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Difesa

Ucraina: drone navale lancia drone kamikaze. Ecco perché è importante

Drone lancia droni ucraino distrugge un radar in Crimea. L'azione è storicamente importante ma attenzione a non cadere nelle mode del momento

Nella notte tra l’1 e il 2 luglio, le forze ucraine hanno colpito alcuni componenti di un’installazione radar tipo “Nebo-M”, un sistema utilizzato per l’acquisizione dei bersagli a lungo raggio da parte delle batterie missilistiche degli S-300 ed S-400 russi, posizionato nella penisola di Crimea. L’azione, di per sé, non sarebbe così significativa dal punto di vista militare se non per il fatto che è stata condotta da un USV (Unmanned Surface Vehicle) che ha lanciato droni “bombardieri”, ovvero capaci di sganciare diversi ordigni.

A marzo, la direzione dell’Intelligence della Difesa ucraina (GUR) aveva utilizzato droni FPV (First Person View) lanciati da imbarcazioni senza pilota contro i radar e i sistemi missilistici terra-aria russi, ma ora l’utilizzo di droni bombardieri offre la possibilità di colpire più di un bersaglio per drone con testate potenzialmente più pesanti di quelle trasportabili dai droni FPV.

La guerra in Ucraina ha portato a un aumento esponenziale del ricorso ai droni, di tutti i tipi e dimensioni, per portare l’offesa: dalle loitering munitions sino ai Bayraktar TB2, passando per i russi Shahed/Geran e i Magura ucraini. Il drone si è evoluto durante la campagna, e prima l’Ucraina poi la Russia hanno sviluppato un’industria locale piuttosto fiorente che si è adeguata ed è stata pioniera di tattiche e mezzi. Soprattutto gli ucraini hanno dimostrato una particolare inventiva e capacità di adattamento alle condizioni belliche, portando il confronto tra droni nei tre classici domini del campo di battaglia (sea, air, land): per primi gli ucraini hanno utilizzato USV e UUV (Unmanned Underwater Vehicle) per colpire forze e infrastrutture russe. Il GUR, qualche mese fa, ha anche stupito il mondo militare quando ha rilasciato un video che mostrava un USV lanciare un missile aria-aria (un AIM-9X Sidewinder) per abbattere una coppia di caccia russi Sukhoi Su-30 in volo sul Mar Nero. L’abbattimento dei Su-30 segue quello di un elicottero russo Mil Mi-8 sul Mar Nero a dicembre, utilizzando però un missile aria-aria R-73 (AA-11 “Archer”) adattato, lanciato da un USV tipo Magura.

Il “drone lancia drone” è qualcosa che si sta studiando da più parti, anche nel dominio aeronautico, e che tutti gli esperti si aspettavano di vedere in combattimento in Ucraina. Soprattutto, l’utilizzo navale di questa tipologia di sistema nel conflitto ucraino, è il primo della storia.

L’utilizzo massiccio dei droni FPV in Ucraina, che ha portato sicuramente a risultati di rilievo, non deve però trarre in inganno analisti e decisori politici: il drone, che sia di tipo “kamikaze” o per attività ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance) non deve sostituire altri sistemi manned dotati di maggior potenza di fuoco, o comunque di maggiori capacità.

Si può restare affascinati dal buon rapporto costi/benefici dato dai droni, soprattutto in una congiuntura storica in cui si utilizzano missili che costano milioni di dollari per colpire (o cercare di colpire) droni che costano due ordini di grandezza di meno, ma bisogna considerare che la soppressione del fuoco nemico, o delle capacità nemiche, si può ottenere solo con un’elevata precisione associata a un alto potere distruttivo, e i droni in questo momento non possono garantire entrambi questi fattori. I pochi chilogrammi di esplosivo trasportati da un drone Shahed hanno un impatto significativamente minore rispetto a quelli di un missile da crociera e, ancora di più, di munizionamento stand-off a caduta libera. Nemmeno, come scrive giustamente il colonnello dell’esercito statunitense William Murray su Small Wars Journal, si deve cadere nella tentazione di togliere risorse per la modernizzazione di sistemi più tradizionali, come l’artiglieria, per “desiderio di innovazione e una percepita economicità” dei droni.

Se il drone è uno strumento perfetto per l’ISR, eliminando il rischio per l’uomo sul campo di battaglia, non lo è ancora per una serie di altre missioni che richiedono la capacità di neutralizzazione di un obiettivo d’area o indurito. Il drone, in senso generale, rappresenta un efficace strumento di accompagnamento ad altri sistemi manned, in attesa che si passi da un tecnologia “senza equipaggio” a una “automatica” governata dall’intelligenza artificiale in grado di essere altamente resistente alle nuove e future capacità di guerra elettronica.

Vogliamo essere più chiari: non si intende sminuire il ruolo dei droni sul campo di battaglia, ma solo mettere in guardia su quella che potrebbe essere una delle tante mode che hanno attraversato la storia militare.

Ci sono stati esempi nel passato che hanno dimostrato come una certa fascinazione per un sistema d’arma innovativo, abbia poi portato a una repentina marcia indietro di tattiche e costruzioni. Chi scrive ricorda, ad esempio, che quando nacque il missile aria-aria, in Occidente – per meglio dire negli Stati Uniti – si ritenne che il combattimento aereo manovrato a corta distanza sarebbe diventato obsoleto, data la possibilità di colpire un caccia nemico con un missile a lunga distanza. Pertanto, cacciabombardieri come i primi F-4 “Phantom” uscirono dalle linee di produzione sprovvisti di cannoncino interno, ritenuto un inutile retaggio del passato. Come spesso accade, i risultati del campo di battaglia hanno ribaltato questa visione: quando durante il conflitto in Vietnam i caccia nordvietnamiti armati di cannoni misero in difficoltà gli F-4 USA che ne erano sprovvisti, i produttori e ancora prima i militari tornarono frettolosamente sui loro passi.

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