Continua a crescere la tensione nella penisola coreana. L’ultimo episodio non riguarda qualche test missilistico di Kim Jong Un, bensì una manovra azzardata da parte di due aerei militari cinesi e quattro russi.

Le forze armate della Corea del Sud hanno riferito sapere di aver fatto decollare i propri aerei da combattimento in risposta ai sei velivoli nemici che stavano entrando nella zona di difesa aerea sudcoreana (Kadiz) nel Mare Orientale, noto anche come Mar del Giappone. È così andato in scena uno scramble, termine con il quale si definisce il decollo immediato di uno o più caccia intercettori per identificare un velivolo sconosciuto intento ad avvicinarsi o ad entrare in uno spazio aereo nazionale controllato.

Secondo i capi di Stato Maggiore congiunti di Seoul, tuttavia, gli aerei cinesi e russi sono entrati e usciti dalla Kadiz – un’area più ampia di quella inclusa dallo spazio aereo sudcoreano – per poco meno di 20 minuti intorno a mezzogiorno, ora locale, della giornata di giovedì 14 dicembre.

Cosa è successo in Corea del Sud

“Non c’è stata però alcuna invasione del nostro spazio aereo“, hanno fatto sapere fonti militari di Seoul, spiegando che l’esercito sudcoreano ha identificato gli aerei e ha “schierato aerei da combattimento dell’aeronautica militare per adottare misure tattiche in preparazione ad ogni possibile imprevisto”.

Reuters ha fatto sapere che anche il Giappone ha fatto decollare gli aerei per monitorare i bombardieri e i caccia cinesi e russi che effettuavano voli congiunti. Aerei che comprendevano i cinesi H-6, J-16, Y-8 e i russi Tu-95 e Su-35 sono stati avvistati mentre volavano verso il Mar Cinese Orientale attraverso il Giappone e la Corea del Sud.

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha descritto l’incidente come “un’attività di volo di routine“. “Per quanto ne so, penso che si tratti di un’attività di volo di routine da parte di aerei militari cinesi sopra acque internazionali, il che è comprensibile e in conformità con il diritto internazionale,” ha affermato durante una conferenza stampa.

Il ministero della Difesa della Corea del Sud, al contrario, ha dichiarato di aver espresso rammarico e di aver presentato una protesta a Cina e Russia per quanto accaduto.

Secondo l’Organizzazione per l’aviazione civile internazionale, la zona di identificazione della difesa aerea è un’area in cui i Paesi possono richiedere unilateralmente che gli aerei stranieri adottino misure speciali per identificarsi. Mosca non riconosce la zona di difesa aerea della Corea del Sud, mentre la Cina ha affermato che la zona non è uno spazio aereo territoriale, e che tutti i Paesi dovrebbero godere della libertà di movimento.

La pressione di Kim

In tutto questo non bisogna dimenticare la pressione militare esercitata dalla Corea del Nord, che ha recentemente lanciato in orbita un satellite spia militare, forse con l’aiuto della Russia.

In ogni caso, Kim Tae-hyo, consigliere per la sicurezza nazionale della Corea del Sud, ha dichiarato che Pyongyang potrebbe effettuare un nuovo test di lancio di un missile balistico intercontinentale (Icbm) questo mese. Il funzionario ha ribadito che i missili balistici nordcoreani sono al centro della strategia di “deterrenza estesa” di Washington e Seul.

“La deterrenza estesa riguarda la ricerca di un modo per neutralizzare (un attacco nucleare) in modo precoce e decisivo, e ora, a dicembre, credo che ci sia la possibilità di un lancio di Icbm da parte della Corea del Nord”, ha detto Kim ai giornalisti al suo arrivo a Washington. I missili balistici della Corea del Nord rappresentano una minaccia nucleare indipendentemente dalla loro gittata perchè sono progettati per veicolare testate atomiche, ha aggiunto lo stesso Kim.