L’epicentro delle ultime tensioni che stanno scuotendo il Mar Cinese Meridionale si è spostato da Taiwan alle Filippine. Manila ha intrapreso un risoluto braccio di ferro con la Cina per una vecchia, irrisolta rivendicazione marittima, tra accuse reciproche, speronamenti navali e incidenti.

L’ultima mossa del governo filippino è coincisa con l’inaugurazione di una nuova base di monitoraggio della propria guardia costiera sull’isola di Thitu, la seconda più grande isola naturale delle Isole Spratly, al centro di una contesa che chiama in causa molteplici Paesi. Il sito filippino può contare su “sistemi avanzati“, tra cui radar e apparecchiature di comunicazione satellitare e gestione del traffico navale, nonché di telecamere costiere, per monitorare le azioni di Pechino in acque fortemente contese.

Secondo quanto riportato dall’Associated Press, le Filippine prevedono inoltre di espandere un pattugliamento congiunto con gli Stati Uniti e l’Australia per contrastare la “minaccia” cinese nei pressi delle rotte marittime strategiche dell’area.

La nuova base delle Filippine

Il consigliere per la sicurezza nazionale delle Filippine, Eduardo Ano, è volato sull’isola di Thitu su un aereo dell’aeronautica filippina, presenziando alla cerimonia per aprire il centro all’avanguardia. “Questi sistemi miglioreranno notevolmente la capacità del Pcg (della Guardia costiera filippina ndr) di monitorare i movimenti delle forze marittime cinesi, di altri Paesi che potrebbero arrivare qui, nonché delle nostre navi e aerei pubblici”, ha affermato l’alto funzionario di Manila.

Mentre l’aereo dell’aeronautica filippina che trasportava Ano, il consigliere presidenziale Andres Centino, l’ammiraglio capo della guardia costiera filippina Ronnie Gavan e altri funzionari si stava avvicnando a Thitu, lo stesso Ano ha raccontato che le forze cinesi hanno trasmesso al velivolo un avvertimento di allontanamento via radio.

Il consigliere ha spiegato che i piloti filippini hanno respinto il messaggio e, a loro volta, hanno affermato i diritti sovrani filippini e il controllo sull’area. In seguito, scrutando l’orizzonte attraverso un telescopio montato sull’isola, Ano ha dichiarato di aver individuato almeno 18 presunte navi della milizia cinese sparse al largo di Thitu, inclusa una nave della marina cinese.

Tensioni crescenti

La mossa di Manila rientra in un contesto di crescenti tensioni con Pechino. A proposito degli incidenti avvenuti lo scorso fine settimana, in una conferenza stampa la portavoce del ministero degli Esteri filippino, Teresita Daza, ha dichiarato che il suo Paese ha presentato una denuncia diplomatica contro la Cina, e ha convocato l’ambasciatore cinese a Manila, Huang Xilian, di fronte a quello che viene definito “uno dei più gravi incidenti marittimi di quest’anno anno”.

Dal canto suo, la Cina difende le sue azioni, ma le Filippine accusano Pechino di mettere in pericolo la pace e di utilizzare tattiche aggressive, inclusi idranti e attacchi acustici, nelle acque entro 200 miglia (370 chilometri) dalla zona economica esclusiva filippina, secondo il diritto internazionale.

Nello specifico, le tensioni tra i due Paesi sono aumentate negli ultimi mesi, da quando il presidente filippino Ferdinand Marcos Jr. ha rafforzato la sua alleanza di difesa con gli Stati Uniti, di fatto invertendo la rotta nel riavvicinamento con Pechino promosso dal suo predecessore, Rodrigo Duterte.

Parlando a Honolulu, dove ha incontrato i leader militari statunitensi due settimane fa, Marcos ha dichiarato che la situazione nel Mar Cinese Meridionale “è diventata più terribile” con la Cina che mostra interesse per atolli e banchi che sono “sempre più vicini” alla costa filippina. Il leader di Manila ha tuttavia lanciato un chiaro avvertimento alla Cina: “Le Filippine non cederanno un solo centimetro quadrato del loro territorio a nessuna potenza straniera”.