Gli Stati Uniti potrebbero presto avere la capacità di attaccare i loro avversari con migliaia di droni simultaneamente. La notizia acquista ulteriore rilevanza se aggiungiamo un aspetto non da poco: lo sciame in questione sarebbe composto da Uav gestiti dall’intelligenza artificiale.

In caso di doppia fumata bianca, le forze armate di Washington riuscirebbero a sfruttare la capacità di una tecnologia emergente, l’Ia appunto, associata alle caratteristiche dei velivoli senza pilota, armi tanto agili quanto efficaci.

Due sono i programmi in fase di rodaggio: Valkyrie e Replicator. Per quanto riguarda quest’ultimo, nel corso di una conferenza tenutasi lo scorso 28 agosto presso la National Defense Industrial Association, il vice segretario alla Difesa Usa, Kathleen Hicks, ha spiegato che Washington sta lavorando ad un massiccio programma di droni che consentirebbe all’esercito statunitense di localizzare e colpire 1.000 obiettivi in appena 24 ore, mediante l’impiego di “droni economici”.

Uno sciame di droni

Nell’ambito della suddetta iniziativa Replicator, il dipartimento della Difesa intende creare migliaia di veicoli aerei senza pilota economici da qui al 2025. L’iniziativa, ha specificato Hicks, punta a contrastare la Cina con una “massa” di droni nonché la messa in campo di un esercito “più agile”.

A quanto pare, la Defense Innovation Unit del Pentagono supervisionerà lo sforzo, collaborando con aziende tecnologiche non tradizionali e nel settore della difesa per accelerare lo sviluppo. Il progetto potrebbe inoltre includere un programma di veicoli sottomarini senza pilota da integrare con l’operabilità della Marina Usa.

Replicator è insomma una delle mosse strategiche studiate dagli Stati Uniti per contrastare le crescenti capacità militari della Cina, in particolare in vista di un potenziale conflitto a Taiwan. In generale, gli Stati Uniti stanno portando avanti molteplici piani inerenti a droni autonomi che si allineano alla perfezione con gli obiettivi di Replicator, il tutto per rivoluzionare le future capacità di guerra.

L’uso dell’intelligenza artificiale

Arriviamo così all’importanza dettata dall’Ia. Il New York Times ha dedicato un lungo approfondimento al programma Valkyrie. L’Xq-58q Valkyrie dell’Air Force è un drone alimentato da un motore a razzo, può volare per una distanza pari alla larghezza della Cina, ha un design furtivo ed è in grado di trasportare missili capaci di colpire bersagli nemici ben oltre il suo raggio visivo.

Il Valkyrie è insomma un prototipo di quello che l’esercito Usa spera possa presto diventare un complemento aggiuntivo della sua flotta di aerei da combattimento tradizionali. In tal caso, i piloti umani potrebbero fare affidamento ad uno sciame di robot altamente intelligenti da schierare in battaglia.

L’Uav in questione intende attingere all’intelligenza artificiale e ai suoi sensori per identificare e valutare le minacce rivali e poi, dopo aver ottenuto l’approvazione umana, procedere alla loro eliminazione. Per gli Stati Uniti, acquisire e mantenere un vantaggio nel campo dell’intelligenza artificiale è una condizione basilare per arginare l’ascesa cinese. Oltre che una garanzia per blindare la sicurezza nazionale.

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