Nel settembre 2025, il dispiegamento della Marina militare statunitense (US Navy) nel Mar dei Caraibi ha segnato un punto di svolta nella lotta al narcotraffico regionale. Sotto l’amministrazione Trump, è stato dispiegato un numero significativo di forze navali e aeree, in aggiunta alle normali pattuglie (solitamente 2-3 navi), per intercettare spedizioni illecite, condurre sorveglianza e, se necessario, eseguire raid mirati, come già accaduto in due recenti episodi (tre, secondo il Presidente USA). L’operazione sta interrompendo efficacemente le rotte del traffico di droga che attraversano gran parte del territorio venezuelano, lasciando solo alcuni corridoi centroamericani e le linee dirette con l’Europa e l’Asia, più vulnerabili e potenzialmente instabili.
Il dispiegamento della US Navy nei Caraibi meridionali è iniziato alla fine di agosto 2025, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il narcotraffico e le organizzazioni criminali transnazionali. La task force include navi come il cacciatorpediniere USS Jason Dunham, l’incrociatore USS Lake Erie e il cacciatorpediniere USS Sampson, supportate da sottomarini nucleari, aerei di sorveglianza P-8 Poseidon e elicotteri del corpo dei Marines (AH-1Z Viper, UH-1Y Venom, MV-22 Osprey tra i possibili). Il presidente Donald Trump ha descritto queste operazioni come una “risposta decisiva” al flusso di droga che minaccia la sicurezza nazionale USA, con un focus specifico sulle spedizioni provenienti dal Venezuela.
Perché proprio il Venezuela
Storicamente, il Venezuela è diventato uno dei centri più importanti per il traffico di cocaina, anche grazie al coinvolgimento del regime di Nicolás Maduro. Il Cartel de los Soles, un’organizzazione criminale composta da alti ufficiali militari venezuelani, gestisce gran parte delle esportazioni di stupefacenti verso il Nord America e l’Europa. Secondo stime del Dipartimento di Stato USA, circa il 15-20% della cocaina mondiale transita per il Venezuela, attraverso porti come Puerto Cabello e La Guaira per spedizioni via mare. Poi c’è il Tren de Aragua, un’altra gang venezuelana designata dall’amministrazione Trump come organizzazione narco-terroristica, che ha ampliato le operazioni anche in altri Paesi latinoamericani, trafficando tramite barche veloci per trasportare carichi verso i Caraibi e gli USA, sfruttando la crisi migratoria venezuelana per infiltrarsi in paesi come Colombia, Perù, Cile e Brasile, gestendo traffico di esseri umani, sfruttamento sessuale, estorsione, omicidi su commissione e miniere illegali.
Le rotte criminali venezuelane solitamente coinvolgono il Mar dei Caraibi orientale, dove le imbarcazioni partono dalle coste di Sucre, Anzoátegui e Nueva Esparta, dirigendosi verso isole come Aruba, Curaçao o direttamente verso Porto Rico e la Florida. Queste vie sono preferite per la loro prossimità e la corruzione endemica nelle forze di sicurezza venezuelane e di alcuni Paesi insulari, che facilitano il transito. Il dispiegamento USA però ha cambiato lo scenario: con oltre 4.500 truppe e blocchi navali posizionati strategicamente, le interdizioni sono aumentate del 300% rispetto al 2024, secondo dati preliminari del Joint Interagency Task Force South (JIATF-S).
Il blocco della US Navy
Le operazioni della US Navy si concentrano su pattugliamenti intensivi e attacchi mirati, utilizzando droni, satelliti e aerei di sorveglianza per identificare e neutralizzare le imbarcazioni sospette. Un esempio recente è lo strike del 2 settembre 2025, quando forze USA hanno affondato una barca legata al Tren de Aragua, uccidendo 11 persone e sequestrando presumibilmente tonnellate di cocaina. Un secondo attacco il 15 settembre ha distrutto altre tre imbarcazioni. Le azioni sono autorizzate dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth, che ha rivendicato “autorità assoluta” per colpire sospetti narco-terroristi.
La presenza navale ha effettivamente “tagliato” le rotte venezuelane tradizionali. Mappature fornite da fonti come El Nacional mostrano come le vie costiere del Venezuela siano ora monitorate da navi USA posizionate a Nord di La Orchila e Los Roques, creando una barriera virtuale che forza i trafficanti a evitare l’area. Le operazioni statunitensi includono non solo affondamenti ma anche abbordaggi, come quello della USS Minneapolis-Saint Paul, che ha catturato tre vascelli in una sola ricognizione. L’analista Ryan Berg del CSIS (Centro per gli studi strategici e internazionali) ha sottolineato che questi movimenti hanno interrotto flussi noti, come le spedizioni notturne dall’isola Margarita verso le Antille Olandesi.
Di conseguenza, i trafficanti stanno deviando verso rotte alternative. Analisi di Reuters indicano che le principali vie rimaste sono quelle centroamericane, che attraversano i Caraibi occidentali, da Colombia e Venezuela attraverso Honduras, Guatemala e Messico e quelle dirette con l’Europa e l’Asia. Alcune di queste rotte sfruttano la porosità delle coste centroamericane, dove la corruzione e la debolezza istituzionale ne facilitano il transito. Ad esempio, il corridoio dal Delta dell’Orinoco verso il Golfo di Honduras è diventato più attivo, con imbarcazioni che evitano le acque venezuelane orientali per unirsi ai flussi colombiani.
Questi spostamenti rappresentano un’arma a doppio taglio. Da un lato, rafforzano la pressione su Paesi fragili come Honduras e Guatemala, già sovraccarichi da migrazioni e violenza legata ai cartelli. Dall’altro, potrebbero deviare il traffico verso il Pacifico o l’Atlantico, come avvertito da esperti CNN, dove le rotte messicane e ecuadoriane potrebbero assorbire il flusso venezuelano deviato. Nel Mar dei Caraibi, le vie rimaste includono solo dei piccoli passaggi attraverso le isole di San Andrés (Colombia) verso il Nicaragua, o direttamente verso la Repubblica Dominicana, ma queste sono più soggette ad operazioni di pattugliamento congiunte con alleati USA come ad esempio la Colombia.
Le reazioni immediate di Usa e Venezuela
Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha denunciato l’operazione come un “attacco alla sovranità”, accusando gli USA di mirare alle risorse venezuelane come petrolio e oro, non solo alla droga. Il Venezuela ha risposto aumentando le truppe costiere e conducendo sorvoli con F-16 sulla USS Jason Dunham, provocando l’invio di F-35 USA a Porto Rico. Alcuni esperti del New York Times notano che questo potrebbe rischiare di sfociare in un confronto regionale. Sul fronte USA, la strategia si allinea con il VALOR Act, la legge che mira a contrastare il regime di Nicolás Maduro, non riconosciuto come legittimo vincitore delle elezioni presidenziali venezuelane del 28 luglio 2024 e a smantellare reti legate al Presidente, inclusa una taglia di 50 milioni di dollari sul dittatore.
Il blocco navale rivela il cambio di approccio nella politica estera USA verso l’America Latina. Sotto Trump, la lotta al narcotraffico è diventata uno strumento per isolare regimi ostili e gruppi criminali ma mentre è innegabile la riduzione del flusso di droga dal Venezuela, questo potrebbe intensificare la violenza in Centro America, dove cartelli e gang più potenti potrebbero sfruttare le nuove rotte. Infatti, senza sforzi per rafforzare le istituzioni centroamericane e affrontare le radici della corruzione locale, il narcotraffico continuerà a proliferare, come ha sempre fatto, trasformando insignificanti vittorie tattiche in complessità strategiche protratte.

