Una portaerei cinese entra nel Pacifico sfiorando Taiwan. Un messaggio a Giappone e Germania

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Difesa /

Nella giornata di mercoledì 18 settembre la portaerei cinese “Liaoning”, insieme a due altre unità navali di scorta, ha attraversato per la prima volta uno stretto canale marittimo tra le isole di Yonaguni e Iriomote, nell’arcipelago nipponico delle Sakishima (la parte più meridionale delle Ryukyu), a poca distanza dall’isola di Taiwan. Le navi da guerra cinesi, riferisce il ministero della Difesa nipponico, sono entrate anche nella cosiddetta zona contigua del Giappone, acque internazionali che si estendono per ulteriori 12 miglia nautiche (22 chilometri) oltre le acque territoriali il cui limite è posto a 12 miglia nautiche dalla costa. Il tratto di mare attraversato dalla portaerei cinese e dalle sue due unità di scorta è largo solo circa 65 km, ovvero 35 miglia nautiche.

Il passaggio della piccola squadra navale della portaerei “Liaoning” in quel tratto marittimo è del tutto inusuale per la PLAN, che ha dimostrato nel corso del tempo di guadagnare le acque aperte dell’Oceano Pacifico attraversando lo Stretto di Miyako situato più a Nord, tra Okinawa e l’isola di Miyakojima.

Tutto l’arcipelago delle Ryukyu – Okinawa compresa – fa parte della Prima Catena di Isole che circonda il continente asiatico in quel settore, e nella fattispecie il territorio della Repubblica Popolare Cinese (RPC). Essa ha un profondo valore strategico per Pechino, in quanto le isole che la compongono (come Tawian) sono sotto sovranità di Paesi potenzialmente ostili alla RPC, quindi in grado di controllare gli accessi al mare aperto e potenzialmente di interdirne il passaggio.

Questo, per inciso, è uno dei motivi per i quali la PLAN, dopo aver dato notevole impulso alla costruzione di unità navali di medio/piccolo tonnellaggio, ora sta puntando su navi da assalto anfibio e sulle portaerei (e relative unità di scorta come i cacciatorpediniere). Sebbene si ritenga che questa rivoluzione nelle costruzioni navali cinesi sia volta a determinare un maggiore controllo dei mari contigui e adiacenti al territorio nazionale, essa è indubbiamente messa in atto per poter dare alla PLAN capacità di una vera e propria marina d’altura, per poter rivaleggiare con quella statunitense e così sfidare il dominio globale di Washington anche dal punto di vista militare, essendo quest’ultimo strettamente dipendente e connesso con quello economico.

Vedere una portaerei e relativa scorta accedere alle acque dell’Oceano Pacifico attraverso il tratto di mare tra due isole nipponiche poste a poca distanza da Taiwan, è un chiaro segnale politico che Pechino ha lanciato a Taipei e a Tokyo ma non solo. Molto probabilmente quanto accaduto è anche una risposta per quanto visto la scorsa settimana, quando la Germania ha inviato navi militari attraverso lo Stretto di Taiwan, causando le ire di Pechino che ha riferito questa mossa aumenta i rischi per la sicurezza e “invia segnali sbagliati”.

La fregata tedesca “Baden-Wuerttemberg” e il rifornitore d’altura “Frankfurt am Main”, di ritorno dall’esercitazione navale congiunta “Noble Raven 2024” effettuata nelle acque del Pacifico Occidentale, hanno attraversato quel sensibile stretto marittimo che per Pechino, che non riconosce ufficialmente la sovranità taiwanese, rappresenta “acque interne”. Riteniamo che il messaggio sia stato rivolto al Giappone e ai suoi partner e alleati in quanto a “Noble Raven 2024” ha partecipato, oltre alla Germania, il Giappone, la Francia, l’Australia e l’Italia, che ha impiegato la portaerei “Cavour” (e relativo gruppo di volo misto) insieme al PPA “Montecuccoli” e alla fregata “Alpino”, nel quadro della lunga missione in Indo-Pacifico effettuata dal CSG (Carrier Strike Group) nazionale che è culminata proprio in Giappone.

La RPC avrebbe quindi deciso di cambiare la rotta di ingresso nel Pacifico passando così vicino a Taiwan e nella zona contigua nipponica con la sua portaerei per ricordare a Tokyo e suoi alleati che il nuovo corso della politica di Difesa del Giappone, che stringe alleanze con alleati europei, non piace, e che vuole tenere fuori gli “occidentali” da quelle che essa ritiene siano questioni interne, come Taiwan e il Mar Cinese Meridionale. Il diritto internazionale marittimo, però, sino a prova contraria afferma che lo Stretto di Tawian, o il Mar Cinese Meridionale, sono acque dove è possibile transitare liberamente (al di fuori delle acque territoriali), e Pechino dovrebbe esserne bene a conoscenza essendo firmataria dell’UNCLOS, la convenzione dell’ONU sul diritto del mare.

Il portavoce militare cinese Li Xi, in una dichiarazione immediatamente successiva al passaggio delle navi tedesche nello Stretto, aveva affermato che “Pechino avrebbe contrastato risolutamente tutte le minacce e le provocazioni”. Evidentemente l’unica risposta che ha potuto dare, per non incrinare del tutto i rapporti con la Germania che ha investito molto in Cina di recente, è stata quella di “colpire” un suo alleato, ovvero il Giappone, ricordando alla comunità internazionale, con quel passaggio tra le isole dell’arcipelago di Sakishima. che Taiwan è un loro affare interno.