In Norvegia è “duello” tra un big delle munizioni e TikTok. Nella remota località di Raufoss, contea di Innlandet, fino ad ora nota solo agli amanti dello sci per la presenza dell’antico trampolino di salto più che centenario Lønnbergbakken, è andata in scena una sfida indiretta che dice molto sulle priorità del futuro dell’industria nell’era della guerra senza limiti inaugurata dall’invasione russa dell’Ucraina.

Nammo, colosso nordico delle munizioni, sta puntando a ampliare le dimensioni dell’impianto situato 120 km a Nord di Oslo ma nella località di Raufoss l’assenza di energia sta impedendo il progetto. A drenare l’energia un data center di TikTok. Raufoss è un impianto strategico Nammo, con oltre venti campi di prova per munizioni e armi a razzo. La compagnia, che ha nell’azionariato al 50% il ministero dell’Industria norvegese e al 50% il player della difesa finlandese Patria controllato dal governo di Helsinki, ha esposto sul Financial Times i suoi dubbi per i rischi di un mancato ampliamento: “Siamo preoccupati perché vediamo che la nostra crescita è sfidata dall’archiviazione di video di gatti“, ha detto Morten Brandtzæg, amministratore delegato di Nammo.

La Nordic Ammunition Company, nome completo di Nammo, a Raufoss produce in particolar modo i proiettili missilistici e le munizioni per gli M72 Law, utilizzati in Ucraina come anticarro assieme ai Javelin e gli Nlaw. Il manager di Nammo “ha detto che la domanda di colpi di artiglieria era più di 15 volte superiore al normale. L’industria europea delle munizioni ha bisogno di investire 2 miliardi di euro in nuove fabbriche solo per tenere il passo con la domanda dall’Ucraina”, che vorrebbe ricevere da Nammo 65mila unità di M72 in un anno, dieci volte l’ordinativo medio di una nazione di tale dimensione.

L’ad non ha escluso che possa essere tutt’altro che una coincidenza il fatto che in una fase di tale emergenza TikTok marchi a uomo un big della difesa, che peraltro produce missili anti-nave e anti-aerei destinati anche all’United States Navy. Certo, spesso succede, soprattutto in Paesi non molto popolosi come la Norvegia, che in certe zone la presenza dei data center blocchi strutture industriali in via di sviluppo anche, se non soprattutto, per la natura energivora dei centri di controllo e immagazzinamento dei dati. Tra i vari fattori di costo da tenere d’occhio legati ai data center, nota il portale T&D World, “il principale tra questi è l’energia, che è il più grande costo ricorrente di gestione di un data center, che rappresenta dal 70% all’80% del budget. Il solo raffreddamento, uno dei principali motori del consumo energetico, può facilmente ammontare al 20% o più dei costi totali”.

Il Nord Europa offre condizioni tutt’altro che negative per i data center: pochi sbalzi verso temperature notevoli d’estate, capacità naturali di raffreddamento a disposizione, generazione da energia pulita per alimentarli, possibilità di ottenere servizi e personale d’alto profilo rispettando i target climatici e di sostenibilità.

Quindi non si può negare che anche TikTok possa aver seguito questi calcoli. Ma nell’epoca della weaponization della tecnologia i sospetti di Nammo sono da tenere in conto e, perlomeno, devono far pensare all’assenza di una vera e propria neutralità della tecnologia e della politica industriale, mai legate come in questi anni alla geopolitica. Voluta o meno, l’espansione di TikTok a Raufoss a scapito di Nammo pone un problema al campo euroatlantico e alle sue prospettive industriali. E il valore del Pil generato dalle attività di cloud computing non necessariamente sarà paragonabile a quello del bene pubblico della sicurezza nazionale che l’aumento della capacità produttiva industriale di Nammo potrebbe garantire. L’ex premier norvegese Jens Stoltenberg, oggi segretario Nato, a Davos nel 2022 ha invitato a ricordare la primazia della sicurezza sulla prosperità. Questo sembra uno dei casi in cui tali principi vengono a collidere.