L’invasione russa dell’Ucraina, intesa da Mosca come un’azione finalizzata a riportare interamente Kiev entro la propria sfera d’influenza, ha avuto un grande impatto non solo sul sistema internazionale, ma anche sulla politica interna ucraina. Con riguardo alla seconda, tale invasione ha determinato un’accelerazione del processo di riforme avviato dal 2015 volto a garantire la piena rispondenza del Paese ai parametri richiesti per l’adesione all’unione Europea e alla Nato. Uno dei rami maggiormente soggetto a tali riforme, risulta essere il complesso militare industriale, segnato durante la sua lunga storia da numerosi scandali di corruzione.
La storia della Difesa ucraina
Al momento del ripristino dell’indipendenza ucraina nel 1991 Kiev ospitava circa il 30% del complesso militare industriale sovietico, ma le immani dimensioni di un simile apparato, rapportate alle scarse capacità finanziarie ucraine, ne resero impossibile il mantenimento, determinando un significativo calo del numero di lavoratori e dei mezzi negli anni successivi. Al contempo il complesso militare industriale ucraino venne anch’esso risucchiato nel vortice della fortissima corruzione ereditata dall’Urss e ampiamente diffusa nel Paese.
Nel 2010 il Presidente Viktor Yanukovich istituì la conglomerata Ukroboronprom, la quale riunì 134 imprese appartenenti al settore della difesa. La formazione della conglomerata non riuscì però a risolvere i pesantissimi problemi del complesso militare industriale ucraino, pesantemente esposti durante il conflitto del 2014. L’occupazione russa della Crimea e la guerra nel Donbass hanno comportato la perdita di diverse fabbriche e imprese facenti parte della Ukroboronprom, portando alla necessità di una sua completa ricostruzione.
Il processo di riforma della conglomerata è iniziato nel 2014, tramite l’approvazione del divieto di cooperazione militare con la Federazione russa e il divieto di esportazione di componentistica militare verso Mosca. I due pilastri centrali del processo di riforma risultavano essere il miglioramento del management interno e un incremento delle capacità combattive dell’esercito ucraino. L’allora Presidente Petro Poroshenko pose a capo della Ukroboronprom l’uomo d’affari Roman Romanov, incaricato di presiedere il processo di riforma. Con riguardo al miglioramento del management interno, Romanov introdusse un sistema di appalti elettronici, risultando uno dei pionieri di tale processo e ordinò alle imprese della difesa l’adozione degli standard di gestione aziendale Nato. Viceversa, circa il rafforzamento delle capacità militari dell’esercito, la conglomerata perseguì una strategia fondata su tre priorità: la riduzione della componentistica importata dalla Federazione russa, l’incremento quantitativo della produzione bellica e lo sviluppo di nuovi sistemi d’arma più avanzati.
La gestione di Romanov ha avuto un certo successo, dimostrando l’efficacia del programma di riforme. L’introduzione di un sistema di appalti elettronici ha garantito un risparmio di 304 milioni di grivnie nel 2015 e 476 nel 2016. Contestualmente la Ukroboronprom ha incrementato nettamente la produzione bellica, riuscendo a soddisfare completamente le richieste varate dall’esercito e riducendo nettamente la percentuale di componentistica importata dalla Federazione russa. La conglomerata ha sviluppato nuovi e più efficaci sistemi d’arma, quali il missile antinave Neptune, reso celebre dall’affondamento dell’incrociatore russo Moskva, l’obice semovente 2S22 Bohdana, compatibile con le munizioni Nato da 155 mm e diversi modelli di drone. La Ukroboronprom ha inoltre aumentato notevolmente la produzione di sistemi d’arma a ciclo produttivo chiuso, ossia interamente localizzati sul territorio ucraino. Tuttavia il processo di riforme non è in ultima analisi riuscito a trasformare la conglomerata in un’azienda compatibile con gli standard Nato, né a porre interamente fine alla grave corruzione interna. Nel 2019 la Ukroboronprom è stata coinvolta in due gravi scandali di corruzione, il primo relativo alla fornitura di materiale militare dalla Russia venduto a prezzi più elevati e il secondo al fallimento dell’avviare una linea di produzione domestica per le munizioni d’artiglieria da 152mm. Gli scandali sono risultati una delle cause della mancata rielezione del Presidente Poroshenko nello stesso anno.
L’era Zelensky
L’elezione del candidato outsider Volodymyr Zelensky in occasione delle elezioni del 2019 ha sancito l’avvio di una seconda fase del percorso di riforme, dopo il parziale fallimento della prima. Il primo passo verso tale processo è stato rappresentato dal passaggio degli appalti elettronici per la difesa al sistema “Prozorro”, noto per essere l’eccellenza mondiale nel settore, atto che ha garantito un elevato risparmio per la conglomerata. In secondo luogo la Verkhovna Rada ha approvato la legge “On Defense Procurement”, la quale ha reso nettamente più trasparenti gli appalti e gli acquisti di armamenti nel settore della difesa. Infine, il primo ottobre 2021 il presidente Zelensky ha firmato una legge per trasformare la conglomerata Ukroboronprom in una moderna società per azioni funzionante sulla base degli standard di corporate governance dell’Oecd. La Ukroboronprom ha contestualmente siglato un accordo di cooperazione con la Commissione Indipendente anti-Corruzione, un’iniziativa congiunta formata dalla collaborazione tra attivisti della società civile ed esperti internazionali, la quale sarà incaricata di vigilare sull’implementazione della riforma, nonché un accordo con l’Institute for Defense Analysis americano, il quale fornirà assistenza nell’attuazione di tale percorso.
A seguito dell’invasione del paese operata dalla Federazione russa la conglomerata ha disperso i siti di produzione sul suolo ucraino, al fine di impedirne la distruzione da parte delle forze di Mosca e ha spostato molte delle sue attività nelle nazioni est europee appartenenti alla Nato. Nonostante i costanti attacchi operati dalle forze russe, la Ukroboronprom è riuscita non solo ad incrementare notevolmente la produzione di armamenti, ma anche a sviluppare nuove linee di produzione e nuovi sistemi d’arma. La conglomerata è infatti finalmente riuscita ad avviare la produzione domestica di munizioni d’artiglieria calibro 152mm di tipo sovietico, nonché a produrre droni sempre più sofisticati e funzionali. La Ukroboronprom ha inoltre avviato diverse collaborazioni con le industrie della difesa appartenenti alle nazioni dell’Europa Orientale, avviando la produzione di munizioni anticarro, mine e in futuro anche delle munizioni d’artiglieria calibro 155 mm, lo standard Nato.
Il futuro dell’industria bellica ucraina
Il 21 marzo 2023 il Consiglio dei Ministri dell’Ucraina ha emesso un decreto che ha ufficialmente trasformato la conglomerata Ukroboronprom in una società per azioni denominata “Industria della Difesa Ucraina”, approvando contestualmente lo statuto interno e le regole del board di supervisione. La nuova società sarà costituita da cinque holding settoriali altamente specializzate ed altre imprese controllare direttamente dal board. Tale decreto non si riduce ad un mero cambiamento di nome, il cambiamento della struttura societaria e l’adozione degli standard Oecd e Nato incrementeranno notevolmente l’efficienza interna e la trasparenza dei processi decisionali e degli appalti. Questo aprirà la strada a nuove partnership e joint venture internazionali, nonché ad investimenti esteri e a partenariati pubblico-privati, i quali miglioreranno notevolmente l’industria della difesa ucraina negli anni a venire. Nel lungo termine l’Ucraina disporrà di una produzione di armamenti sempre maggiore, la quale sarà inoltre in grado di ridurre la dipendenza dai partner occidentali e la pressione sulle industrie della difesa di questi ultimi.
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