Abbiamo detto in precedenza che i droni in tutte le loro nuove variati sembrano essere diventati i veri protagonisti degli attuali campi di battaglia e delle nuove tattiche di guerra.
I main battle tank come i Merkava israeliani e i T-80 russi che, funestati dai piccoli droni commerciali modificati per diventare “bombe volanti”, sono stati dotati su tutti i campi di battaglia di “gabbie antidrone” e sistemi jammer per disturbare il loro segnale – comunque insufficienti a proteggerli dagli agguati e dalle devastanti esplosioni; così come le navi da guerra e le infrastrutture che vengono raggiunte dai piccoli battelli esplosivi e dalle moto ad acqua che dettano i nuovi termini della guerra navale nel Mar Nero; ma soprattuto i soldati inseguiti, a piedi o mentre sono a bordo di mezzi per il trasporto della fanteria, come quelli nordcoreani schierati a Kursk, così ben ripresi dalle telecamere in prima persona prima di essere raggiunti e fatti saltare in aria; sono l’evidente dimostrazione che in un conflitto convenzionale come la guerra tra Ucraina e Federazione Russa, come nello uno scontro asimmetrico che è stato innescato dai ribelli Houthi dello Yemen, imperterriti nella decisione di bersagliere le rotte commerciali che attraversano il Mar Rosso, gli UAS e gli USV, rispettivamente Unmanned Aircraft System e Unmanned Surface Vehicle, si stanno distinguendo per capacità letali a fronte di un bassissimo costo e alla facilità di produzione.
Droni kamikaze come gli Shahed 136 prodotti dall’Iran, e ora dalla Russia come il nome di Geran-2, che hanno rifornito i ribelli yemeniti, i battelli esplosivi come i Magura V5 lanciati contro i porti russi della Crimea dall’intelligence militare ucraina insieme agli A22 Foxbat, aerei ultraleggeri modificati da Kiev per diventare dei super-droni pilotati attraverso la visuale in prima persona, FPV, sono ormai delle “realtà” che ci mostrano ogni giorno di combattimento come i veicoli e velivoli armati conducibili in remoto non siano più un’esclusiva dell’Occidente, che ha impiegato per primo i droni Predator e Reaper MQ-9 nelle ruolo di UAV hunter-killer, e come essi abbiano debuttato con letale successo in ogni dominio – Aria, Terra, e Mare – e come siano da considerare una tecnologia destinata a restare. Dalla quale è necessario difendere ogni piattaforma e sito strategico.
Ciò non dovrebbe spingerci a credere, almeno secondo alcuni punti di vista, che la guerra combattuta con e contro i droni riservi solo vantaggi.
Il citato abbattimento dell’F/A-18 Super Hornet dell’Us Navy nell’apparente caso di “fuoco amico” che ha visto un missile SM-2 surface-to-air lanciato dall’incrociatore lanciamissili classe Ticonderoga si scorta alla portaerei da cui il caccia stava decollando per una missione sul Mar Rosso – probabilmente collegata all’abbattimento di droni lanciati dai ribelli Houthi – nuove critiche (e complotti) di quanti sostengono che gli aerei, i carri armati, e le navi da guerra dovrebbero essere lasciati nel passato, per sviluppare solo ed esclusivamente quelle nuove armi, tecnologiche o super tecnologie che possono essere lanciate in battaglia da grande distanza, con un investimento di denaro minimo, come quello delle loiterig munition, mentre gli operatori siedono in della stanze da piloti killer, o peggio ancora condotte, nel futuro, dagli algoritmi che veicolerebbero le scelte dell’Intelligenza Artificiale, sono tornate estremamente “attive”.
Recentemente Elon Musk, ha dimostrato di essere tra le fila dei detrattori dei jet da combattimento che dovrebbero difendere gli spazi aerei nel futuro. Dando degli “idioti” a quanti continuano a investire sui caccia con equipaggio umano come gli F-35 Ligthting II, e sui futuri caccia di 6ª generazione, quando si dovrebbe appaltare tutti ai “droni” che dovrebbero combattere autonomamente, limitando al contempo di “costi”.
Forse avrete già sentito parlare dell’Angelo di Brema. Il 20 dicembre del 1943 l’ufficiale pilota tedesco Franz Stigler intercettò a bordo del suo caccia BF-109 un bombardiere americano B-17. La “Fortezza volante“, gravemente danneggiata dalla contraerea mentre era in missione di bombardamento sulla Germania, era soprannominata “Ye Olde Pub“, ai comandi era il tenente pilota Charles Brown. Il pilota da caccia tedesco, pronto ad abbattere l’aereo nemico, notò mentre era in procinto di aprire il fuoco che il bombardiere era tanto mal messo, e che gli squarci provocati dagli shrapnel della contraerea era tanto grandi, da permetterli di guardare letteralmente dentro la carlinga per notare gli aviatori esausti e feriti. Ciò lo spinse a compiere un grande atto di cavalleria: non avrebbe abbattuto l’aereo avversario, ma al contrario lo avrebbe scortato fino al Mare del Nord, indicandogli la strada per farlo tornare in Inghilterra. Prima di scomparire tra le nuvole mentre gli augurò con un gesto quello che per lui significava “buona fortuna, tornate a casa per Natale”. I due piloti si ritrovarono dopo il conflitto, e invecchiarono insieme, come amici.
Forse può essere vista come una forzatura, forse non starebbe a noi dire, ma è molto difficile immaginare l’Intelligenza Artificiale di cui potremo dotare un drone da combattimento nel futuro capace di “processare” automaticamente una simile decisione. È già difficile riscontrare simili atti negli operatori dei droni della CIA che possono solo “ricedere” in tempo reale le “stime delle vittime collaterali” quando sono in procinto di colpire un bersaglio di alto valore che si muove migliaia di miglia di distanza. O degli operatori dei droni commerciali che inseguono quasi per “gioco” i soldati nemici sul campo di battaglia prima di sganciare i loro esplosivi IED. Video che sono diventati il sollazzo del peggior voyeurismo di guerra.
Nell’era dei missili e delle bombe guidate, la totale presa di “distanza” dal campo di battaglia che non contempli almeno il concetto di “collaborazione” tra uomo e macchina, come nel caso dei caccia di 6ª generazione scortati dei “loyal wingman“, la robotizzazione dell’atto cruento e la momentanea deresponsabilizzazione che la conduzione in remoto concede in assenza di uno scontro faccia a faccia, può portare qualcosa di buono solo nel giorno in cui le macchine si misureranno solo ed esclusivamente con le macchine. In campi di battaglia remoti che non vedranno morti ma solo punteggi. E anche allora, i questo fanta-conflitto del futuro, nuovi problemi sorgeranno. Per ora, invece, la guerra contro i droni è solo una lotta impari che non troverà nulla di buono oltre lo spietato vantaggio tattico. Privando il combattimento del suo unico lato dignitoso: l’onore.