Uno scudo di ferro anti Cina: l’asse invisibile tra Israele e Taiwan

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Difesa /

Un filo rosso invisibile che parte da Israele, che attraversa il Medio Oriente in fiamme, il Sud Est Asiatico e che approda, infine, nel Mar Cinese Meridionale, precisamente a Taiwan. È il filo che rappresenta il legame, a quanto pare sempre più stretto, tra il governo guidato da Benjamin Netanyahu e quello di William Lai. Un rapporto che sembrerebbe essersi ulteriormente consolidato negli ultimi mesi a causa della crescente necessità di Taipei di rafforzare le difese militari per rispondere al meglio ad un eventuale, fantomatica, ipotetica offensiva di Pechino.

Lai ha infatti più volte menzionato il T-Dome, il sistema di difesa aereo definito lo “Scudo di Taiwan” e ispirato all’Iron Dome israeliano. Il leader taiwanese ha presentato questo progetto descrivendolo come una “rete di difesa aerea multistrato” da sfruttare al meglio per proteggere le infrastrutture critiche e i centri abitati dell’isola da potenziali attacchi missilistici e di droni da parte di Pechino.

Lai, che si è impegnato personalmente ad accelerare lo sviluppo del T-Dome destinando maggiori spese per la Difesa e tecnologie avanzate, tra cui l’intelligenza artificiale (IA), ha colto tutti di sorpresa. Persino il ministero della Difesa di Taiwan.

L’Iron Dome in azione in Israele

Lo scudo di ferro di Taiwan

L’annuncio di Lai sullo scudo di ferro, dicevamo, ha colto di sorpresa l’intero apparato della Difesa di Taiwan. Nell’ultimo Rapporto sulla Difesa Nazionale del ministero della Difesa taiwanese, pubblicato appena un giorno prima della rivelazione presidenziale avvenuta il 10 ottobre, non c’era infatti alcun riferimento al T-Dome. E pure nel bilancio governativo preparato in vista del 2026 non c’erano tracce di un simile stanziamento di denaro.

Per quale motivo, allora, Lai ha menzionato il nuovo sistema di difesa? Non solo per mostrare la massima fedeltà agli Stati Uniti in un momento in cui Donald Trump appare sempre meno desideroso di impegnarsi per il dossier taiwanese. Ma anche perché, sostengono alcune fonti, Taiwan sarebbe pronta a ricevere il decisivo sostegno di Israele per completare il T-Dome.

Secondo quanto riportato dal portale Intelligence Online, la vicepresidente taiwanese, Hsiao Bi Khim, avrebbe effettuato una visita in Israele per discutere con Tel Aviv in merito ad una presunta cooperazione per sviluppare il citato T-Dome tanto simile all’Iron Dome israeliano.

Il presidente taiwanese William Lai in visita a una base militare.

Un asse con Israele?

C’è chi sostiene che, dietro apparenti accordi tecnologici standard, gli ecosistemi di sicurezza informatica e intelligenza artificiale di Israele e Taiwan siano legati da una partnership non ufficiale dal 2019. Una partnership che comprenderebbe anche consulenze tecniche e trasferimento di tecnologie sensibili – sotto forma di programmi di ricerca civile – da Tel Aviv a Taipei.

Nello specifico, spiegano ancora fonti francesi, l’assistenza israeliana a Taiwan includerebbe componenti radar simili al sistema Green Pine e progetti missilistici derivati dall’Arrow-2. Sul tavolo, insomma, ci sarebbero quelle stesse tecnologie che hanno aiutato Taiwan a sviluppare il suo nuovo sistema intercettore Tien-Kung-4 che entrerà a far parte della rete T-Dome.

Ma perché Israele avrebbe deciso di entrare a gamba tesa nello Stretto di Taiwan? Per due ragioni. La prima: per compiacere Washington e dopo aver ricevuto il benestare dagli Usa. La seconda: per la frustrazione derivante dall’aumento della cooperazione difensiva della Cina con l’Iran (e per l’eccessivo equilibrio diplomatico cinese sul dossier di Gaza).

Nel frattempo, e per la prima volta in assoluto, l’ambasciata cinese in Israele ha ospitato un incontro sulla “questione Taiwan” durante il quale ha ribadito che “la regione di Taiwan è una parte inalienabile del territorio cinese e il governo della Repubblica Popolare Cinese è l’unico governo legale”. Un messaggio chiaro che Pechino ha indirettamente inviato sia al governo Netanyahu che a William Lai.

Benjamin Netanyahu