La Marina degli Stati Uniti sta insistendo per accelerare i tempi e per schierare un nuovo missile antiradiazioni, una speciale arma assegnata a quei caccia che ricevono il compito di “aprire la strada” alle formazioni d’attacco, ed è stata appositamente progettata per rilevare le emissioni radar in un territorio ostile e dirigersi verso di esse per eliminare un obiettivo di alto valore che rappresenta un nodo essenziale per la guida della difesa avversaria. E lo fa nonostante le enormi spese che la Difesa sta già affrontando in questo ultimo anno. L’informazione è stata resa nota durante la “pausa strategica” che ha attualmente congelato le operazioni militari contro l’Iran, dove questi missili hanno avuto un vasto impiego nelle prime settimane di sortite che avevano come principale obiettivo quello di eliminare i sistemi di difesa e i lanciatori iraniani, oltre alle scorte di missili che non sembrano essere state intaccate come il Pentagono sperava.
Questo nuovo missile antiradiazioni, che verrebbe impiegato prevalentemente dagli aerei per la guerra elettronica EA-18G Growler, dovrebbe entrare “ufficialmente” in servizio a settembre, ma le operazioni in Iran, che hanno previsto un largo impiego di missili antiradiazioni nelle sortite dei caccia preposti alle operazioni di soppressione delle difese aeree nemiche, note come SEAD, Suppression of Enemy Air Defense, e che ora potrebbero ricominciare, sembrano richiedere una risorsa più efficace, ed è per questo che l’AARGM-ER, il nuovo missile, è l’evoluzione dell’AGM-88 HARM, sviluppato negli anni Settanta. Rispetto alla precedente versione AGM-88E, il nuovo modello ha una struttura completamente riprogettata, un motore più potente, maggiore velocità e gittata superiore. Mantiene però il sistema di guida multimodale del predecessore: navigazione inerziale con Gps, sensori radar a onde millimetriche e capacità di continuare a colpire bersagli anche quando i radar nemici vengono spenti per evitare di essere tracciati, rendendosi bersagli. Il missile è pensato soprattutto per neutralizzare sistemi di difesa aerea integrati e radar avversari, ma può colpire anche altri obiettivi terrestri o navalitramite coordinate preimpostate.
Inizialmente entrerà in servizio sugli F/A-18E/F Super Hornet e sugli EA-18G Growler della Marina, velivoli non stealth che necessitano di armi a lungo raggio per operare contro difese avanzate. In futuro sarà integrato anche sugli F-35 e su altri modelli più vecchi. Lo sviluppo, però, è stato travagliato. La capacità operativa iniziale era prevista inizialmente nel 2023, ma il Government Accountability Office ha segnalato problemi al motore, alla struttura e al software, oltre a ritardi produttivi legati alla catena di fornitura e a un nuovo stabilimento. Anche il Pentagono ha riferito che, su tre test effettuati nel 2025, solo uno è andato pienamente a buon fine. Ma l’insistenza sembra sottolineare la necessità di dotare gli aerei da combattimento adibiti al delicato compito di un’arma più efficace di quelle attualmente impiegate per eliminare le reti di difesa nemiche.
Parallelamente, la Marina sta valutando un futuro missile ancora più avanzato, l’AESM, capace anche di colpire bersagli aerei, anche se il suo ruolo rispetto all’AARGM-ER non è ancora chiaro. Anche l’Aeronautica statunitense – che opera nel campo della soppressione delle difese avversarie con i suoi squadroni di “Wild Weasel” – adotterà questa famiglia di missili con la variante SiAW (AGM-88J), destinata a colpire bersagli terrestri di alto valore come lanciatori missilistici, nodi di difesa aerea, sistemi elettronici e persino armi antisatellite. Ma ora la parola spetta alla Marina, che considera l’implementazione delle capacità dei suoi aerei da guerra elettronica “essenziale” per affrontare le moderne difese aeree nemiche. Ragione per cui lo schieramento del missile antiradiazioni AARGM-ER potrebbe non solo trovare i fondi necessari, ma assistere a un’accelerazione eccezionale nella messa in servizio.