dell’Ue per gli affari esteri, quando a inizio settembre ha affermato che “le scorte militari della maggior parte degli Stati membri sono state, non direi esaurite, ma impoverite in proporzione elevata, perché abbiamo fornito molto agli ucraini”. Successivamente gli ha fatto eco lo stesso segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, che martedì 27 ha ha tenuto una riunione speciale dei direttori degli uffici armamenti dell’Alleanza per discutere le modalità di riempimento dei magazzini di armi dei Paesi membri. Anche negli Stati Uniti la situazione non è diversa: Dave Des Roches, professore e membro militare senior presso la National Defense University si è detto “molto preoccupato” per il rapido esaurimento delle scorte, a meno che non cominci “una nuova produzione, che richiede mesi per andare a regime”, quindi è possibile che in breve tempo non ci sarà più la capacità di rifornire gli ucraini.

I limiti dell’industria bellica

L’industria degli armamenti Usa è in grado di produrre, in tempo di pace, 30mila proiettili di artiglieria per obici da 155 millimetri: l’esercito ucraino impiega poco meno di due settimane per esaurire quella quantità di munizioni.

Esiste quindi un problema di fondo, che abbiamo già avuto modo di evidenziare nei mesi scorsi: l’attuale capacità industriale bellica delle nazioni occidentali non è sufficiente per garantire il regolare afflusso di munizionamento in grado di sostenere un conflitto d’attrito, o ad alta intensità, soffrendo anche – ma non solo come vedremo – la decisione di ridurre la produzione di massa e di fabbricare armi solo se necessario. Una decisione dettata dal contesto storico: la fine della Guerra Fredda ha fatto crollare la produzione di armi e munizioni. Inoltre alcune linee di produzione sono state chiuse una volta terminato il contratto di acquisto, pertanto alcuni armamenti che stanno esaurendosi non vengono più prodotti, e per ricominciare sarebbe necessaria manodopera ed esperienza altamente qualificate, cose che da anni scarseggiano nel settore manifatturiero statunitense.

Occorre quindi reinvestire nella base industriale del settore degli armamenti, come affermato dallo stesso Stoltenberg, ma si tratta di un processo lungo e difficoltoso, pertanto il regolare afflusso di armamenti all’Ucraina potrebbe essere messo a rischio qualora il conflitto dovesse protrarsi per anni.

I limiti imposti dal Pentagono

A fronte dell’esaurimento delle scorte e della necessità di non privarsi di armamenti utilizzati dalle proprie forze armate – il Pentagono ha detto un secco “no” alla possibilità di privare l’esercito Usa di quelle armi che servono alle operazioni statunitensi – risulterà difficile per Washington mantenere la promessa fatta a Kiev di sostentamento dell’esercito ucraino “per tutto il tempo necessario” per sconfiggere la Russia, dato che si prevede che il conflitto potrebbe durare anche tre anni (o forse più).

Gli Stati Uniti sono stati il più grande fornitore di aiuti militari all’Ucraina – se escludiamo quelli abbandonati dai russi e incamerati dall’esercito ucraino – , fornendo fino ad oggi 15,2 miliardi di dollari in pacchetti di armamenti da quando è cominciata l’invasione russa alla fine di febbraio. Molte delle armi di fabbricazione americana sono state decisive per gli ucraini: in particolare gli obici da 155 millimetri, gli Himars, gli Atgm (Anti Tank Ground Missile) Javelin e i missili antiradiazioni Agm-88 Harm.

Sostenere Kiev “sino alla vittoria” significa, materialmente, fornire molte più armi e munizioni, e l’esercito ucraino sta letteralmente fagocitando le scorte di queste ultime. Parlando di Atgm, ad esempio, il rateo di produzione dei missili Javelin della Lockheed-Martin è di 2100 pezzi l’anno (ma sembra che si potrebbe arrivare a 4mila) e l’Ucraina ha affermato di utilizzarne 500 al giorno. In sostanza basterebbero 14 giorni di uso intensivo per esaurire le scorte ucraine, e la produzione statunitense non basterebbe a rimpiazzarli. Anche gli obici M-777 sono diventati merce rara: gli Stati Uniti ne hanno sostanzialmente esaurito il surplus, e per inviarne altri dovrebbe attingere alle proprie scorte riservate alle unità militari statunitensi, qualcosa che non è possibile perché il Pentagono ha bisogno di mantenere scorte per sostenere i propri piani di guerra nella possibilità di un conflitto con la Cina per Taiwan o per il Mar Cinese Meridionale, oppure per un’improvvisa escalation per la Corea del Nord o anche nella stessa Europa.

La carta degli armamenti più obsoleti

Pertanto, al momento, l’unica soluzione è quella di attingere ai depositi di armamenti più obsoleti, che dopo essere adeguatamente messi in condizione di poter operare, verrebbero inviati in Ucraina, ma questo azzererebbe il vantaggio tecnologico rispetto alle forze armate russe. In questo senso si vedono già alcuni segnali: i carri armati forniti all’Ucraina da alcuni Paesi della Nato sono di vecchio tipo – se pur modernizzati – e negli Stati Uniti si pensa di fornire Mbt (Main Battle Tank) tipo M1 Abrams delle prime serie.

Anche se la produzione industriale statunitense ed europea passassero a un regime “di guerra” – e non c’è nessuna indicazione in tal senso sulle due sponde dell’Atlantico a differenza di quanto sta accadendo in Russia – comunque il tempo necessario per attivare le linee sarebbe lungo, e nel frattempo l’esercito di Kiev si troverebbe a corto di munizioni e armamenti.

Il vero problema, però, non è come continuare a rifornire l’esercito ucraino – che potrebbe affidarsi ad altri fornitori come la Corea del Sud – bensì un altro: l’esaurimento rapido delle scorte dimostra quanto sia fondamentale riprendere la produzione di munizionamento e armamenti per riempire nuovamente i depositi e i magazzini delle forze armate. Essenzialmente, ci duole ricordarlo, si tratta di un’annosa questione: il conflitto in Libia, quello in Iraq contro lo Stato Islamico, e lo stesso Afghanistan, avevano già fatto emergere la stessa problematica – in campo aeronautico. Ora si è preso coscienza che, col ritorno delle minacce simmetriche di tipo convenzionale, l’approvvigionamento di munizioni è fondamentale, ma, come già affermato, ci si deve muovere ora per riavviarne la produzione, e non (solo) per sostenere l’Ucraina.