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Difesa

L’ultimo allarme degli Usa: “Gru spia cinesi nei porti americani”

Si è aperto un nuovo fronte dello spionaggio nel confronto tra Stati Uniti e Cina. Dopo la telefonia, i ricercatori accademici e i palloni aerostatici è arrivato il turno delle grandi gru da banchina situate nei principali porti merci degli...

Si è aperto un nuovo fronte dello spionaggio nel confronto tra Stati Uniti e Cina. Dopo la telefonia, i ricercatori accademici e i palloni aerostatici è arrivato il turno delle grandi gru da banchina situate nei principali porti merci degli Usa.

I funzionari statunitensi sono sempre più preoccupati che le gigantesche infrastrutture di fabbricazione cinese, che operano negli scali americani di tutto il Paese, compresi molti scali utilizzati dai militari, possano fornire a Pechino un possibile strumento di spionaggio.

A lanciare l’allarme è il Wall Street Journal, secondo cui alcuni funzionari della sicurezza e del Pentagono avrebbero paragonato le gru ship-to-shore realizzate dal produttore cinese Zpmc ad una sorta di cavallo di Troia. Secondo l’accusa queste gru potrebbero contenere sensori sofisticati in grado di registrare e tracciare la provenienza e la destinazione dei container.

Il rischio è che le informazioni sul materiale spedito da Washington, all’interno e all’esterno del Paese, per supportare le proprie operazioni militari in tutto il mondo possano finire nelle mani cinesi. Le gru potrebbero anche fornire un accesso da remoto a qualcuno che potrebbe cercare di interrompere il flusso di merci, ha spiegato Bill Evanina, un ex alto funzionario del controspionaggio statunitense.



Il caso delle gru cinesi

Si vocifera che le suddette gru possono essere la nuova Huawei, con un chiaro riferimento al colosso cinese della telefonia mobile i cui apparecchi elettronici sono stati di fatto banditi dagli Stati Uniti, proprio a causa del loro rischio potenziale per la sicurezza nazionale.

Ad una richiesta di commento da parte del quotidiano statunitense, un funzionario dell’ambasciata cinese a Washington ha descritto le preoccupazioni in merito alle gru da banchina cinesi come mere speculazioni “alimentate dalla paranoia“. Dal canto loro, i rappresentanti di Zpmc, il cui nome completo è Shanghai Zhenhua Heavy Industries Co., non hanno risposto alle richieste di commento del Wsj.

Il disegno di legge sulla politica della difesa americana da 850 miliardi di dollari, approvato a dicembre, richiede all’amministratore marittimo del dipartimento dei Trasporti Usa, in consultazione con il segretario alla Difesa, di produrre uno studio non classificato entro la fine di quest’anno sul fatto che le gru di fabbricazione straniera possano rappresentare minacce alla sicurezza informatica o alla sicurezza nazionale nei porti americani. Al momento, i funzionari della sicureza nazionale non hanno fornito dettagli di casi specifici di gru utilizzate per scopi di spionaggio.

Le gru Zpmc sono entrate nel mercato statunitense un paio di decenni fa, offrendo ciò che i dirigenti del settore hanno descritto come “gru di buona qualità” significativamente più economiche rispetto a quelle vendute dai fornitori occidentali. E così Zpmc è diventato uno dei principali attori nel settore globale delle porte automatizzate, collaborando tra l’altro con partner del calibro di Microsoft Corp. e altri colossi per collegare le apparecchiature e analizzare i dati in tempo reale.

Allarme spionaggio

Nel caso in cui l’allarme americano dovesse trovare riscontri, è bene sapere che Zpmc afferma di controllare circa il 70% del mercato globale delle gru, e di aver venduto le sue attrezzature in più di 100 Paesi. Un funzionario statunitense ha inoltre dichiarato che la società cinese produce quasi l’80% delle gru ship-to-shore in uso nei porti Usa.

Le enormi gru vengono generalmente consegnate nei porti statunitensi completamente assemblate su navi. Vengono quindi azionate tramite software di fabbricazione cinese. In alcuni casi, entrano in azione anche vari cittadini cinesi che lavorano con visti statunitensi di due anni e che sono stati descritti come potenziali, ulteriori strumenti, attraverso i quali raccogliere informazioni.

Last but not least, nel 2021 la Defense Intelligence Agency ha condotto una valutazione riservata scoprendo che Pechino potrebbe potenzialmente limitare il traffico portuale degli Stati Uniti o raccogliere informazioni sulle attrezzature militari spedite da Washington.

Nel frattempo, Huawei Technologies ha fatto sapere di aver raggiunto con successo basse emissioni di carbonio in un porto di Tianjin, mediante l’uso della sua tecnologia 5G e del sistema di navigazione satellitare BeiDou. La società con sede a Shenzhen ha affermato di aver trasformato il terminal della sezione C nell’area portuale di Beijiang del porto di Tianjin nel primo terminal portuale a zero emissioni di carbonio al mondo. Spera inoltre che questo progetto possa essere una vetrina per i porti verdi di tutto il mondo.

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