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Un F-35 britannico è precipitato ieri mattina nel Mar Mediterraneo. Il ministero della Difesa di Londra ha detto che si è trattato di un incidente durante una “operazione di routine” nel Mare Nostrum e che l’episodio è avvenuto in acque internazionali alle ore 10 della mattina. Il pilota è riuscito a eiettarsi dal velivolo mettendosi in salvo ed è tornato sulla portaerei Queen Elizabeth dopo le operazioni di salvataggio.

Il ministero della Difesa non ha voluto lasciare, per il momento, ulteriori dichiarazioni. Da Londra l’ordine è quello del massimo riserbo, ma intanto sono immediatamente scattate due distinte e fondamentali operazioni. Da una parte le indagini per capire se si sia trattato di un incidente causato da un errore umano o un problema tecnico. Questione di particolare rilevanza dal momento che un difetto di fabbrica per macchine da circa 100 milioni di sterline non è un problema secondario. E ovviamente scagionerebbe il pilota da accuse di negligenza. Dall’altra parte, quello che adesso è importante per il Regno Unito è recuperare immediatamente il caccia prima che anche qualche piccolo frammento possa finire nelle mani di altre potenze. Problema che i media britannici hanno segnalato immediatamente anche perché la Russia è particolarmente attiva in questi ultimi mesi in tutto il Mediterraneo, in particolare con i suoi sottomarini. L’idea che un sistema così complesso e dotato delle più avanzate tecnologie occidentali sia inabissato in un mare in cui opera anche la Marina di Mosca preoccupa, e non poco, la Difesa britannica. Ma è un tema che interessa anche il Pentagono, desideroso di non vedere il proprio gioiello industriale e strategico alla mercé di potenze nemiche o di chi semplicemente non fa parte del programma. E avrebbe tutto l’interesse a carpirne dei segreti.

Intanto, come confermato dal ministero britannico, le operazioni dalla portaerei Queen Elizabeth proseguono. La Bbc ricorda che attualmente sulla nave più importante della Royal Navy sono presenti otto F-35B del Regno Unito e 10 del Corpo dei Marines degli Stati Uniti. Uno schieramento che nel corso delle ultime settimane è stato impegnato in varie esercitazioni nell’Indo-Pacifico (l’ultima anche con la Marina indiana) e che negli ultimi sei mesi ha effettuato circa 2mila operazioni di volo senza registrare incidenti. In questo periodo, i caccia che partivano dalla Queen Elizabeth erano anche stati impegnati nelle operazioni contro lo Stato islamico in Siria e in Iraq, anche se appare abbastanza fumosa la definizione di queste operazioni specialmente per il potenziale degli F-35, in grado di gestire una serie di scenari di conflitto che vanno dalla guerra elettronica a quella più tradizionale. Vista la presenza di forze russe e iraniane in Siria, gli aerei della Lockheed Martin potrebbero anche essere impiegati in un complesso meccanismo di sorveglianza. Ipotesi che comunque servono per far comprendere l’importanza di questi velivoli e il motivo per cui da Londra, oltre alla massima riservatezza sulla vicenda, è stato immediatamente ordinato di recuperare il velivolo. In ballo non solo centinaia di milioni di sterline e l’onore della Royal Navy, ma anche segreti che devono rimanere custoditi gelosamente nelle centrali di intelligence e della Difesa di Sua Maestà.

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