L’amministrazione Trump sarebbe pronta a ridurre la presenza militare statunitense in Europa, in linea con le priorità strategiche (e di budget) delineate dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth. A suggerirlo, in attesa di decisioni ufficiali e dei relativi annunci, sono le recenti audizioni al Congresso con funzionari del Dipartimento della Difesa, le quali hanno lasciato presagire un imminente riesame della postura globale delle forze armate Usa, soprattutto nel Vecchio Continente. Secondo un’analisi di Responsible Statecraft, infatti, le mosse dell’amministrazione indicano un chiaro cambio di rotta.
Le priorità dell’amministrazione Trump
Il team della sicurezza nazionale del presidente Usa, Donald Trump, ha stabilito obiettivi chiari: porre fine alla guerra in Ucraina, rafforzare la sicurezza interna e ridurre i costi delle operazioni militari all’estero per concentrarsi sull’Asia, in particolare sulla competizione con la Cina. Questi obiettivi richiedono un ridimensionamento delle spese e delle forze armate, con particolare attenzione all’Esercito statunitense (U.S. Army), che sembra destinato a subire tagli significativi.
Il Segretario Hegseth ha ordinato, con un memo del 18 febbraio una riduzione dell’8% annuo per cinque anni nei budget dei dipartimenti militari, con l’obiettivo di riallocare risorse verso priorità come la sicurezza al confine meridionale con il Messico, i programmi di munizioni, la difesa missilistica e le operazioni in Asia. E l’esercito è il principale candidato a sostenere il peso dei tagli voluti da Trump ed Hegseth. In tal senso, una simulazione dall’American Enterprise Institute ha confermato che, seguendo le linee guida di Hegseth, l’Esercito assorbirebbe gran parte dei tagli.
L’impatto sulla presenza in Europa
Attualmente, circa 100.000 militari statunitensi sono stanziati in Europa, ma questa cifra potrebbe ridursi drasticamente. Le esigenze strategiche delineate da Hegseth, unite alla crescente domanda di personale per la missione di sicurezza al confine con il Messico, rendono inevitabile un ridimensionamento. Circa 6.600 militari attivi, principalmente dell’Esercito, e oltre 2.000 membri della Guardia Nazionale sono già impegnati al confine, con proiezioni che indicano fino a 40.000 militari coinvolti nei prossimi quattro anni. Queste unità, spesso tratte da reparti ad alta prontezza operativa, non sono disponibili per missioni all’estero durante il loro impiego e richiedono periodi di riposo e riaddestramento al rientro.
Di conseguenza, secondo l’analisi di Responsible Statecraft, la presenza dell’Esercito in Europa potrebbe ridursi di 10.000-20.000 unità, con tagli alle forze permanenti e rotazionali in Paesi come Germania e Polonia. Questo ridimensionamento è visto come necessario per bilanciare le risorse limitate dell’Esercito, soprattutto se il numero complessivo di unità attive verrà ridotto.