Stati Uniti e Corea del Sud hanno condotto nella giornata di giovedì un’esercitazione militare che ha coinvolto almeno un bombardiere strategico B-1B statunitense e diversi caccia nella prima esercitazione congiunta tra i due Paesi del secondo mandato del presidente Donald Trump.
Il ministero della Difesa di Seul ha affermato cacciabombardieri F-35A ed F-15K sudcoreani, insieme a F-16 statunitensi, sono stati coinvolti nell’esercitazione sulla penisola coreana insieme a bombardieri B-1B, ma non ha specificato quanti. Le manovre militari aeree sono state svolte per dimostrare le capacità di deterrenza degli Stati Uniti contro la minaccia nucleare e missilistica nordcoreana e per migliorare l’interoperabilità tra le rispettive aeronautiche militari.
USA e Corea del Sud hanno precedentemente tenuto esercitazioni aeree trilaterali con il Giappone il 15 gennaio, con due bombardieri B-1B oltre ai caccia sudcoreani F-15K e giapponesi F-2. Due giorni dopo, la Corea del Nord ha avvertito che avrebbe agito “più intensamente” per esercitare il suo diritto all’autodifesa, denunciando i tre Paesi per aver condotto l’esercitazione congiunta: come risultato Pyongyang ha effettuato molteplici lanci di missili nelle acque del Mar del Giappone, tra cui quelli che ha definito missili da crociera strategici mare-superficie.
Dossier dimenticato
Le tensioni sono al massimo da anni, ovvero dalla fine del primo mandato Trump, mentre il leader nordcoreano Kim Jong Un continua a ostentare le sue capacità nucleari e si è allineato strategicamente alla Russia, siglando un’alleanza militare che prevede il mutuo soccorso in caso di conflitto, e soprattutto inviando almeno 10mila uomini a combattere sul fronte ucraino. Martedì Pyongyang ha criticato Washington, Seul e Tokyo per aver perseguito l’obiettivo “assurdo” di denuclearizzare il Nord e ha affermato che spingerà per espandere le sue forze nucleari.
Nella stessa giornata di giovedì, il ministro della difesa della Corea del Nord ha ribadito la “invincibile” amicizia con la Russia durante una cena di gala in occasione del Giorno del difensore della patria della Russia, tenutasi all’ambasciata di Mosca a Pyongyang e ha preannunciato allo stesso tempo un prossimo incontro al vertice tra i due capi di Stato che dovrebbe tenersi a Pyongyang a giugno.
Il dossier nordcoreano è stato trascurato dalla presidenza Biden, con conseguente aumento dell’attività aggressiva nordcoreana che, come in un consolidato cliché, eleva la tensione con lanci missilistici per cercare di strappare concessioni a livello internazionale.
La “carta coreana” di Trump
Il ritorno della “diplomazia dei missili” nordcoreana è apparso proprio durante la precedente amministrazione statunitense e non è affatto un caso. La politica trumpiana per la Corea del Nord è stata l’unica che ha portato a uno storico benché inconcludente risultato: l’apertura di un tavolo di trattativa diretto sulla pace nella penisola coreana tra Washington e Pyongyang con il vertice di Singapore del 2018, senza dimenticare la visita del presidente Trump in Corea del Nord nel 2019 lungo la Zona Smilitarizzata che divide il Nord dal Sud.
Giova però ricordare come si giunse a quello storico vertice, e soprattutto come si giunse al successivo fallimento del vertice di Hanoi dell’anno successivo. La prima presidenza Trump ha cominciato le sue relazioni con Pyongyang usando toni diplomatici molto forti e innalzando la tensione militare nella regione intorno alla penisola coreana. Una vera e propria “guerra di parole” tra i due leader che lasciava presagire il peggio, soprattutto perché gli Stati Uniti contestualmente hanno inviato in quella regione assetti militari come bombardieri strategici, gruppi di attacco di portaerei, e sottomarini a propulsione nucleare lanciamissili da crociera. Soprattutto Trump ha incalzato Kim aumentando la cooperazione militare con gli alleati USA della regione. Questo aumento della tensione ha portato Pyongyang al tavolo delle trattative, con anche una moratoria autoindotta sul lancio di missili balistici a lungo raggio,che, ormai, si è infranta da tempo.
Una strategia che è stata vincente, ma esclusivamente dal punto di vista del giungere a discussioni per cercare un accordo di pacificazione, perché, come sappiamo, le posizioni si sono successivamente cristallizzate e il successivo vertice di Hanoi è stato un fallimento.
Lo scenario oggi è diverso
Siamo quindi davanti all’inizio della riedizione della politica di “massima pressione” sulla Corea del Nord per cercare di risolvere la questione coreana una volta per tutte?
Probabilmente. Ma probabilmente c’è un disegno più complesso in quanto Pyongyang, oggi, è alleata di Mosca, e questa alleanza è vista come fumo negli occhi da Pechino che non ha incoraggiato il recente passaggio di Kim alla Russia, e in effetti, sembra probabile che la Repubblica Popolare Cinese (RPC) non sia stata nemmeno consultata in anticipo su questa mossa. Né Xi Jinping ha approvato il coinvolgimento diretto della Corea del Nord nella guerra in Ucraina. Questa mossa ha dimostrato che il leader nordcoreano è disposto e in grado di agire indipendentemente da Pechino, anche se continua a fare affidamento sul commercio con la RPC per la sopravvivenza del suo regime.
Una questione non da poco: Pechino non vuole essere vista come facente parte di un “Asse” antagonista dell’Occidente, e prima la Russia poi la Corea del Nord l’hanno messa in difficoltà in questo senso: del resto Pyongyang è sempre stata un vicino scomodo per la Repubblica Popolare. Il presidente Trump pertanto questa volta deve muoversi più cautamente: la Corea del Nord può contare su un alleato che percepisce come forte per quanto riguarda le garanzie di difesa (la Russia) quindi la politica di “massima pressione” militare potrebbe facilmente non essere più efficace, e allo stesso tempo per contrastare la RPC, obiettivo primario della strategia USA da lustri, dovrà cercare di isolare Pyongyang senza irritare troppo Pechino, la quale comunque non desidera la caduta di Kim e della sua dinastia per non avere governi potenzialmente ostili ancora più vicino ai suoi confini.