Turchia, Pakistan, Arabia Saudita: nasce la Nato islamica

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Il vertice trilaterale Turchia-Arabia saudita-Pakistan tenuto oggi a Riad, nel quale sarà formalizzata la mutua alleanza difensiva dei tre Paesi, è qualcosa di simile a quella Nato islamica da tempo vagheggiata dagli strateghi neocon e israeliani. E, però, mentre questi la immaginavano come un’alleanza pronta ad aggredire l’Iran per conto di essi, al momento appare qualcosa di diverso.Infatti, non nasce all’ombra protettiva dell’Impero, ma dalla constatazione, successiva alla guerra contro l’Iran, che tale protezione ormai è solo virtuale. Lo si è visto quando, nel corso del conflitto, gli States si sono premurati di difendere (per quanto possibile…) le proprie forze e Israele, lasciando campo libero altrove ai missili iraniani.Né si fonda su un impeto guerriero, che avrebbe dovuto scatenarsi contro Teheran, ma dalla paura, soprattutto quella originata dall’espansionismo israeliano, che l’asserito protettore d’oltreoceano non sembra poter o voler contenere anche quando tocca i suoi alleati mediorientali.Non per nulla il primo vagito della neonata alleanza risale allo scorso 17 settembre, quando Pakistan e Arabia Saudita firmarono un patto di mutua difesa in reazione all’attacco effettuato da Israele alcuni giorni prima contro il Qatar, nel tentativo di uccidere la delegazione di Hamas impegnata nelle trattative di pace su Gaza.A convincere Riad a ricorrere alla protezione pakistana la connivenza delle forze americane all’attacco. Anche se successivamente Trump, probabilmente tenuto all’oscuro dell’attacco, ha imposto a Netanyahu di scusarsi con Doha, per Riad, come per altri, era un evidente campanello d’allarme: l’America non sarebbe stata in grado di frenare Tel Aviv nel caso avesse messo nel mirino un suo alleato regionale. E con i chiari di luna di allora, ad oggi immutati, è subito corsa ai ripari.Il patto di allora è stato approfondito in questi giorni, come dimostra la nutrita delegazione pakistana sbarcata in Arabia saudita giovedì, di cui è indicativa anche la durata: tre giorni. Ad affiancare il primo ministro Shehbaz Sharif, il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate pakistane, il Maresciallo Syed Asim Munir, alcuni ministri e altri funzionari statali.E ora ad aderire all’alleanza è anche la Turchia, con il presidente Recep Erdogan sbarcato oggi per formalizzare l’accordo. Così il patto vede la convergenza del secondo esercito della Nato per numero di effettivi, la Turchia, dell’unico Paese islamico a possedere l’atomica, il Pakistan, e delle immense ricchezze di Riad. Da cui un certo potere di deterrenza.E giunge in un momento critico per la regione e, in particolare, per l’Arabia saudita. Le turbolenza regionali sono note, con Israele che imperversa un po’ dappertutto, con l’America che non ha ancora deciso di chiudere il conflitto con l’Iran e con quest’ultimo che minaccia di colpire i Paesi considerati allineati con l’Impero se sarà attaccato su larga scala.

Oltre a vigilare su una possibile escalation regionale, l’Arabia saudita deve vedersela con le milizie houti dello Yemen, le quali hanno deciso di ribellarsi all’embargo loro imposto da Riad, iniziato nel lontano 2015 (quando i sauditi hanno dato avvio alla guerra contro di essi), con un contro-embargo che ha chiuso il Mar rosso alle petroliere saudite.La recrudescenza del conflitto yemenita potrebbe essere il primo banco di prova della neonata alleanza. Ma a porre criticità a tale opzione sono stati gli houti che, in concomitanza con la firma del patto, hanno messo a segno un potente attacco contro le forze governative yemenite, alleate di Riad, che ha causato circa sessanta vittime.Le truppe colpite dai vettori houti erano impegnate nei preparativi di una campagna di terra contro di essi e l’attacco segnala che i ribelli sono pronti ad affrontare la minaccia. Resta da capire se Riad comprenderà di dover scendere a patti con i miliziani, cioè revocare lo sciocco embargo che sta mietendo una moltitudine di vite, o continuerà su questa strada distruttiva, trascinando con sé i nuovi alleati.A rendere problematica la seconda opzione il fatto che neanche gli Stati Uniti sono riusciti a sopraffare gli houti quando ci hanno provato nel 2025 – vero che non hanno condotto attacchi via terra, ma resta il dato – e che gli houti, se messi alle strette, metterebbero nel mirino le vicine raffinerie saudite.Oltre a tale querelle, che resta aperta, c’è da capire se la neonata alleanza possa intrupparsi nella jihad di Israele e dell’America contro Teheran, sempre che gli Usa non si defilino come potrebbe accadere con i negoziati in corso.A constrastare tale ipotesi il fatto che il Pakistan si stia spendendo per la pace con l’Iran e che la Turchia non ha alcun interesse a farlo, anzi la dura presa di posizione di Ankara contro un attacco di terra dei curdi fu decisiva nel far fallire i piani di aggressione israelo-americani del 28 febbraio.Quanto ai sauditi, se hanno protestato non poco con Teheran per gli attacchi subiti, hanno anche sollecitato Trump a dare agio ai negoziati. Resta, però, incerto cosa accadrebbe se riprendesse la guerra e Teheran ricominciasse i suoi attacchi contro il suo territorio.Per la Turchia, invece, il nemico dichiarato ormai è Israele, con cui da tempo ha avviato una vera e propria guerra verbale e un conflitto non solo verbale, pur se sottotraccia, per il controllo della Siria, che interessa non poco il vicino Libano (anche in questo caso la Turchia è stata decisiva a far fallire i piani israeliani e americani di usare Damasco contro Hezbollah).Isomma, ad oggi, anche se resta l’incertezza riguardo le capacità d’influenza su di esso di Tel Aviv e Washington, il patto turco-saudita-pakistano sembra principalmente destinato a fungere da deterrenza contro l’espansionismo israeliano.Ipotesi che sembra confermata dalla conclusione di un articolo di The Cradle dedicato al patto tripartito: “I funzionari israeliani hanno accolto con allarme questa novità, descrivendo Turchia, Pakistan, Qatar e Siria come ‘l’asse del male del fondamentalismo sunnita’, definendola molto più preoccupante dell’Iran”.