Una guerra tra Cina e Stati Uniti? Sarebbe un “disastro insopportabile” per il mondo intero e influenzerebbe l’economia globale “in modi che non possiamo immaginare”. Parola di Li Shangfu, il ministro cinese della Difesa che, direttamente dallo Shangri-La Dialogue di Singapore, ha lanciato un chiaro avvertimento all’indirizzo del segretario di Stato Usa, Lloyd Austin.
Il riferimento principale è ovviamente a Taiwan, l’isola sostenuta dagli Stati Uniti che continua ad essere l’epicentro delle tensioni tra le due potenze, ma sul tavolo ci sono anche altri dossier scottanti dei quali tenere conto, come il riarmo generale dell’intera Asia.
Nel vertice sulla sicurezza, il generale Li ha però anche dichiarato che il pianeta è abbastanza grande sia per la Cina che per gli Stati Uniti, e che le due superpotenze dovrebbero cercare un terreno comune. Una mano tesa per evitare che le sempre più numerose scintille si trasformino in un incendio oppure una semplice precauzione? Probabilmente entrambe le cose, almeno a giudicare da un paio di episodi che fungono da monito per quanto potrebbe accadere: un incidente tra mezzi cinesi e americani, preludio di un ipotetico conflitto.
Lo scorso sabato, infatti, gli Stati Uniti hanno denunciato manovre “non sicure” da parte di un cacciatorpediniere cinese vicino ad una nave da guerra statunitense nello stretto di Taiwan. Il 17 maggio, invece, è stato reso noto una vicenda risalente al 2021: tre aerei anti sottomarino statunitensi, lanciati alla caccia di un sottomarino di Pechino, avrebbero volato fino a portarsi al largo delle coste hongkonghesi, provocando una contro azione – fin qui rimasta classificata – da parte dell’esercito cinese.

La linea rossa di Pechino
La linea rossa di Pechino si chiama Taiwan. Appellandosi al diritto internazionale, per la Cina non ci sono riserve sul fatto che l’isola debba essere considerata provincia cinese. D’altronde, spiegano le autorità cinesi, Taipei è riconosciuta soltanto da 13 Stati (tra cui Vaticano e Paraguay, mentre i rimanenti sono piccoli attori del calibro di Palau e Isole Marshall), persino Washington ha accettato di riconoscere la Repubblica Popolare Cinese come “unica Cina”, e dunque la questione dovrebbe essere già definita e chiarita.
La realtà è però molto più sfumata e allora ecco gli avvertimenti di Li Shangfu: le navi militari e gli aerei da guerra di Paesi “stranieri” devono stare fuori dallo stretto di Taiwan e “farsi gli affari loro”. “Come recita il testo di una famosa canzone cinese quando gli amici ci visitano, li accogliamo con del buon vino, ma quando arrivano sciacalli o lupi, li affrontiamo con i fucili”, ha detto il ministro Li.
Nell’area dell’Asia-Pacifico sta risorgendo “una mentalità da guerra fredda che aumenta notevolmente i rischi della sicurezza”, ha proseguito il generale dell’Esercito popolare di liberazione, per il quale “il rispetto reciproco dovrebbe prevalere sul bullismo e sull’egemonia”, e che detto senza mezzi termini che la Cina non tollererà i tentativi delle forze indipendentiste di Taiwan o di forze esterne di separare Taiwan dalla Cina.
Un rapporto teso
Sulle critiche espresse da Lloyd Austin, che si è detto preoccupato per la scarsa volontà di Pechino ad un dialogo costruttivo nei settori della difesa e della sicurezza, Li ha risposto che “la Cina e gli Stati Uniti hanno sistemi diversi e sono diversi in molti altri modi”, ma che questo “non dovrebbe impedire alle due parti di cercare un terreno comune e interessi comuni per accrescere i legami bilaterali e approfondire la cooperazione”. “È innegabile che un grave conflitto o confronto tra Cina e Stati Uniti sarebbe un disastro insopportabile per il mondo”, ha quindi sottolineato il ministro cinese.
Durante il summit di Singapore, Austin e il ministro della Difesa cinese si sono salutati giusto con una rapida stretta di mano e niente di più, senza intrattenere alcun dialogo bilaterale. “Una cordiale stretta di mano a cena non sostituisce un impegno serio”, ha affermato il segretario Usa, dicendosi inoltre preoccupato anche per le attività “sempre più rischiose e coercitive dell’Esercito popolare di liberazione nella regione, anche degli ultimi giorni”. La guerra è evitabile per entrambi i fronti ma il fatto di parlarne così tanto alimenta dubbi e interrogativi.

