Emmanuel Macron non lascia, raddoppia. Alla conferenza per il sostegno all’Ucraina ospitata a Parigi il presidente francese ha lanciato la sfida totale alla Russia e a Vladimir Putin: ha proposto di aumentare le forniture militari all’Ucraina da un lato e sottolineato che diversi Paesi europei e della Nato hanno prospettato l’idea di mandare truppe a Kiev come garanzia securitaria. Ipotizzando un passaggio a una sorta di “non belligeranza” attiva in cui i Paesi europei potrebbero garantire la sicurezza dell’Ucraina.
Quest’ultimo tema è stato sollevato pubblicamente dal primo ministro slovacco Robert Fico. Il leader socialdemocratico di Bratislava, critico dell’idea di armare a oltranza l’Ucraina, ha affermato che un “documento riservato” prima del vertice attestava nero su bianco “che un certo numero di stati membri della NATO e dell’UE stavano valutando la possibilità di inviare truppe in Ucraina su base bilaterale”.
Macron, in passato aperto a portare avanti in parallelo il sostengo a Kiev e la ricerca di una via diplomatica per venire a patti con Vladimir Putin, alza l’asticella. Il motivo è chiaro. La finestra d’opportunità aperta dal blocco delle forniture americane, incastrate nel palleggio tra Partito Democratico e Partito Repubblicano mentre si avvicinano le elezioni presidenziali, offre alla Francia la prospettiva di recuperare centralità nell’Europa della Difesa. Un’Europa che vede l’Ucraina come laboratorio per il test di nuovi dispositivi e come banco di prova per i moderni sistemi industriali di approvvigionamento che in tutto il Vecchio Continente si stanno ristrutturando per preparare a una nuova fase di conflitti le filiere produttive. In quest’ottica, la Francia ha subito la tenace concorrenza della cordata anglo-americana sua tradizionale concorrente e vede strutturarsi un asse italo-tedesco che rischia di escluderla da molti settori chiave. Ma qui e ora la Francia è la prima potenza militare dell’Unione Europea. E con la garanzia a Kiev vuole ricordarlo.
Plasmare un nuovo protagonismo francese significa usare l’Ucraina come volano per una rinnovata politica di potenza. Indirizzare alle munizioni il programma Asap dell’Unione Europea per il procurement significa potenziare le filiere come la Francia, che vive un boom di spese militari, desidera. Aprire il discorso sulle truppe europee a Kiev, in questa fase, fa gioco all’idea transalpina di centrare su Parigi le rotte europee della Difesa. Tutto questo in un vaste programme in cui la Russia torna a essere rivale strategico nell’umorale diplomazia di Macron. Scottato dall’ondata di golpe che ha eroso la Françafrique nell’estate scorsa e che Parigi imputa, principalmente, alla mano della Russia, tornata pienamente inaffidabile.
Si manifesta l’eterno dualismo vissuto dalla Francia verso la Russia negli ultimi due secoli. Napoleone Bonaparte prima si alleò con lo Zar Alessandro I e poi arrivò a avviare la disastrosa campagna di Russia, e perfino Charles de Gaulle ebbe una relazione personale di ottima sintonia con Stalin prima di indicare nella volontà francese di rispondere autonomamente alla minaccia sovietica la motivazione della costruzione del deterrente atomico francese. Macron trova in Putin, oggi, il “nemico ideale” che serve per giustificare i suoi progetti.
Può funzionare? Macron ha da tempo il lungimirante obiettivo di consolidare la Difesa comune europea ed opera con attenzione per perseguirlo. Ma il resto dell’Europa teme che “europeo” faccia rima con francese e, nel quadro dei programmi di rafforzamento comunitario, si consolidano più cordate. Del resto Politico.eu sottolinea che molti Paesi Ue “si sono inoltre mossi verso un accordo sull’aumento degli acquisti di munizioni per l’Ucraina da fornitori di paesi terzi, qualcosa che va contro l’agenda di autonomia strategica della Francia e il desiderio di rilanciare le industrie europee della difesa”. E sulle truppe europee a Kiev per ora parliamo di una posizione di principio, molto remota, che bisognerà vedere quanto sarà scalabile a livello concreto.
Il lato maggiormente interessante della posizione di Macron è un deciso tentativo di “europeizzare” la risposta alla Russia e la gestione della crisi in Ucraina, in due anni fonte di grandi problematiche per l’Ue, la sua stabilità economica, la sua tenuta geopolitica. L’unica, vera possibilità per non delegare oltre Atlantico il governo dell’emergenza bellica. E per pensare a un vero futuro europeo per Kiev nel dopoguerra, con garanzie securitarie non necessariamente coincidenti con quelle Nato. Ma per farlo serve una vera Europa-potenza. Ed è questo il grosso vuoto su cui molti Paesi devono lavorare.