Un piano da circa mille miliardi di dollari: Donald Trump ha firmato il National Defense Authorization Act (Ndaa), il documento di bilancio della Difesa americana, per l’anno fiscale 2026, un piano che mette in campo risorse notevoli e impone un aumento del 13% dei fondi per le forze armate americane.
Come Trump finanzierà il Pentagono nel 2026
Si parte dal finanziamento standard del Dipartimento per la Difesa, aumentato di 8 miliardi dal Congresso nel round di discussione e approvazione del disegno di legge rispetto alle richieste iniziali di The Donald a 901 miliardi di dollari. Questo integra un aumento del 3,8% della paga dei militari in servizio attivo, del 2,8% della pensione ai veterani e del 2,4% delle indennità di missione. Di questi 901 miliardi di dollari, 848 includono spese obbligatoriamente da sostenere nell’anno fiscale 2026, e a ciò si aggiungeranno 113 miliardi stanziati nel 2025 ma che saranno spesi nel 2026.
La spesa sostanziale, dunque, ammonta a 961 miliardi di dollari, minore del totale dell’investimento da 1.010 miliardi di dollari che il Dipartimento della Difesa rivendica sul suo sito. La somma, probabilmente, si raggiungerà con altre voci di spesa: la quota allocata nel 2026 di un piano di investimento in potenziamento in sistemi della Difesa dalla durata di 10 anni e dal valore di 150 miliardi di dollari, approvato con lo One Big Beautiful Bill Act, e i fondi provenienti dal Dipartimento dell’Energia per coprire parte dei costi di ammodernamento della triade nucleare americana, stimati in 60 miliardi di dollari.
Volano le spese per la Difesa
“Anche nei periodi migliori, il processo di bilancio del Dipartimento della Difesa è difficile da comprendere, ma quest’anno è ancora più complicato del solito”, nota The Cipher Brief sottolineando le diversità di provenienza delle varie voci di spesa.
Quel che è certo, però, è che il Pentagono guidato da Pete Hegseth avrà un budget senza precedenti per provare a potenziare la spinta del sistema militare Usa verso il mantenimento di una leadership su ogni teatro e campo di operazione.
Mentre l’Europa fatica a strutturare un piano di potenziamento delle forze armate continentali e i bilanci dei Paesi membri dell’Ue si evolvono a macchia di leopardo, gli Usa possono allocare risorse in forma crescente con una maggiore elasticità, anche partendo da un contesto che vede Washington detenere di gran lunga il primo bilancio militare al mondo.
I cambi nei programmi
Il Pentagono, si legge nella comunicazione ufficiale, piazzerà 170,9 miliardi di dollari nelle spese trasversali (logistica, intelligence, comando e controllo, direzione delle operazioni interforze e via dicendo), 197,4 miliardi nell’esercito, 292,2 miliardi per la Marina e 301,1 per l’Us Air Force, inclusi anche 40 miliardi di dollari per la Space Force il cui budget sale del 30%.
Si risparmia su alcuni dossier (si tagliano da 74 a 47 i caccia F-35 da acquistare, si riducono da 14 miliardi a 400 milioni i finanziamenti all’Ucraina) ma si mira a rafforzare la capacità di cantieristica navale americana, a rilanciare la produzione dei caccia F-15 Eagle II, a studiare il futuro F-47, a rafforzare con circa 10,5 miliardi la produzione balistica ipersonica e convenzionale, financo a potenziare la sicurezza dei confini (5 miliardi di dollari).
Quattrini in nome del principio America First
Una lunga lista della spesa, quella di Trump: del resto, non c’è America First senza un efficace e profondo strumento militare in grado di effettuare una solida proiezione in profondità. A Washington il compito di capire quali siano i teatri prioritari e le sfide strategiche per eccellenza: per Trump, però, il Pentagono resta il centro della capacità di proiezione imperiale degli Usa. E questo, per il presidente che si vanta di aver fatto finire otto guerre, certifica la torsione militarista dell’amministrazione.
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