Il lancio di un nuovo missile, invisibile e in grado di eludere le rilevazioni dei radar nemici, seguito dalla messa in orbita del primo satellite spia e dall’ipotesi, sempre più concreta, di cimentarsi a stretto giro in un test nucleare. La comunità internazionale è preoccupata dal crescente dinamismo militare della Corea del Nord.
A maggior ragione dopo l’allarme lanciato dal Giappone in relazione all’ultimo proiettile sparato da Pyongyang. Tokyo non è infatti riuscita a predire accuratamente la traiettoria del missile balistico a raggio intermedio, un missile a tre stadi Hwasong-18 alimentato a propellente solido, lanciato dal governo nordcoreano, letteralmente sparito dai radar nipponici.
I ministri degli Esteri del G7, durante il loro incontro a Karuizawa, nella prefettura giapponese di Nagano, hanno intanto chiesto a Kim Jong Un di “astenersi” da ulteriori test nucleari e lanci di missili balistici. La replica del Nord non si è fatta attendere: la posizione del Paese come Stato dotato di armi nucleari è “finale e irreversibile”, e Pyongyang “continuerà ad assumere azioni legittime” sino a quando rimarranno intimidazioni ai suoi danni da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati.
Da quanto fin qui emerso, Kim non ha mostrato alcun interesse a riprendere i colloqui sul disarmo con Washington, dopo aver accettato nel 2018 di lavorare per la “completa denuclearizzazione della penisola coreana”. Al contrario, il leader nordcoreano si è impegnato a potenziare il suo arsenale, dotandolo di armi nucleari più moderne, più letali e sempre più vicine a colpire l’America e i suoi alleati in Asia.
Data questa situazione emergono numerose domande. Cosa vuole davvero Kim? Quali sono i reali obiettivi della Corea del Nord? E, soprattutto, quanto i missili nordcoreani rappresentano un pericolo per gli Stati Uniti? Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla minaccia militare e nucleare di Pyongyang.
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A quali armi sta lavorando la Corea del Nord?
I riflettori sono puntati su una triade missilistica potenzialmente capace di creare non pochi grattacapi a Stati Uniti e partner asiatici, in primis Giappone e Corea del Sud.
Accanto ai missili balistici progettati per trasportare testate nucleari, uno spauracchio per Tokyo e Seoul, troviamo razzi a lungo raggio calibrati per colpire le basi americane a Guam e missili balistici intercontinentali (ICBM) teoricamente incaricati di sferrare un attacco atomico su una delle grandi città Usa, come Washington o New York.

Allo stesso tempo, Kim ha modernizzato ampie sezioni del restante arsenale missilistico, archiviando – o comunque allontanandosi – dalle varianti Scud retaggio dell’epoca sovietica.
Pyongyang continua inoltre a lavorare anche nel tentativo di rendere più efficace la tecnologia per miniaturizzare le testate nucleari, così da rendere plausibili attacchi regionali e incrementare la potenza incarnata dagli ICBM.
Quali sono gli ultimi missili testati da Kim?
La Corea del Nord ha lanciato nuovi missili balistici a combustibile solido, più facili da spostare, nascondere e sparare rispetto a molte versioni a combustibile liquido. Ne ha lanciati più di 90, dal maggio 2019 ad oggi. Il più potente è l’Hwasong-18, lanciato nell’aprile 2023.
Come ha sottolineato il Washington Post, questo jolly potrebbe essere immagazzinato in silos rinforzati e sotterranei oppure srotolato su un trasportatore per essere rapidamente sparato.
Come se non bastasse, la maggior parte dei nuovi razzi a disposizione di Pyongyang sono missili KN-23 con capacità nucleare e super veloci che possono colpire tutta la Corea del Sud – e le forze statunitensi di stanza in loco – nel giro di pochi minuti.
Perché l’ultimo missile lanciato, l’Hwasong-18, è particolarmente temibile?
L’Hwasong-18 è un missile alimentato a propellente solido. A differenza del carburante solido, quello liquido non può essere tenuto all’interno dei missili per lunghi periodi. In altre parole, quel carburante deve essere caricato entro pochi giorni dal lancio.
Il punto è che questo tempo di preparazione rischia di esporre le posizioni di lancio nordcoreane ai satelliti da ricognizione e altri servizi d’intelligence. Con il combustibile solido la Corea del Nord può dunque bypassare questo passaggio, dispiegando rapidamente i missili e lanciarli.
C’è, poi, un secondo aspetto da evidenziare. Pyongyang ha realizzato missili balistici in grado di cambiare rotta a mezz’aria. Mentre i missili lanciati nel 2017 hanno sostanzialmente seguito normali traiettorie paraboliche, oltre un terzo di quelli lanciati dal 2019 ha invece assunto traiettorie variabili.
Lo sviluppo di missili difficili da intercettare, quasi “invisibili” agli occhi nemici, per usare un eufemismo, minaccia direttamente le basi militari statunitensi dislocate tra Giappone e Corea del Sud. In attesa di mettere nel mirino il territorio statunitense, sfruttando un motore missilistico a propellente solido per l’uso di un missile balistico intercontinentale.
Quali sono gli obiettivi per il 2023?
Nel corso del 2023 la Corea del Nord potrebbe perfezionare l’Hwasong-17 — che secondo gli esperti di armi è il missile balistico intercontinentale più grande del mondo ed è in grado di trasportare tre bombe nucleari — e aumentare la potenza del missile balistico intercontinentale a combustibile solido. Kim ha anche più volte affermato di star cercando armi nucleari tattiche per sferrare eventuali attacchi sui campi di battaglia.
Kim può colpire gli Stati Uniti?
Sembra di sì. Pyongyang avrebbe acquisito tale capacità dopo aver testato con successo un missile balistico intercontinentale nel novembre 2017, l’Hwasong-15.
Non è tuttavia chiaro se i missili balistici intercontinentali nordcoreano riescano a superare incolumi i sistemi antimissile, né se siano abbastanza precisi da colpire i bersagli prefissati, così come se le testate possano sopravvivere al rientro nell’atmosfera.
Su quanti ordigni nucleari può contare Pyongyang?
Ci sono varie stime. Le valutazioni al ribasso ipotizzano che la Corea del Nord abbia assemblato da 40 a 50 testate nucleari (il minor numero tra le nove nazioni con armi nucleari). Uno studio del 2021 della RAND Corp. e dell’Asan Institute, risalente al 2021, stima invece 116 testate. Un report del Korea Institute for Defense Analysis del 2023 suppone invece circa 80-90 testate, e sottolinea come Kim stia cercando di averne tra 100 e 300 a lungo termine.
Da dove arriva il materiale fissile usato dalla Corea del Nord?
Il Paese è autosufficiente da decenni per quanto riguarda l’ottenimento del materiale fissile, ovvero l’ingrediente principale per creare una reazione a catena ed esplosione nucleare.
Il programma nordcoreano si basa per lo più sull’uranio arricchito e ne produrrebbe abbastanza ogni anno per sviluppare circa sei bombe.
La Corea del Nord potrebbe inoltre aver ripreso le operazioni di produzione di plutonio – un altro mezzo per creare materiale fissile – in un reattore nucleare nel sito di Yongbyon.
Come fa Kim a finanziare questi programmi?
Per la Us Defense Intelligence Agency, la Corea del Nord spenderebbe tra i 7 e gli 11 miliardi di dollari all’anno per finanziare le proprie forze armate, circa il 20-30% dell’economia nazionale. Sulla carta la cifra è piuttosto bassa, visto che è l’equivalente di due giorni di spesa militare statunitense.
Si suppone, in ogni caso, che Pyongyang riesca ad eludere le sanzioni internazionali mediante trasferimenti clandestini via mare di merci vietate, come il petrolio, e attacchi informatici.
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